L’ex boss Manomozza nega tutto:
«Non ho fatto una estorsione.
I 5mila euro? Offerti da un’altra persona»
CIVITANOVA - Oggi si è svolta al tribunale di Macerata la convalida dell'arresto di Salvatore Annacondia. L'uomo ha contestato le accuse, negando di aver preteso soldi da un imprenditore. Il giudice ha confermato la misura cautelare in carcere. Le indagini della Squadra mobile. Le richieste di denaro sarebbero iniziate lo scorso anno con un primo versamento di 2mila euro. Poi avrebbe chiesto ulteriori 10mila euro e domenica c'è stato un incontro per versare la metà

Salvatore Annacondia
di Gianluca Ginella
«Non ho estorto denaro, l’imprenditore lo conosco perché cliente del ristorante di mia figlia da alcuni anni. I soldi mi sono stati offerti da una persona per aiutarmi e lui ha fatto da tramite». Così Salvatore Annacondia, detto Manomozza, 67 anni, ex boss della Sacra Corona unita, finito in manette domenica nel corso di una operazione della Squadra mobile di Fermo legata ad una presunta estorsione ad un imprenditore. Annacondia oggi è comparso, via video, all’udienza di convalida davanti al giudice Claudio Bonifazi del tribunale di Macerata.
Le indagini sono state portate avanti dalla Squadra mobile di Fermo, diretta dal vice questore aggiunto Gabriele Di Giuseppe, dopo che un imprenditore del Fermano si è rivolto a loro dicendo di essere vittima di estorsione da parte di Annacondia, un uomo che da molti anni vive a Civitanova e che in passato, dal 1992, ha fatto parte del programma di protezione dei testimoni (da cui ora è uscito). Gli agenti hanno iniziato le indagini e documentato i presunti tentativi di Annacondia di ottenere denaro dall’imprenditore a cui avrebbe detto di vantare un credito con un suo dipendente per 10mila euro. Quando è stato fermato Annacondia ha ricevuto 5mila euro dall’imprenditore.
Secondo il 67enne quei soldi «mi sono stati offerti da una persona, per aiutarmi» ha detto al giudice nel corso dell’udienza a cui ha partecipato l’avvocato Massimiliano Cofanelli, che lo assistite insieme all’avvocato Gabriele Cofanelli.
Sull’imprenditore ha detto che è un cliente di vecchia data del ristorante della figlia «ha fatto da tramite per la consegna dei soldi. Non ho fatto un’estorsione, non gli ho chiesto soldi». Sull’identità di chi gli avesse offerto i 5mila euro non l’ha rivelata. Al termine dell’udienza il giudice ha convalidato l’arresto e confermato la custodia cautelare nel carcere di Fermo.

L’avvocato Massimiliano Cofanelli
LE INDAGINI – Annacondia è accusato di estorsione a un imprenditore che ha una ditta con sede a Civitanova. Si sarebbe rivolto a lui vantando un credito di 10mila euro verso un suo dipendente. Si parla di un primo bonifico, il 28 giugno 2023, di duemila euro con la causale, fittizia per gli inquirenti, di “anticipo pranzo aziendale di Ferragosto”. Soldi che l’imprenditore avrebbe pagato perché intimorito dall’aver appreso i trascorsi criminali di Manomozza. Il 15 gennaio di quest’anno Annacondia sarebbe andato in ufficio dall’imprenditore per chiedergli di saldare il debito del suo dipendente. E avrebbe detto «me lo vado a prendere», consapevole che la collaborazione del dipendente era necessaria per la sua azienda. In quell’occasione avrebbe schiaffeggiato l’imprenditore colpendolo al volto e avrebbe detto «ti ammazzo, ti brucio vivo, tanto non è la prima volta che faccio queste cose».

L’avvocato Gabriele Cofanelli
Due giorni dopo si sarebbero accordati per il pagamento di 10mila euro in una unica soluzione accantonando mensilmente la somma di 500euro dallo stipendio del dipendente. Nel frattempo sarebbe stata bruciata un’aut dell’azienda in uso ad un altro dipendente.
Il 24 luglio Anancondia avrebbe chiesto all’imprenditore perché non gli fossero state più versate le rate. Ancora ci sarebbero state minacce, poi il 19 settembre l’imprenditore veniva contattato ancora da Annacondia e il giorno dopo gli avrebbe consegnato 500 euro.

Il vice questore aggiunto Gabriele Di Giuseppe
Una somma che avrebbe fatto alterare il 67enne perché era troppo poco e in modo minaccioso gli avrebbe detto che il debito era sempre di 10mila euro. E lo avrebbe intimato di pagare tutto e subito entro domenica scorsa, il 28 settembre. Ancora, quella domenica gli avrebbe detto «ti conviene saldare tutto e subito» e avrebbe obbligato l’imprenditore a consegnare il denaro. Quel giorno stesso c’era l’incontro concordato con la polizia, per la consegna di 5mila euro. Alla consegna dei soldi c’era stato l’arresto.
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