Canfora riflette a Macerata Racconta:
«Conservare la democrazia,
l’errore da evitare è addormentarsi»

EVENTO - Cinema Italia gremito per il filologo e saggista incalzato dalla scrittrice Loredana Lipperini. Un affascinante viaggio nella cultura del mondo antico, con richiami al contemporaneo, fortemente voluto dagli organizzatori del festival che sognavano da anni l'illustre ospite

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Luciano Canfora e Loredana Lipperini

di Monia Orazi (foto Fabio Falcioni)

«Professor Canfora qual è l’errore da evitare per conservare quel composto instabile che è la democrazia? Anziché dare una risposta prolissa, lo faccio con una sola parola: addormentarsi». Si è chiuso con una battuta ed i saluti finali l’atteso incontro con il professor Luciano Canfora filologo e saggista a Macerata Racconta, introdotto dalla scrittrice Loredana Lipperini.

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Luciano Canfora

Un sogno coltivato dagli organizzatori per dieci anni quello di avere ospite questo instancabile esploratore del mondo antico, avveratosi ieri sera nel cinema Italia che non è bastato a contenere il pubblico di tutte le età accorso per ascoltare l’illustre ospite. È stata una serata ricca di aneddoti, la mano esperta di Loredana Lipperini ha condotto gli spettatori in un affascinante viaggio nella cultura del mondo antico, con richiami al contemporaneo. Nelle parole del professore si è materializzato lo sconforto di chi nell’antica Roma ha speso soldi per una salatissima campagna elettorale andando in rovina, gli indizi di quella che oggi chiameremo fake news su una presunta follia del poeta e filosofo Lucrezio dovuta ad un “filtro amatorio”, le parole di Cicerone che ha lasciato un corpus di un migliaio di lettere scritte al fratello Quinto, il destino scampato di Karl Marx. L’autore del Manifesto del partito comunista del 1848 inizialmente si iscrisse a giurisprudenza, perché il padre voleva diventasse avvocato. Marx cambiò facoltà e scrisse una tesi di dottorato in cui parla dell’epicureismo e di Lucrezio, riscoperta solo successivamente, riproposta anche da Canfora. Il suo progetto di diventare docente universitario non andò in porto e si è concretizzato quel percorso passato alla storia.

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Il Cinema Italia gremito

Per parlare di democrazia e sfatare i luoghi comuni sulla concezione antica di questa forma di governo Canfora ha ripreso la trattazione dello storico greco Tucidide, che ha tramandato ai posteri la figura di Pericle e il suo celebre discorso agli ateniesi su cosa sia la democrazia. «Il concetto di democrazia nel mondo antico era molto diverso da quello che riteniamo oggi – ha detto il professore – occorre studiare la storia delle parole e mettere in dubbio ciò che diamo per scontato. Demokratia era la parola dispregiativa utilizzata dagli oligarchi per designare il potere dei poveri, dei non possidenti. Era un termine offensivo, il governo delle carogne. Solo più tardi, nel quinto secolo avanti Cristo demos popolo inizia a designare anche la base sociale del regime, guidato da un principe che in latino significa colui che sta davanti agli altri, che prende per primo. La democrazia è il regime dei non possidenti, tanta fortuna ha avuto nel pensiero politico moderno, con le Costituzioni che hanno sancito la distinzione tra democrazia formale e sostanziale. La democrazia è un prodotto chimico instabile, prodotto dai conflitti del ventesimo secolo per conquistarla. L’articolo 3 della Costituzione italiana è un elemento per non arrendersi allo status quo, cercando di migliorare lo stato delle cose».
Macerata-Racconta_Canfora_FF-5-325x217Altra riflessione stimolata dalla domanda della conduttrice sullo spirito del tempo: «Lo zeitgeist o spirito del tempo è quello dei ceti acculturati e dominanti, come ha detto Goethe, con l’uso del conflitto. Fino ai primi decenni dell’Ottocento la lingua delle classi dominanti era il francese, poi è diventato l’inglese ed ha veicolato i valori dominanti in quella cultura». Al termine applausi scroscianti per il professor Luciano Canfora che ha fatto rivivere nelle sue parole autori e politici antichi, da tanti incontrati solo sui banchi di scuola.

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Giorgio Pietrani

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