Carofiglio tra Tyson, Proust e la penicillina:
«Pure quella nasce da un errore.
Il successo è preterintenzionale»

MACERATA RACCONTA - Lo scrittore ed ex magistrato protagonista al teatro Lauro Rossi. Ha affrontato il tema di quest'anno del festival e si è spinto a riflessioni su noi stessi e pure sul linguaggio che usiamo: «La democrazia richiede parole chiare»

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Gianrico Carofiglio a Macerata Racconta

di Monia Orazi (Foto di Fabio Falcioni)

«Anche la penicillina, una delle scoperte più clamorose della medicina, è nata da un errore. Spesso i successi e le scoperte derivano da errori, dal trovare qualcosa che non si cercava». Parola di Gianrico Carofiglio. Il mestiere di scrivere, l’occhio da ex magistrato indulgente sugli errori umani, il richiamo alla trasparenza del linguaggio nelle istituzioni politiche e nel mondo giuridico come presidio di democrazia, un’ironia sottile ed un tono da conversazione nel salotto di casa: è stato tutto questo ieri sera l’incontro con Gianrico Carofiglio a Macerata Racconta, nel teatro Lauro Rossi, prevedibilmente tutto esaurito, moderato da Valerio Calzolaio, apertasi con il saluto dell’assessore Riccardo Sacchi.

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Il pubblico del teatro Lauro Rossi

Il primo tema proposto da Calzolaio a Carofiglio è stato quello degli errori che fornisce il titolo a questa edizione del festival: «Gli errori li facciamo tutti in continuazione, è la normalità sana delle cose. Come ha detto Mike Tyson accettare l’idea che ci succederà di prendere un pugno in faccia e venire a patti con questo, è un grande segno di umanità che ci rende amabili anche e soprattutto con noi stessi. Commettere errori è un nostro modo di procedere, occorre cercare di ridurre il più possibile gli errori catastrofici, che normalmente sono figli del terrore di sbagliare e di un ottuso perfezionismo, che purtroppo caratterizza oggi più che in passato il nostro agire sociale. In alcune arti marziali la prima cosa che si impara è cadere. Cadi quando qualcuno t’ha messo a terra, devi accettare l’idea che cadrai, ma devi farlo con grazia, evitando di farti male. Devi cadere in una maniera tale da tornare in piedi subito. Il successo direi, attingendo dalla categoria giuridica è preterintenzionale, parola di solito usata per definire un omicidio. Cioè va oltre le intenzioni, si voleva fare una cosa ed in realtà ne succede un’altra».

Gianrico-Carofiglio_FF-5-650x434Anche la mancata conoscenza, aiuta secondo l’ex deputato e scrittore a tenere vivo lo spirito di scoperta nell’individuo: «Diamo un significato negativo all’ignoranza, invece la consapevolezza della nostra ignoranza è una cosa sana, perché significa ancora una volta tenere gli occhi aperti sul mondo in cerca di opportunità, di scoperte procedendo spesso per tentativi perché il mare della conoscenza là fuori è un posto che non governiamo e occorre muoversi con accortezza. Potrà capitare di avere degli infortuni e il nostro sforzo deve essere di evitare gli infortuni catastrofici, per avere invece delle cadute che ci possono portare come Alice a scoprire il paese delle meraviglie».

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L’assessore Riccardo Sacchi

Inevitabile il riferimento di Calzolaio all’ultimo romanzo di Carofiglio, “L’orizzonte della notte”, che vede di nuovo protagonista nella sua Bari l’avvocato Guido Guerrieri, così raccontato da Carofiglio che ha letto anche alcune pagine: «Il senso complessivo del romanzo, che è certamente doloroso e carico anche di un senso di perdita di malinconia, fondamentalmente sulla ricerca della felicità, sul diritto dovere di continuare a cercare la felicità anche quando per molte ragioni ci sembra più complicato.

Gianrico-Carofiglio_FF-4-650x434 Se i personaggi continuano a lavorarci dentro l’anima dopo aver letto un libro, significa che quello è un buon romanzo. Ho capito una cosa fondamentale che ha a che fare con la natura della letteratura o comunque del raccontare buone storie e che è sintetizzato in una frase che avete sentito citare molte volte, una frase di Proust, un viaggio di scoperta non consiste nel vedere posti nuovi, ma nell’avere occhi nuovi che è l’essenza del raccontare e che ha a che fare in gran parte col punto di vista. Significa far vedere poi a chi legge cose che esistevano da prima prima, raccontandole come se fosse la prima volta. Questo dipende essenzialmente dal cambio di prospettiva, per me usare il punto di vista di un avvocato penalista mestiere che non ho mai fatto, era esattamente questo, raccontare con occhi nuovi un mondo che conoscevo bene, quello delle aule di giustizia, dei tribunali e dei processi».

Gianrico-Carofiglio_FF-9-650x434Calzolaio si è poi riferito ai diversi saggi linguistici di Carofiglio sulle “parole precise”, lo scrittore ha invitato a non usare il linguaggio oscuro, perché è il contrario dell’idea stessa di democrazia: «Il palleggio inutile a centrocampo che ti impedisce di andare a fare il gol perché poi ti tolgono la palla e l’altra squadra fa il contropiede diceva Flaiano. L’assunto fondamentale è questo che la democrazia richiede chiarezza perché la natura del potere democratico è la leggibilità diceva Bobbio, che è la caratteristica fondamentale del potere democratico e la trasparenza. Quello che viene raccontato con oscurità, con la lingua priva di significato, la lingua svuotata, in un certo gergo molto politico, ma anche un certo modo di esprimersi della giustizia è una forma di esercizio antidemocratico del potere perché riduce le possibilità di controllo accurato del potere da parte dei cittadini. Quello che è evitabile deve essere evitato per un dovere di pratica democratica, il linguaggio pseudo tecnico in realtà tende a occultare volontariamente più che a rendere comprensibili, a mettere una barriera piuttosto che comunicare».

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