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Buttafuori aggredito da quattro ragazzi,
tensione nella notte al Madeira

CIVITANOVA - Caos sul lungomare. Un addetto alla sicurezza preso di mira da un gruppetto. Il titolare minimizza: «Gli hanno solo strappato la maglietta, cose che possono capitare». Lo sfogo di Aldo Ascani (Shada): «Atteggiamenti incivili che si vengono a creare al di fuori di alcune attività stanno diventando imbarazzanti. È il proprietario che sceglie chi far entrare in casa sua ed è il proprietario il primo responsabile di ciò che accade»

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chalet-madeira-ristorante-lungomare-sud-civitanova-1-650x460di Laura Boccanera

Colluttazione sul lungomare, gruppetto di giovani contro un buttafuori del Madeira, poi uno di loro torna e minaccia l’addetto alla sicurezza. Un’accesa lite ieri notte intorno all’1,30 allo chalet Madeira sul lungomare sud dove un gruppo di giovani ha ingaggiato una colluttazione con l’addetto alla security del locale. Il titolare: «Non li facevamo entrare e hanno fatto un po’ di casino».

Ha procurato allarme quanto accaduto nella notte intorno all’1,30 sul litorale, di fronte allo chalet. Il buttafuori sarebbe stato strattonato da un gruppetto di ragazzi, tutti di origine magrebina, che lo avrebbero affrontato fino a strappargli la maglia. L’uomo si è difeso e ha mandato fuori il gruppetto che in una prima fase si è disperso, ma poi uno di loro è tornato indietro chiedendo un confronto. Sembrava avesse anche un coltello, o così almeno dicono alcuni presenti. Sul posto sono poi arrivati polizia e carabinieri, ma nel frattempo l’aggressore si è dato alla fuga in direzione di via Mazzini e dei giardini.

Minimizza l’accaduto il titolare Mauro Alberti: «Non c’era alcun coltello. Questo ragazzo aveva la mano in tasca e si pensava potesse essere armato, ma quando gli hanno chiesto di tirare fuori la mano aveva solo un orologio di acciaio e nessun’arma». In merito all’aggressione e alle botte subite dal buttafuori il titolare aggiunge: «nego assolutamente che sia finito a terra, è un bestione da 130 chili che pratica arti marziali, non si fa buttare a terra da un ragazzino, aveva solo la maglietta strappata, ma cose che possono capitare. Abbiamo rifiutato l’accesso al locale a questo gruppo di ragazzi per fare selezione all’interno e c’è stata un po’ di colluttazione, erano in quattro, hanno minacciato un po’ dicendo cose del tipo: “sappiamo dove abiti”, ma niente di più».

Sul posto, come detto, poco dopo è arrivata la polizia e anche una pattuglia dei carabinieri, ma il gruppo si era disperso. Il buttafuori non è ricorso alle cure dei sanitari del 118 o del pronto soccorso. La notizia dell’accaduto ha fatto però rapidamente il giro della città di bocca in bocca dal momento che tanti testimoni erano presenti sul lungomare a quell’ora e la scena ha destato preoccupazione.

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Il post di Aldo Ascani

E quanto successo è rimbalzato velocemente anche fra i colleghi concessionari di spiaggia che mostrano disagio e preoccupazione per la deriva violenta che causa malumori e danneggia il mondo della movida notturna.

Tra questi anche Aldo Ascani, della famiglia che gestisce lo Shada, la nota discoteca che si trova proprio di fianco al Madeira e che ieri sera ospitava un extra-date a cena con il concerto di Alessandro Ristori (evento concluso poco prima dell’1). «Oggi desidero porre l’attenzione su un tema che riguarda il nostro amato lungomare sud di Civitanova – ha scritto Aldo Ascani su Facebook –  il comportamento di alcune persone che sembrano non sapersi divertire, e alcune gestioni poco attente, non aiutano di certo a migliorare questa situazione. Atteggiamenti incivili che si vengono a creare al di fuori di alcune attività stanno diventando imbarazzanti. Civitanova è una località balneare incantevole, bella per le sue spiagge, per la sua cultura, la sua cucina e il suo divertimento. Siamo fortunati ad avere un luogo così splendido in cui vivere e trascorrere il nostro tempo libero. Tuttavia, ultimamente abbiamo assistito a comportamenti che minano la bellezza e l’armonia di questa città. La colpa non è della forza dell’ordine, ne tantomeno dell’amministrazione che rilascia una licenza. La colpa è di chi gestisce un’attività. È il proprietario che sceglie chi far entrare in casa sua ed è il proprietario il primo responsabile di ciò che accade all’interno o nei pressi della sua attività».

 

 

 


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