Francobollo per Maffeo Pantaleoni,
senatore del Pd accusa il governo:
«Era una personalità antisemita»
MACERATA - E' stato realizzato in occasione dei cento anni della morte. Dario Parrini ha presentato un’interrogazione e chiede al ministro Urso di ritirarlo. Nel Duemila all'inaugurazione del fondo librario dedicato all'economista, nato grazie all'impegno di Valerio Calzolaio, venne l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che sottolineò la portata dell’evento

Il francobollo
di Luca Patrassi
A leggere le prese di posizione di questi giorni, partite dall’interrogazione del senatore del Pd Dario Parrini, toscano di Vinci, Maffeo Pantaleoni sembra aver perso la qualifica di economista per assumere quella di antisemita. Il 29 ottobre, in occasione del centenario della morte, è stato emesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “le Eccellenze del sapere” dedicato appunto a Maffeo Pantaleoni, valore del francobollo 1,25 euro e tiratura di 250mila esemplari.

Maffeo Pantaleoni
Dario Parrini l’ha presa malissimo e ha presentato un’interrogazione: «È la seconda volta in meno di cinque mesi che il governo di Giorgia Meloni dedica un francobollo di Stato a una personalità conclamatamente e esasperatamente antisemita (peraltro scavalcando la Consulta Filatelica, comprendente esperti chiamati a esprimere un parere sulla fondatezza storica delle scelte). È un fatto molto grave».
Nella sua interrogazione il senatore ha chiesto al ministro Adolfo Urso di far ritirare i francobolli in onore di Pantaleoni. Unimc di recente aveva organizzato un convegno per ricordare l’opera di Maffeo Pantaleoni.
Il fondo librario Pantaleoni è custodito dal Duemila nella biblioteca Mozzi Borgetti grazie alla disponibilità del ministero e all’impegno di Valerio Calzolaio, allora sottosegretario di quel partito che ora si chiama Pd.
Una battaglia, quella del deputato maceratese, condotta fino all’esito positivo e all’inaugurazione che avvenne alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che sottolineò la portata dell’evento. Quel giorno il Manifesto pubblicò un articolo di Valerio Calzolaio su “Maffeo Pantaleoni e la sinistra”.
Al nome di Maffeo Pantaleoni, esponente di una delle famiglie maceratesi di maggior rilievo nella storia contemporanea, la città abbina preliminarmente la parola economista. In giro per l’Italia c’è chi aggiunge la ricerca di altri consensi e (ex) voti, magari assumendo posizioni difformi nel passaggio da un’area geografica all’altra, da Vinci (Parrini) a Livorno (Ciampi) finendo a Macerata (Calzolaio). Finchè era la querelle estiva in casa Pd – per un concerto allo Sferisterio – tra il governatore della Campania Vincenzo De Luca e il capogruppo maceratese Narciso Ricotta il tutto è rimasto nel mondo dello spettacolo, tirare ora in ballo in questo modo Maffeo Pantaleoni (e una famiglia che ha fatto la storia della città) sembra un pochino poco rispettoso del ruolo del personaggio.
Purtroppo il problema esiste, e un conto è valorizzare i suoi libri e il suo valore di economista, altro è celebrare acriticamente il personaggio nel suo insieme. Come scrive oggi anche Famiglia Cristiana (e l’Unione Italia-Israele), Maffeo Pantaleoni “contribuì ad accreditare il falso “Protocollo dei savi di Sion” su cui si basò la propaganda antisemita che sfociò poi nelle leggi razziali e nella Shoah”, e lo fece attraverso il periodico «La Vita italiana», che ospitò la maggioranza delle sue esternazioni antisemite tra il 1915-1924 … C’è di che meditare.
Maffeo Pantaleoni ha criticato le lobby affaristiche di qualunque natura, anche quelle ebraiche. Non ha mai fatto questione di razza o religione. Tra i suoi amici vi erano alcuni dei personaggi Italiani più influenti di religione ebraica. Quanto all’accusa, altrettanto gratuita, di essere fascista, non ha mai avuto la tessera del partito fascista. Da economista ne condivideva la linea economica. È morto nel 1924, 14 anni prima delle leggi razziali. Accusarlo di essere un fascista è antistorico e semplicemente assurdo.
Condivido in pieno l’argomentazione di Diomede Pantaleoni. Ora basta nel senso che la sinistra dovrà recuperare il senso della dialettica servo\padrone, relazione che ha perso da trenta anni. Da poco ho visto il film su Berlinguer. Da quel punto di dovrebbe partire, insomma passare dalla dialettica dei diritti civili a quella dei diritti sociale. A destra il ritorno allo stato sociale.
Tanto rumore per un francobollo che non avrebbe guardato nessuno… si può essere più scrotoclasti di così?