L’Overtime film festival è “glocal”:
premi per Grandinetti, Marcorè e Uncini
MACERATA - La kermesse ha dato spazio a produzioni locali insieme a quelle provenienti da tre continenti. Al filmmaker potentino la palma per la miglior regia del video per il lancio della campagna promozione delle nuove maglie da trasferta del Milan, mentre all'ex campione del mondo di motociclismo è stato assegnato il premio alla carriera. Ecco tutti i riconoscimenti

Il direttore artistico di Overtime Michele Spagnuolo premia Franco Uncini
Con la chiusura di Overtime si è chiusa anche l’ormai tradizionale rassegna di film, documentari e cortometraggi a tema sociale e sportivo in gara per l’Overtime Film Festival, che quest’anno ha scelto di premiare la qualità delle vicende prese in esame e l’intensità delle interpretazioni giunte da ben tre continenti (Canada e Sud America, Europa e Asia) per prendere parte a un vero e proprio festival nel festival.

Filippo Galli premia Gianluca Grandinetti
Anche quest’anno, il festival conferma come il cinema sia in grado raccontare le storie di sport con intensità e passione, ispirando il pubblico e celebrando valori fondamentali come l’inclusione, la determinazione e la forza dello spirito umano. A contendersi il premio realizzato dall’artista civitanovese Mauro Cicaré (una serigrafia che ritrae, nel silenzio, un pallone tra i palazzi cittadini) sono state numerose produzioni di rilevanza internazionale, firmate dalle principali case italiane e da autentici maestri del cinema, spesso molto legati a Macerata e alle Marche.
Il premio per la miglior regia è andato al potentino Gianluca Grandinetti, ideatore del video di presentazione kit away 24-25 del Milan.
«Per la capacità di trasmettere i valori del club e l’intensità emotiva dei calciatori, attraverso inquadrature e immagini suggestive unite a una sapiente alternanza di luci e ombre con un illuminante abbinamento musicale», questa la motivazione della giuria. Il miglior documentario è stato invece “Marcello Lippi – Adesso vinco io” di Paolo Geremei e Herbert Simone Paragnani: «ritratto autentico e profondamente umano di una delle figure più rappresentative del calcio italiano». Il miglior cortometraggio è andato invece a “L’ultima figurina” di Luca Dal Canto «per la semplicità con cui racconta un’emozionante storia di passione sportiva e amicizia», mentre premio per il miglior film a Neri Marcorè per “Zamora” «per la profondità, unita alla voglia di mettersi in gioco del protagonista attraverso cui vengono esplorati i legami tra sport, cultura e identità».

Il ginnasta Matteo Levantesi ospite di una delle proiezioni di Overtime Film Festival insieme agli studenti maceratesi
Dopo il poker italiano, tanti premi “tecnici” finiti anche oltre confine: miglior sceneggiatura a “Estrellas del desierto” della cilena Katherina Harder Sacre «per la sua narrazione potente che intreccia sport e critica sociale, affrontando tematiche di resistenza e speranza»; miglior attrice Farah Mitha in “Slam Dunk, Sehaj!” della canadese Asis Sethi «per l’intensa interpretazione che riesce a trasmettere sia fragilità sia grande forza interiore»; miglior attore l’attore protagonista in “The Last Defense” del serbo Predrag Todorović «per la sua coinvolgente performance in un ruolo complesso e particolarmente delicato»; miglior fotografia a “Los Fabriqueros” dell’argentino Luis Gagnolo «per l’uso evocativo della luce e delle inquadrature che trasforma il contesto dell’opera in una cornice suggestiva e potente».
Tra gli altri riconoscimenti: Premio Inclusione sociale a “Rugbisti in carrozzina” di Pino Ciociola «per il forte messaggio di inclusione e la rappresentazione della determinazione degli atleti nonostante le difficoltà fisiche»; Premio Etica sportiva a “Noi Italia – Sempre X Sempre” di Mario Maellaro «per la narrazione coinvolgente e appassionata che celebra i valori di lealtà e dedizione nello sport»; Premio Diritti e accessibilità sportiva a “Swimming lesson” dell’israeliano Vardit Goldner «per aver denunciato con forza la mancanza di piscine accessibili ai beduini in Israele, mettendo in luce le discriminazioni che ostacolano questa comunità»; Premio Impegno sociale a “Ebrei. Sport e Shoah” di Francesco Gallo «per aver messo in luce una pagina di sport e di storia poco nota»; Premio Resilienza sportiva a “Come una ruota che gira” di Marco Rossano «per il modo delicato e potente con cui racconta la forza di rinascere attraverso lo sport»; ultimo, ma non certo per importanza, il Premio alla carriera assegnato al recanatese Franco Uncini per “Storia di un campione” di Riccardo De Angelis e Romeo Marconi, «omaggio a una leggenda del motociclismo, esemplare in termini di resilienza e spirito competitivo, presente per l’occasione a Macerata».

Claudia Taurino e Angelo Spagnuolo insieme a Francesco Gallo (al centro)
Quattro, infine, le menzioni speciali: “Leggera” di Andrea Vescovi «per aver fatto comprendere, aprendo una finestra sulla vita privata della scalatrice paralimpica Lucia Capovilla, come la determinazione sia importante tanto quanto la prestazione fisica nel conquistare una vetta nella vita e nello sport»; “Sò Carginello e me ne vanto – La storia degli Ultras Potenza Picena 1977” dell’Union Picena Calcio e “A guardia di una fede” di Andrea Zambelli, «opere che rispettivamente hanno saputo raccontare con passione e forza la storia degli ultras e le vicende legate al Bocia, distinguendosi per la profonda connessione con il tema del “rumore”, filo conduttore dell’edizione di quest’anno»; “El límite infinito” dell’argentino Pablo Aulita «per l’emozionante racconto, disponibile su Netflix, che questo documentario fa della straordinaria avventura himalayana compiuta dall’atleta argentino paralimpico Jean Maggi che in sella alla sua handbike ha dimostrato che il vero limite è solo nella mente»; infine, “Race for Glory – Audi vs. Lancia” di Stefano Mordini «per il racconto avvincente di una sfida storica nel mondo dell’automobilismo».