Il viaggio sonoro della Form continua:
i Venti dell’Est esaltano Rizzi e Lucchesini
MACERATA - Quinto concerto della Filarmonica marchigiana. Ospite uno dei direttori più apprezzati al mondo e il talento internazionale del piano. Una notte memorabile di grande musica conclusa con scroscianti applausi

Andrea Lucchesini e Carlo Rizzi
di Marco Ribechi
Torna l’Orchestra Filarmonica Marchigiana al teatro Lauro Rossi di Macerata per un’altra notte di musica eccelsa. Per la rassegna Geografie Musicali l’appuntamento si intitola Venti dell’Est, attraverso cui il viaggio sonoro della Form, dopo aver attraversato Russia, Austria e Mitteleuropa, si è spostato verso il blocco dei paesi dell’Europa Centrale e dell’Est: Polonia, Ungheria e Austria.
Due ospiti d’eccezione, il direttore Carlo Rizzi e il pianista Andrea Lucchesini, hanno declinato le composizioni di Béla Bartók, Fryderyk Chopin, Zygmunt Krauze e Wolfgang Amadeus Mozart (con un breve bis dedicato a Schubert) affrontando così un programma variegato e decisamente molto interessante. Rizzi gode di una reputazione di lunga data come uno dei più importanti direttori d’opera del mondo, richiesto come artista ospite nelle sedi e nei festival più prestigiosi. Oltre a un vasto repertorio di opere italiane, Rizzi ha diretto i principali titoli di Mozart, Wagner, Strauss, Britten, Mussorgsky e Janáček. Dal 2019 Rizzi è direttore musicale di Opera Rara, la compagnia con sede nel Regno Unito impegnata a restituire opere sconosciute e sottovalutate di compositori operistici celebri e trascurati. Dirige regolarmente al Teatro alla Scala, la Royal Opera House Covent Garden e il Metropolitan Opera di New York, l’Opera National de Paris, Teatro Real Madrid, Rossini Opera Festival di Pesaro, Netherlands Opera, Lyric Opera di Chicago, New National Theatre Tokyo, Opernhaus Zürich, Deutsche Oper Berlin e Théâtre Royal de La Monnaie, Bruxelles. Da ieri anche Macerata è nella lista.

Un momento del brano di Chopin
Andrea Lucchesini invece è un talento del pianoforte fin da giovanissimo, con la vittoria del Concorso Internazionale “Dino Ciani” presso il Teatro alla Scala di Milano. Suona in tutto il mondo con orchestre prestigiose ed i più grandi direttori, suscitando l’entusiasmo del pubblico per la combinazione tra solidità di impianto formale nelle sue esecuzioni, estrema cura del suono, raffinatezza timbrica e naturale capacità comunicativa. La sua attività è volta all’esplorazione musicale senza limiti, con esecuzioni sia classiche che contemporanee.
Con queste premesse e una Form in grande spolvero l’evento non poteva che essere memorabile. L’apertura ha visto l’esecuzione delle celebri Danze Popolari Rumene per orchestra di Bartók, “rielaborazioni di sette antiche melodie di danza del repertorio contadino, alcune delle numerosissime che il compositore ungherese raccolse durante frequenti escursioni nei villaggi rurali dei Balcani, spinto dal desiderio di recuperare una cultura musicale popolare arcaica non contaminata dagli influssi della musica moderna di ambiente borghese cittadino” (C. Veroli). Una vera e propria rivoluzione musicale che da un lato andava a salvare dall’oblio le antiche tracce musicali e dall’altro mostrava come la musica colta potesse essere rinnovata attraverso il linguaggio della musica popolare primitiva.

Rizzi nella direzione della Form
Ecco il filo rosso di collegamento con il Concerto per pianoforte e orchestra n.2 di Chopin, che al suo inizio vede anche l’ingresso tra gli applausi di Andrea Lucchesini. Anche l’opera del compositore polacco infatti travalica i limiti del modello di riferimento, trasformando quello che era uno spettacolare virtuosismo solista in un elemento integrante della melodia che diventa liquida, inafferrabile. Dalle dita di Lucchesini emerge il desiderio di Chopin di mostrare questa continua metamorfosi in un clima che va dal dolore a sonorità quasi fiabesche. Dopo gli applausi scroscianti per Lucchesini, il bis dedicato alle Improvvisazioni di Schubert e la pausa, si rientra per un inaspettato Zygmunt Krauze attraverso la Marcia per orchestra, arrangiamento di frammenti da due divertimenti di re maggiore di Mozart per archi e fiati. Come spiega lo stesso Rizzi si tratta di un breve componimento moderno, scritto nel 1991, pensato per traghettare nell’epoca contemporanea frammenti di musica mozartiana carichi di spensierata felicità per recuperare la perduta leggerezza dell’essere.

La conclusione del concerto
Introduzione perfetta per la quarta e ultima grande esecuzione con la Sinfonia n.38 in re maggiore “di Praga” di Mozart, scritta proprio nella capitale ceca su invito della cittadinanza. “Si tratta della prima delle ultime quattro grandi sinfonie del compositore: capolavori caratterizzati da una straordinaria concentrazione di materia e di energia unita ad una palpabile urgenza espressiva che pare determinata dall’oscuro presentimento della fine” (C. Veroli). Sembra infatti che qualche mese dopo la composizione della Praga, Mozart avrebbe scritto al padre: «Non vado mai a letto senza pensare che (per quanto giovane io sia) l’indomani forse non ci sarò più». Da questo punto di vista l’opera quindi si propone di soddisfare l’esigenza della sopravvivenza dello spirito sulla materia e di affermarsi come sintesi creativa mozartiana, approdando ad una dimensione di solitudine e distacco dal mondo.
Ovviamente gli applausi sono stati a scena aperta a conclusione di un’esperienza musicale rara e sicuramente degna dei più prestigiosi palchi mondiali. Il prossimo appuntamento a Macerata sarà il 27 marzo con la Pasqua Viennese dedicata a Franz Joseph Haydn e Franz Schubert. La Form invece si esibirà tra fine febbraio e inizio marzo con l’evento España, in programma a Chiaravalle, Osimo, Fabriano, San Severino e Jesi.