«Abusi sulla figlia minorenne»
Padre condannato a 7 anni

MACERATA - Oggi la sentenza con rito abbreviato. L'accusa contesta all'uomo episodi che sarebbero avvenuti nel corso di nove anni. Lui ha reso spontanee dichiarazioni e ha negato. La difesa pronta a fare appello. Il legale della parte civile: «Pena più che giusta»

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tribunale-macerataCondannato a 7 anni e 4 mesi per abusi sulla figlia, oggi la sentenza del Gup del tribunale di Macerata.

Il processo si è svolto con rito abbreviato. L’imputato ha reso spontanee dichiarazioni prima della sentenza e ha sostenuto che sia stato travisato quello che poteva essere l’affetto di un padre. Il pm Rosanna Buccini aveva chiesto 8 anni.

Il giudice ha disposto inoltre 50mila euro di provvisionale per la ragazzina e 5mila per la madre di lei, ex compagna dell’imputato (la donna è parte civile, anche per la figlia, da poco maggiorenne, è tutelata dall’avvocato Alessia Marzoli).

I fatti contestati risalgono al ed erano avvenuti in un comune della costa maceratese e sarebbero avvenuti nel corso di alcuni anni, da quando la figlia ne aveva solo sei. Secondo l’accusa la ragazzina sarebbe stata costretta a subire e a compiere atti sessuali dal padre nell’arco di nove anni a partire dal 2012 e sino al 2021.

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L’avvocato
Alessia Marzoli

Poi la minore aveva riferito dei presunti abusi ad un amico e alla madre che aveva fatto denuncia.

Oggi nel corso del processo con rito abbreviato davanti al Gup Giovanni Manzoni, l’imputato ha contestato le accuse sostenendo che i suoi comportamenti possono essere stati travisati. L’uomo è assistito dall’avvocato Francesco Governatori, che è pronto, lette le motivazioni, a presentare appello.

«Mi sembra una sentenza più che giusta – dice l’avvocato Marzoli – che tiene conto sicuramente delle indagini effettuate che danno riscontro oggettivo di quello che è successo. C’è stato incidente probatorio, in cui è stata sentita la ragazza, poi una perizia psicodiagnostica su di lei e accertamenti non ripetibili su cellulare, tablet e pc dell’imputato. A mio parere c’è una evidenza della prova chiara».

(Gian. Gin.)

*A tutela della vittima il nome dell’imputato e i luoghi vengono omessi


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