Prima inaccessibile, ora invisibile:
la biblioteca privata di Pantaleoni
e il suo destino da cambiare
MACERATA - Dopo 75 anni nelle stanze dell'allora Ministero delle Finanze, è stata trasferita nel Duemila alla Mozzi Borgetti come voleva il suo proprietario, grazie all'interessamento di Valerio Calzolaio. Il centenario della morte dell'illustre economista è l'occasione per riscoprire la sala di cui troppi non conoscono l'esistenza

La biblioteca privata Pantaleoni
di Alessandra Pierini (foto Fabio Falcioni)
Dalle stanze chiuse e inaccessibili del Ministero a Roma alla biblioteca Mozzi Borgetti, dove è rimasta sconosciuta ai più. E’ questo il destino da cambiare della biblioteca privata di Maffeo Pantaleoni.

L’ingresso alla sala
Esponente di una delle più illustri famiglie maceratesi, economista, fu docente in diversi atenei tra cui quello di Camerino. Fu eletto deputato radicale per la circoscrizione di Macerata. Morì nel 1924 a Milano. Alla sua morte, fece disporre che la ricca biblioteca di famiglia fosse oggetto d’eredità dei figli Massimo e Marcella, che tenessero con loro soltanto i libri di loro interesse e che donassero il resto del prezioso fondo alla Biblioteca comunale Mozzi Borgetti, che aveva già beneficiato dei doni del padre Diomede. Il lascito non fu mai ufficializzato perché, per espressa volontà del capo del governo Benito Mussolini, la biblioteca Pantaleoni venne affidata come deposito temporaneo al Ministero delle finanze affinché venisse riordinata, custodita e catalogata.
Per ben 75 anni gli oltre 7mila e seicento volumi che la compongono sono rimasti “sigillati” all’interno di quelle stanze. Finché nel 1995 Valerio Calzolaio, diventato deputato, venne a sapere di questo tesoro e della sua situazione. Si attivò quindi perché le volontà di Pantaleoni potessero essere esaudite fino a proporre una interrogazione parlamentare sul tema. Finché finalmente nel Duemila, il fondo fu trasferito a Macerata alla Mozzi Borgetti dove si trova ancora oggi: nella sala al secondo piano che fu ristrutturata per l’occasione e inaugurata dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, anche lui molto legato a Macerata.

Valerio Calzolaio
«Non c’è stato – ricorda Calzolaio – una violazione di norme o una responsabilità individuale nella reclusione dei libri di Pantaleoni. La condizione necessaria, non sufficiente, è stata un po’ di buona volontà nel prendere di petto una situazione inaccettabile. Credo non vi sia stata mai una ragione per non poter consultare quei libri, non contengono segreti o notizie da secretare, non sono neanche preziosi in quanto tali poiché ne esistono altre copie altrove, ma sono arricchiti dalle annotazioni che Pantaleoni ha fatto di suo pugno».

Ora però a distanza di altri 25 anni da quella inaugurazione, viene naturale domandarsi perché sono pochi i maceratesi che conoscono quel patrimonio che è un prezioso bacino di cultura anche per gli studenti di macerata, vista la presenza della facoltà di Economia. La sala tra l’altro è visitabile solo su appuntamento. Esiste anche una brochure, molto particolareggiata, stampata al tempo della inaugurazione che dovrebbe essere conservata in qualche scatolone del Comune, e che potrebbe essere utile per far conoscere questo patrimonio librario ma al momento in circolazione ce ne sono solo alcune ricercatissime copie.
Non a caso, ieri, nel ricordare la morte dell’illustre economista, il programma della celebrazione ha previsto anche una visita guidata proprio alla biblioteca Pantaleoni, un vanto per la città che nel riconoscerne il valore, ritroverebbe anche un po’ delle sue radici e magari la lungimiranza che delle analisi statistiche e del pensiero economico di Pantaleoni erano il dna.



La biblioteca privata Pantaleoni





