Conciliazione sui tempi di vestizione, Uil:
«Risolta una vicenda che si trascinava da anni»

SANITA' - Replica alla Cisl «Il risultato ottenuto dalla Uil Fpl parla da solo. Non ci interessa sminuire nessuno, tanto meno chi ha avuto indubbiamente il merito di promuovere a suo tempo questo ricorso». Successo anche per il Nursind: «Siamo giunti alla sentenza di una prima causa che condanna l’azienda al pagamento del “tempo tuta” ai dipendenti che hanno affrontato il ricorso legale. Ora l’azienda ci proporrà un accordo conciliativo che aspettiamo di poter valutare»

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ast-sanita-azienda-sanitaria-archivio-sede-1-650x513Argomento sentito in Ast quello dei tempi di vestizione e il riconoscimento dei compensi ai lavoratori. Nei giorni scorsi la Uil Fpl ha sottoscritto la conciliazione con l’Ast per 40 lavoratori per il riconoscimento dei compensi tra il 2009 e il 2014. Il sindacato Cisl Fp ha sottolineato che sono stati loro a iniziare le cause per tutti i lavoratori (circa 400) e a portarle avanti. Ora sulla questione delle vestizioni ritorna la Uil Fp in risposta alla Cisl e interviene anche il sindacato Nursind pure impegnato per fare ottenere ai lavoratori quanto gli spetta per i tempi di vestizione.

«In un momento storico così difficile in cui di tutto c’è bisogno fuorché vedere i sindacati schernirsi a vicenda ci dispiace dover replicare all’intervento della Cisl Fp che all’indomani della conciliazione sottoscritta dalla sola Uil Fpl sui tempi di vestizione spettanti al personale dell’Ast di Macerata ha sentito il bisogno di puntualizzare. Così facendo secondo noi ha solo perso l’ennesima occasione e a stento cerca di mascherare il comprensibile imbarazzo per non essere stata capace di farlo per prima» dicono il segretario generale regionale della Uil Fpl, Marcello Evangelista e il segretario generale territoriale Andrea Santavicca.

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Il segretario generale regionale della Uil Fpl, Marcello Evangelista

Secondo il sindacato la Cisl Fp ha provato «a spostare l’attenzione sul ricorso per il riconoscimento dei tempi di vestizione che dieci anni or sono ha patrocinato pur di riuscire ad affermare comunque la propria superiorità. Senza riuscirci cerca di ribaltare la lettura dei fatti odierni nell’improbabile tentativo di sminuire il ruolo di primo piano che invece ha saputo svolgere proprio la Uil Fpl che adesso ha fatto da apripista per mettere la parola fine a questo contenzioso che dura da anni e per mettere pure qualche soldo nelle tasche dei lavoratori. Appena siamo venuti a conoscenza che vi erano state ben due sentenze favorevoli, addirittura del 2019, passate ormai in giudicato o quasi, e che esse riguardavano anche un folto gruppo di nostri iscritti abbiamo subito presentato alla Direzione a mezzo pec la nostra proposta di conciliazione in cui abbiamo chiesto il riconoscimento del danno patito dai ricorrenti nella misura del 99% del dovuto per il mancato riconoscimento dei tempi di vestizione. C’è stata una trattativa – prosegue la Uil Fpl – e alla fine, piaccia o no alla Cisl, abbiamo sottoscritto con la direzione della Ast di Macerata una conciliazione che ai ricorrenti che ci hanno delegato di transare ha riconosciuto il 98% di quanto gli spettava. Un risultato che parla da solo e per ottenere il quale con noi, a differenza di altri, nessuno ha dovuto sborsare un centesimo. A questo punto non ci interessa sminuire nessuno, tanto meno chi ha avuto indubbiamente il merito di promuovere a suo tempo questo ricorso. Allo stesso modo però nessuno può pensare di farlo con noi anche a costo di mistificare la realtà e cercare di confondere gli stessi lavoratori che ci si vanta di tutelare. Adesso sarà compito della sola Cisl spiegare e convincere i propri aderenti del perché fino ad ora non è stato possibile fare quello che invece noi abbiamo fatto in un batter d’occhio. La Uil Fpl in questa vicenda che si trascinava inspiegabilmente da anni ha dimostrato da parte sua ancora una volta di essere un sindacato fatto da persone libere, indipendenti, con il coraggio delle proprie idee e delle proprie azioni portate avanti in tutte le stagioni e a qualsiasi prezzo. E questo grazie ad una organizzazione coesa, senza vincoli e che non è certo seconda a nessuno. I dati parlano chiaro con la costante crescita in termini di iscritti e di consensi che nell’ultimo decennio abbiamo registrato proprio nel comparto della sanità maceratese dove oggi possiamo dire a testa alta di essere un sindacato rappresentativo e capace di attrarre ancora».

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Elisabetta Guglielmi segretaria Nursind

NURSIND – Il sindacato Nursind, in merito ai tempi di vestizione dice che «è impegnato da tempo per ottenere in sede di contrattazione aziendale prima e in sede giudiziale poi, il riconoscimento del diritto del tempo di vestizione per i propri iscritti. Siamo giunti ora alla sentenza di una prima causa che condanna l’azienda al pagamento del “tempo tuta” ai dipendenti che hanno affrontato il ricorso legale. Un primo traguardo raggiunto dopo anni di trattative aziendali infruttuose. Ora l’azienda, mostrandosi più collaborativa, in alternativa all’applicazione della sentenza del tribunale, ci proporrà un accordo conciliativo che aspettiamo di poter valutare attentamente. In merito al tema vestizione, dopo il raggiungimento di questo primo obiettivo, abbiamo promosso un ricorso per accertare l’adeguamento contrattuale dei tempi riconosciuti che dalla firma del contratto collettivo nazionale 2018 passavano da 12 minuti a 15 minuti totali. Anche in questo caso l’azienda “dimenticava” di adeguarsi alle nuove norme contrattuali sottoscritte, ponendosi di nuovo come parte inadempiente. Solamente nel 2021 siamo riusciti a far rispettare le norme contrattuali. Resta comunque da far riconoscere ai dipendenti il tempo mancante dal 2018 al 2021. Entro il mese di aprile, il nostro legale, l’avvocato Daniele Stacchietti, avrà l’esito del ricorso. Sarà nostra premura infine esigere da parte dell’azienda l’applicazione integrale, ad oggi ancora incompleta, dell’articolo del contratto collettivo nazionale che prevede il riconoscimento del tempo di vestizione a tutti i dipendenti che, per obbligo aziendale, devono indossare una divisa».

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