Asculum Festival conquista il pubblico:
«Il successo non è mai casuale,
crearne le condizioni è il nostro mestiere»
BILANCIO - L'intervista a Sara Pagnanelli, vice presidente di Roi Group, ad una settimana dalla conclusione della manifestazione che per un week end ha visto il centro storico di Ascoli Piceno protagonista di eventi dedicati alla cultura della crescita personale. «Abbiamo tante idee e pensiamo che l’humus della comunità ascolana sia particolarmente fertile ad accogliere e sviluppare progetti innovativi»

Sara Pagnanelli e Marcello Mancini con Pupi Avati
Un successo che si consolida di edizione in edizione quello di Asculum Festival, la rassegna culturale punto di riferimento nazionale per i temi della crescita personale. Un evento che attira un pubblico sempre più vasto e qualificato, affrontando di volta in volta argomenti sempre più attuali, complessi e profondi, capaci di stimolare riflessioni e dibattiti di grande rilevanza sociale e culturale.
Promosso dal Comune di Ascoli Piceno e realizzato dalla maceratese Roi Group, azienda leader in Italia nell’organizzazione di grandi eventi, Asculum Festival è divenuto un appuntamento di primo piano nel panorama nazionale, tanto da attirare sempre più persone da fuori regione. Un’occasione di promozione unica per Ascoli e il suo hinterland, che proprio grazie alla crescente risonanza ottenuta dalla manifestazione, ha visto per tre giorni turisti provenienti da ogni dove godere delle bellezze della città e fruire dei suoi luoghi ricettivi, ottenendo il tutto esaurito ovunque.
Ventisette i protagonisti di quest’anno, oltre 20 tra conferenze e momenti esperienziali, più di 6 mila partecipanti registrati, per un programma ricco di spunti e riflessioni sui valori che governano questo tempo denso di cambiamenti. Spunti provenienti dal mondo della scuola e dell’università, con Alessandro D’Avenia, Cristina Dell’Acqua, Stefania Garassini, Emanuele Frontoni e Andrea Fontana, dal cinema alla radio, dal teatro alla musica, con Pupi Avati, Igor Sibaldi, Cinzia Pennesi, Massimo Bonelli, Beppe Salmetti, Riccardo Poli, Fabiola Sciabarrasi e Thea Crudi. Dal mondo delle aziende, con Sara Doris, Iginio Straffi, Pasquale Gravina, Anthony Smith; da quello dello sport e dell’equilibrio psico-fisico con Manuela Nicolosi, Daniele Vecchioni, Roberta Liguori, Mapi Danna, Giorgia Cirulli, Stefania Campanelli, Cathy La Torre, Nan Coosemans, Don Alberto Ravagnani.
Un crocevia di contenuti profondissimi, resi al pubblico con un linguaggio di assoluta professionalità e concretezza. Teatri gremiti e luoghi storici trasformati in contenitori di pensieri e idee sul futuro. Asculum Festival ha saputo fondere temporalità diverse in una dimensione prospettica unica, quella di un presente che trae forza dalle sue radici, ma sa guardare in modo lungimirante al futuro.
Tema di questa quarta edizione “Destini in rete”, con un duplice significato: da un lato i nostri destini connessi attraverso una grande rete globale fatta di intelligenza artificiale e nuove tecnologie, dall’altro i nostri destini intrecciati tra loro, in rete con quelli degli altri. Un viaggio nelle relazioni che costruiamo e che, anche quando maturano nel mondo digitale, possono rappresentare occasioni di crescita e momenti di svolta nella vita di ciascuno. A svelare l’approccio e l’organizzazione dell’evento è Sara Pagnanelli, vice presidente Esecutivo e co-fondatrice di Roi Group.
Ma qual è stata la visione iniziale che ha portato alla nascita di Asculum Festival, come si è evoluta nel corso di questi anni?
«Asculum Festival è nato da una visione condivisa e molto chiara. Una visione che ha permesso di instaurare sinergie significative tra il pubblico e il privato, dando vita ad una collaborazione proficua e funzionale al compimento di un progetto che è politico, prima ancora che culturale. Quando Marco Fioravanti, sindaco di Ascoli Piceno, e Giorgia Latini, oggi vice presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, ma allora assessore alla cultura della Regione Marche, ci hanno chiesto di lavorare a questo progetto, lo hanno fatto perché hanno riconosciuto in noi l’unica realtà italiana capace di trasformare un’idea in quel grande evento nazionale che il festival è oggi. Ci hanno dato fiducia, fissando da subito scopi di crescita che erano parte di una visione più ampia. Questi scopi non erano solo teorici, ma dovevano concretizzarsi in risultati tangibili e misurabili per la città, con immediati risvolti sul fronte della visibilità e della valorizzazione del territorio. In tal senso quella visione iniziale si è espansa ed è evoluta. Aveva con sé la logica dei numeri, che deve prevalere sempre quando si investe con rispetto il denaro pubblico».
Quali sono stati i fattori chiave che hanno contribuito a rendere questa edizione il grande successo che è stata? C’è stato un momento o un aspetto specifico che ha superato le vostre aspettative?
«Senza dubbio la qualità dei contenuti, la capacità di coinvolgere ospiti di rilievo, la scelta di temi estremamente attuali con un programma che ha permesso al pubblico di essere esso stesso parte del farsi della rassegna. I fattori chiave sono stati tanti. Quello che mi preme dire in questo momento è che il successo di un evento non è mai casuale. “Successo”, del resto, altro non è che il participio passato del verbo succedere. Creare le condizioni affinché accadano certe cose è il nostro mestiere. Noi progettiamo un evento, lo organizziamo con delle formule precise, lo comunichiamo e rendiamo fruibile al grande pubblico secondo logiche che sono l’essenza del nostro know how operativo. In Italia siamo l’unica realtà capace di realizzare concept di così alto livello. Tra meno di un mese, al teatro degli Arcimboldi di Milano, daremo vita al Leadership Forum, un evento che vedrà la partecipazione di quasi 2 mila persone. Il Forum di cui parlo è uno dei principali appuntamenti in Italia dedicati al tema della leadership e dice molto di chi noi siamo».

Sara Pagnanelli e Sara Doris
Come avete scelto i protagonisti e i temi di quest’anno? Qual è stato il criterio per creare un programma così ricco e variegato?
«Quando organizziamo un evento, qualunque esso sia, il processo inizia con un’attenta analisi dei fattori che potrebbero determinarne la riuscita. Posti gli obiettivi dei committenti, che sono sempre orientativi delle scelte e delle azioni che mettiamo in campo, studiamo la fattibilità di una manifestazione in relazione al luogo e al tempo. Facciamo indagini approfondite sugli argomenti di maggior interesse e solo al termine di questo lavoro selezioniamo gli speaker più adatti.
Attraverso InSpeaker, che è l’asset aziendale che governa la relazione con molti personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, della cultura, siamo sempre in contatto con una rete di professionisti di altissimo profilo con i quali collaboriamo tutto l’anno. Questi, unitamente agli autori dei libri che pubblichiamo con Roi Edizioni, casa editrice del gruppo, sono un patrimonio di relazioni che ci consente di creare prodotti di elevato livello qualitativo. La nostra forza sta nella capacità di unire l’eccellenza organizzativa con una visione strategica che non si limita alla gestione dell’evento, ma guarda al lungo termine, creando impatti positivi sui nostri partner, sul territorio, quando si parla di festival, sugli sponsor, quando ci sono e danno il loro sostegno».

Al centro il sindaco Marco Fioravanti
In un periodo di rapidi cambiamenti, come vi siete adattati alle nuove sfide? Come avete cavalcato l’importanza sempre crescente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale?
«Ci siamo adattati con un approccio proattivo, cercando di anticipare le sfide e cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale sono ormai parte integrante del nostro modo di lavorare e ci permettono di migliorare ogni fase dell’organizzazione degli eventi. Ad esempio utilizziamo strumenti di intelligenza artificiale per analizzare le tendenze e i bisogni del nostro pubblico, diverso per ogni evento. Tutto questo ci consente di personalizzare l’esperienza e rendere i nostri eventi sempre più coinvolgenti e mirati. Abbiamo anche implementato piattaforme digitali per la gestione degli speaker, la comunicazione con i partecipanti e l’interazione durante gli eventi, garantendo un flusso costante e agevole di preziose informazioni. L’uso di tecnologie avanzate ha reso i nostri eventi accessibili ad un pubblico più ampio, anche da remoto, dove per primi in Italia siamo approdati durante gli anni della pandemia. Il tutto, senza mai perdere l’impatto e l’immersività dell’esperienza in presenza. Abbiamo creato un ecosistema digitale che amplifica il valore dei nostri contenuti e rende ogni evento unico. I numeri ci stanno dando ragione».
Guardando ad Asculum Festival, quali obiettivi vi ponete per le prossime edizioni? In che modo pensate di mantenere o superare il successo ottenuto fino ad ora?
«Intanto va detto che i nostri obiettivi sono integrativi di quelli già fissati agli albori di questa avventura. Con il sindaco Marco Fioravanti c’è un ottimo rapporto, basato su stima reciproca e sulla volontà di essere sempre un passo avanti rispetto alle sfide e alle opportunità che si presentano. Questa sinergia ci permette di lavorare serenamente, con una visione condivisa e a lungo periodo. Il nostro obiettivo è fare di Asculum Festival un brand capace di attrarre nuovi target, persone che oggi potrebbero non essere naturalmente inclini a fruire di questo genere di contenuti culturali. Vogliamo fare di questa manifestazione un luogo ove sviluppare quel pensiero critico necessario al miglioramento della società. Persone che migliorano se stesse sono persone che fanno crescere la comunità nel suo complesso. Questo, a sua volta, genera un impatto positivo sul territorio, favorendo un sviluppo culturale e sociale che si riflette in ogni ambito della vita collettiva.
Abbiamo tante idee e pensiamo che l’humus della comunità ascolana sia particolarmente fertile ad accogliere e sviluppare progetti innovativi. Le radici culturali profonde di questa città ci fanno sentire in perfetta sintonia con il suo spirito e ogni volta è come se fossimo a casa nostra. C’è un senso di appartenenza e familiarità che ci permette di lavorare con sempre più passione e coinvolgimento ogni volta».
Quali sono le sfide nel gestire una realtà complessa come la vostra?
«Le sfide principali derivano dalla complessità della nostra struttura e dell’alto livello di specializzazione richiesto in ogni progetto, ma anche dalla crescita significativa che l’azienda ha avuto negli ultimi anni. La nostra è una macchina che, quando si mette in moto, segue dinamiche difficili da comprendere per chi non ha avuto esperienza diretta della nostra realtà e del nostro prodotto. Le regole che ci guidano sono proiettate verso il futuro e questo ci consente di affrontare il cambiamento con una visione avanzata.
Lavorare in Roi Group non è per tutti. Le persone che fanno parte del nostro team operativo sono il frutto di una selezione estremamente rigorosa. Chi arriva con aspettative limitate tende a durare poco, perché è l’azienda stessa che richiede standard molto elevati. Non è pensabile entrare nel nostro contesto senza la capacità di rapportarsi ad un mondo in continua evoluzione. Chi entra a far parte della nostra realtà deve possedere una mentalità pratica, orientata alla soluzione dei problemi e al cambiamento. Una forma mentis proattiva e per certi aspetti controcorrente. I valori che la fondano sono chiari e da sempre alla base di un progetto che va oltre il singolo prodotto, puntando ad un impatto duraturo e significativo sulle persone e sulla società».
(Redazione Cm)




Giorgia Latini, vice presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati








