«Furgone coinvolto in un tragico schianto,
accusa quattro persone del furto»
Rinviato a giudizio per calunnia
SAN SEVERINO - Sotto accusa un imprenditore, l'udienza si è svolta oggi dal Gup del tribunale di Macerata. Per lui e altri due imputati (prosciolti entrambi) sono cadute le contestazioni per violazioni delle norme sull'immigrazione. Infine una quarta persona è stata condannata ad un anno

Il tribunale di Macerata
di Gianluca Ginella
Era cominciato tutto da un incidente stradale avvenuto in una notte di gennaio a Cingoli in cui aveva perso la vita un 30enne albanese. Il giovane, Dorjan Andoni, si trovava alla guida di un furgone di proprietà di una ditta. A bordo c’erano altri muratori. Il furgone era della Fiorini Movimento terra che l’aveva dato in uso a dei suoi collaboratori che facevano capo ad un’altra ditta, la Global srl. Da quella vicenda si è aperta una indagine nei confronti di quattro persone e non relativa di per sé all’incidente, ma da un lato alla condizione di irregolarità di Andoni e dall’altro ad una denuncia di furto del furgone.
Oggi si è svolta l’udienza preliminare davanti al gup Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata. Sotto accusa, a vario titolo, c’erano Simone Fiorini, 35 anni, settempedano, socio accomandante della Fiorini movimento terra, rinviato a giudizio per due capi di imputazione e prosciolto dal terzo, Carla Zamponi, 53 anni, socia accomandataria della Fiorini, residente a San Severino (per lei il giudice ha disposto il non luogo a procedere), Claudio Sempio, 58 anni, milanese, amministratore unico della Global, assolto con formula piena, e Afrim Shehi, 42 anni, albanese, amministratore di fatto della ditta Global, condannato a un anno (e prosciolto da una delle contestazioni).

L’avvocato Emanuele Senesi
Secondo l’accusa sostenuta dal pm Vincenzo Carusi, il 35enne Simone Fiorini aveva incolpato del furto del furgone coinvolto nell’incidente, pur sapendo che erano innocenti, quattro occupanti del mezzo, compreso Andoni. Secondo l’accusa, che gli contesta la calunnia, lo avrebbe fatto per eludere le indagini sulla posizione di alcuni lavoratori, come Andoni, irregolari o clandestini in Italia.
Una seconda contestazione, che veniva rivolta a tutti gli imputati, riguardava la violazione della legge sull’immigrazione. Si trattava, sempre relativamente ad Andoni, da una parte, di aver tratto un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dell’uomo favorendone la permanenza in Italia, e dall’altra dell’uso di manodopera irregolare.
Questa contestazione è caduta per tutti gli imputati ad eccezione di Shehi.

L’avvocato Paolo Giustozzi
Shehi è stato condannato a un anno per l’uso di manodopera irregolare (e prosciolto dall’accusa di aver tratto ingiusto profitto dalla condizione di irregolarità di Andoni favorendone la permanenza nel nostro Paese). E per un altro capo di imputazione legato sempre ad Andoni.
Quest’ultimo capo di imputazione era contestato oltre a lui anche a Fiorini. Riguarda il subappalto dei lavori alla ditta Global che avrebbe fornito il lavoratore clandestino, Andoni, nonostante la ditta Fiorini, avendo ricevuto i lavori in subappalto non potesse effettuare a sua volta un ulteriore subappalto. Fiorini è stato rinviato a giudizio per quest’ultimo capo di imputazione e per la calunnia mentre il giudice ha disposto il non luogo a procedere per il capo di imputazione legato alla violazione della legge sull’immigrazione. Il 35enne è difeso dall’avvocato Paolo Giustozzi. Al processo, che si aprirà a gennaio al tribunale di Macerata avrà modo di fornire la sua versione dei fatti e dimostrare la sua estraneità alle contestazioni. Sheihi è difeso dal legale Emanuele Senesi. Sempio è invece tutelato dall’avvocato Fabio Tassetti.
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