«I miei primi anni da avvocato.
All’inizio prendevo 50 euro al mese»
PORTO RECANATI - Isabella Biasco ha raccontato alla trasmissione Mattino Cinque e a Cronache Maceratesi le difficoltà incontrate nel suo lavoro: «Alla fine mi è venuto in aiuto mio cugino che mi ha aperto le porte del suo studio. Così ho ricominciato. Ora ho la mia attività e sono soddisfatta»

Isabella Biasco
«Dopo essere diventata avvocato il primo anno mi pagavano 50 euro al mese, poi sono salita fino a 200 euro», così l’avvocata Isabella Biasco a Cronache Maceratesi dopo che oggi ha raccontato i suoi inizi (in realtà circa 10 anni dalla laurea) nel corso di Mattino Cinque, programma di Canale 5.
Per diventare avvocato prima serve fare due anni di pratica «che di solito non vengono retribuiti, a me non sono stati retribuiti» ha detto nel corso della trasmissione. Poi una volta diventata avvocato, riuscendo subito a superare l’esame, ha trovato lavoro in un altro studio in regime di monocommittenza.
«Il primo mese ho ricevuto 50 euro – ha detto a Cronache Maceratesi -, e lo stesso per qualche mese. Poi cento, 150 fino ad arrivare a 200 euro. Facevo udienza, scrivevo gli atti». Poi è passata ad un altro studio legale «all’inizio andava bene, anche perché avevo le agevolazioni della cassa forense, per i primi 5 anni e non pagavo l’Iva. Sono partita da 500 euro e sono arriva a 1.600 euro però erano a mio carico i contributi previdenziali, le tasse. I primi cinque anni sono stati lisci.
Pagavo poco di cassa forense, poco di tasse, e me lo facevo andare bene, ero anche invidiata dai miei colleghi coetanei che si erano messi in proprio e avevano difficoltà ad andare avanti. Poi però lo studio è andato in crisi, con le banche e le assicurazioni che hanno iniziato a fare convenzioni sempre al ribasso e ci è stato detto che non volevano mandare via nessuno ma avrebbero dovuto ridurre lo stipendio di 300 euro al mese. Abbiamo accettato obtorto collo. In seguito mi sono però trovata ad aver superato i cinque anni di agevolazioni, dove non avevo l’Iva da pagare e al sesto anno con l’Iva era il 20% in meno. Per far fronte a questo mi hanno aumentato di 100 euro al mese lo stipendio. E nel frattempo i contributi della cassa forense sono saliti a 4mila-4.500 euro. Quindi mentre i primi anni sono stati buoni, e mi piaceva anche il lavoro che facevo, ho ottimi ricordi, colleghi splendidi, dopo ci sono stati dei passi indietro. Ci hanno proposto di passare da full time a part time a metà del compenso».
E anche in quel caso hanno accettato. Inoltre sottolinea un altro problema degli avvocati che lavorano in regime di monocommittenza «in generale, salvo magari nei grandi studi legali, non ci sono garantite ferie, malattia». Dopo circa dieci anni dalla laurea, ha deciso di rimettersi in gioco: «E’ venuto in aiuto mio cugino, che ringrazierò sempre. Conoscendo la mia situazione mi ha aperto le porte del suo studio legale. Ho ricominciato così, nel 2014, con i miei clienti e poi le collaborazioni con altri colleghi. Ora sino 18 anni che sono avvocato, lavoro a Porto Recanati e sono soddisfatta. Tutto va bene, ora sono libera, autonoma».
(di Redazione Cm)
# Nicola Perfetti
condivido in toto l’analisi, tuttavia debbo ricordare che la situazione è praticamente la stessa molti anni – direi decenni -. In passato il problema non saltava all’occhio disattendo solo per via di una economia generale più florida che nascondeva i problemi. Purtroppo, credo, non esistano terapia miracolose, ma solo dolorose (per la categoria): più merito, più concorrenza e MENO CORPORAZIONE.