Tre giovani maceratesi
in missione nelle Filippine.
«Gli orfani ci hanno riempito il cuore»
STORIA - Lorenzo Lucarelli, 23enne di Sarnano, ha trascorso tre settimane “Providence home of saint Joseph” di Davao con Marta Antognozzi, 22enne di San Severino e Maria Lucia Sargolini, 20enne di Sarnano, anche loro educatrici di Azione cattolica. Ora raccolgono fondi per realizzare il secondo piano dell'istituto

Lorenzo Lucarelli con i ragazzi e le ragazze dell’orfanotrofio “Providence home of saint Joseph” di Davao
di Francesca Marsili
L’unica regola da seguire prima di partire per un viaggio è quella di non tornare come si è partiti. Lorenzo Lucarelli, 23enne di Sarnano partito per una missione nelle Filippine, non immaginava di tornare con un così profondo senso di gratitudine verso i bambini dell’orfanotrofio “Providence home of saint Joseph” di Davao.

Lorenzo Lucarelli
«Il mio cuore è rimasto lì, dove gli orfani ti prendono la mano e la poggiano sulla loro fronte sperando che quel segno possa portare loro un po’ di bene, come una benedizione. Ogni loro gesto – racconta – riempiva il cuore, istanti che ho impresso in un diario della gratitudine». Dopo aver trascorso la sua estate in quella periferia del pianeta dove nulla è scontato e la povertà non risparmia soprattutto i bambini, Lorenzo, educatore di Azione Cattolica e studente di Medicina, ha deciso di restituire loro un po’ di quel bene ricevuto organizzando una raccolta fondi su GoFoundMe, per finanziare la costruzione del secondo piano dell’orfanotrofio.

Con lui Marta Antognozzi, 22enne di San Severino e Maria Lucia Sargolini, 20enne di Sarnano, anche loro educatrici di Azione cattolica. Insieme hanno accettato l’invito di suor Cinzia Fiorini, delle Sorelle missionarie di dell’amore di Cristo, che a Davao gestiscono un orfanotrofio, la Providence Home of Saint Joseph appunto. Una missione di tre settimane, i tre sono rientrati il 20 agosto scorso da Davao, una delle città più grandi e importanti delle Filippine.

Maria Lucia Sargolini, Lorenzo Lucarelli e Marta Antognozzi
«Un’esperienza che pensavamo di fare da un po’ di tempo e quando suor Cinzia ci ha proposto di accompagnarla – spiega – abbiamo risposto con entusiasmo, era un’opportunità per metterci in gioco ed essere al servizio della comunità. Siamo educatori che accompagnano la crescita spirituale dei ragazzi e siamo abituati a organizzare attività, ma questa missione ci ha permesso di scoprire un’altra cultura, di percorrere un cammino di crescita interiore e soprattutto comprendere quanto il mondo sia sbilanciato».

L’orfanotrofio gestito dalle Sorelle missionarie offre una casa a 30 bambini e bambine: la più piccola ha 5 anni, il più grande 20. «Alcuni sono orfani, altri figli di una condizione di estrema povertà che ha costretto i genitori ad abbandonarli, altri ancora vittime di separazione del papà e della mamma che hanno deciso di non tenerli più – spiega Lucarelli -. Nella struttura c’è un foglio che spiega la loro situazione, vengono chiamati “neglected”, ovvero invisibili alla società».

Il giovane sarnanese racconta di essere partito «col cuore pronto ad accettare qualsiasi cosa mi venisse data, e sono stato travolto dalla meraviglia della loro semplicità, del loro stupore, dei loro occhi, dal loro affetto». La prima settimana «sono stato pervaso da un senso di inadeguatezza, ricevevo molto e mi chiedevo cosa potessi fare loro».

Nei primi giorni i missionari hanno cercato di stabilire un primo contatto con i bambini attraverso il gioco, per cercare di infondere un clima di fiducia. «Siamo stati al mare tutti insieme, qualcosa che nel nostro quotidiano sembra scontato, ma che per loro è un evento raro, troppo costoso arrivarci. Sono stati due giorni meravigliosi e non dimenticheremo mai la felicità impressa sui loro volti».

Nella seconda settimana i bambini sono tornati a scuola, «e noi – prosegue Lorenzo – abbiamo colto l’occasione per far visita alle comunità base in montagna aiutate dalle suore, delle piccole organizzazioni di famiglie che si danno una mano a vicenda e ruotano attorno ad una chiesa, dove abbiamo portato del materiale raccolto a San Severino prima della partenza. La terza settimana l’abbiamo presa per noi, trascorrendo la maggior parte del tempo con le Sorelle e assaporando la vita filippina».

Suor Josephine, Maria Lucia Sargolini, Lorenzo Lucarelli, suor Cinzia Fiorini, Marta Antognozzi, il capo di una comunità base e suor Desi
La Providence Home of Saint Joseph è stata fondata nel 1998 e dopo 20 anni la struttura ha iniziato ad avere dei problemi. «Ora le Sorelle stanno cercando di costruire il secondo piano per accogliere altri orfani, ma quando i muratori lavorano i bambini non possono dormire nella struttura e sono sistemati in situazioni di fortuna. C’è una stanza dove dormono in otto, altri sono sistemati sotto al terrazzo e dormono all’aperto, sopra ad un telo, e con la stagione delle piogge in arrivo – spiega Lucarelli -.

Il secondo piano della Providence home of saint Joseph in via di costruzione
Così ci siamo detti: voi ci avete dato tanto, noi vogliamo restituire qualcosa facendo partire una raccolta fondi, per cercare di finanziare la costruzione del secondo piano e ridurre i disagi. I lavori vanno avanti se ci sono i soldi, i muratori vengono pagati ogni settimana. Con la raccolta fondi cerchiamo di accelerare i tempi: l’obiettivo è raccogliere 20mila euro per completare il secondo piano ed arredarlo, e ci appelliamo alla comunità chiedendo un contributo, anche piccolo, ma che può fare la differenza».



I lavori al secondo piano dell’orfanotrofio

I lavori al secondo piano dell’orfanotrofio




I ragazzi dell’orfanotrofio al mare

