Galimberti riempie il Lauro Rossi:
«Bisogna difendere pace e democrazia»

MACERATA - Il professore in città per la terza tappa del festival DeSidera che si concluderà domani con il giornalista Paragone. Dalle emozioni alla guerra l'analisi della società della Tecnica e della sua mancanza di senso profondo

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Umberto Galimberti ieri sera al Lauro Rossi

di Marco Ribechi

Dalla nascita delle emozioni alla necessità di difendere i valori Occidentali, pienone al Lauro Rossi per Umberto Galimberti. E’ stata una notte ricca di contenuti e spunti di riflessione quella organizzata ieri dall’assessorato alle Politiche Giovanili di Marco Caldarelli nel teatro cittadino del capoluogo. L’appuntamento, ad ingresso gratuito su prenotazione, ha rappresentato la terza tappa del festival DeSidera, iniziato a dicembre e in conclusione proprio in questi giorni con gli ultimi due incontri dedicati a Guido Garufi e Gianluigi Paragone (leggi l’articolo).

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L’assessore Marco Caldarelli

Il “polittico” , così come lo ha definito l’assessore Caldarelli ad inizio serata, nelle cinque serate totali, si propone di esplorare il tema del desiderio da differenti prospettive. Evento di punta quello dedicato al professor Galimberti dal titolo: “Quando la vita era governata dal cuore: emozioni e sentimenti nell’era della tecnica”.

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Una notte apparentemente tranquilla ma non senza piccole preoccupazioni considerando la ressa e le urla che avevano animato la piazza nel 2021 quando un corto circuito nelle prenotazioni aveva lasciato fuori dal teatro moltissime persone che avevano già in tasca il biglietto (leggi l’articolo). Per questa occasione la presenza di Galimberti era stata anticipata da un intervento dello stesso sul quotidiano La Repubblica e alla trasmissione La Torre di Babele, dove il conduttore Corrado Augias aveva definito le dichiarazioni del professore sul tema della guerra e del riarmo europeo “terribili”.

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Un momento della serata

Nel corso della notte, sul finale, Galimberti chiarirà in parte anche queste sue affermazioni che è possibile intendere solo con uno sforzo di crudo realismo unito ad una visione del significato della vita alla maniera degli antichi greci. Centrale è il concetto di Daimon, ovvero demone, inteso come piena realizzazione dell’identità profonda dell’individuo nella società, elemento che si è perso a causa del Cristianesimo e della società della Tecnica. «Oggi lo sviluppo non ha uno scopo definito – dice Galimberti dopo una lunga trattazione sui sentimenti umani – se non la sua stessa evoluzione. Le scelte politiche non hanno più alcun significato, schiacciate tra economia e tecnica, globalmente rappresentate da Trump e Musk. Questo si unisce alla visione Cristiana che mette l’individuo prima della comunità privando le sue azioni di un orizzonte di senso, di un significato concreto. Non possiamo pensare che la pace e la democrazia siano acquisite una volta per tutte come condizioni esistenziali, esse vanno difese perché sono fragilissime. Ma come possiamo difenderle se non viene appunto definito quell’orizzonte di senso che possa motivare l’esistenza? Non si può solo andare in piazza a manifestare ma bisogna difenderle da chi le vuole sopprimere accrescendo il proprio livello di forza per poter competere con chi concepisce solo la prevaricazione».

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Il firmacopie

Dichiarazioni che più che un inno alla guerra sanno di rassegnazione e di critica nei confronti di una società che si disinteressa totalmente della propria organizzazione (lunga l’analisi della mancanza di partecipazione e di voto da parte dei cittadini) ma semplicemente devota al consumo immediato e alla ricerca della soddisfazione individuale, che però è anch’essa in fondo assente.

Sia prima dell’incontro che alla fine Umberto Galimberti, molto applaudito dai presenti, si è concesso al suo pubblico intrattenendosi per lungo tempo nell’androne del teatro per firmare le copie dei suoi libri non senza divertenti critiche sul clima gelido di questi giorni a Macerata.

 

 



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