Morto da diversi mesi,
trovato mummificato sulla poltrona
CIVITANOVA – Il corpo di Renato Monteverde è stato rinvenuto oggi. Era in una casa inagibile dove ogni tanto soggiornava. Aveva 76 anni e la sua è stata una vita avventurosa (da fotografo allievo di Pennesi a cuoco in Africa). Spesso cambiava numero di telefono e si allontanava per lunghi periodi. L’allarme lanciato dalla sorella e dalla nipote che da tempo non riuscivano a contattarlo. I ricordi: «Un uomo geniale»

Il feretro portato fuori dalla casa
di Laura Boccanera
Ritrovato morto nella casa diroccata dove viveva saltuariamente, a Civitanova Alta. Il decesso risale a diversi mesi fa. Quando i vigili del fuoco sono entrati in quel rudere era seduto sulla poltrona, mummificato. Una morte avvenuta probabilmente molti mesi fa, l’ultimo avvistamento da parte di un amico ad agosto scorso.

Renato Monteverde in uno scatto di Nicola Baiocco del 2017 in occasione della riapertura di Porta Marina
E’ stato ritrovato così Renato Monteverde, 76 anni, di Civitanova. Una persona molto conosciuta, dalla vita eccentrica ed avventurosa: è stato uno dei primi fotografi, allievo del grande Pennesi.
Una carriera in ascesa, basti pensare che negli anni ’60 è stato uno dei primi fotografi di moda a Milano. E poi un radicale cambiamento di vita, si inventa cuoco e cucina anche in Africa dove vive per alcuni periodi.
Un uomo dalla vita originale, interessante, che dopo aver vissuto per anni in un casolare di famiglia in campagna si era spostato a casa della sorella a Castel di Lama.
Ma spesso tornava a Civitanova Alta e soggiornava per qualche giorno in un’abitazione di proprietà scarna e disadorna, ma nella quale aveva trovato la sua dimensione. Qui lo hanno ritrovato i carabinieri e i vigili del fuoco nel primo pomeriggio di oggi dopo che i familiari, la sorella e la nipote hanno presentato una denuncia di scomparsa. Il 76enne era solito cambiare spesso numero di telefono e anche viaggiare e allontanarsi per lunghi periodi, ma quando la sorella e la nipote non l’hanno sentito né visto neanche per il 2 novembre, quando era rituale della famiglia andare al cimitero dai congiunti scomparsi, hanno iniziato a preoccuparsi.
Fino ad oggi quando poi carabinieri e vigili del fuoco hanno aperto la porta di quella casa in muratura a Civitanova Alta. Renato era lì, da mesi. Non si conosce con esattezza la data della morte e sul corpo sarà effettuata un’autopsia per stabilire data e causa del decesso. Non ci sono comunque elementi che lascino ipotizzare una morte di origine violenta.
A ricordarlo Nicola Baiocco, cameraman e amico di Renato e anche lui residente a Civitanova Alta: «era un artista – lo ricorda – un genialoide. Partiva, andava a Milano, fotografava le sfilate, era un fotografo eccezionale, per un periodo abbiamo lavorato anche insieme a Telecivitanova. E poi era un cuoco eccezionale, quando cucinava alle feste dell’Unità la gente veniva da fuori per mangiare i cibi cucinati da lui. L’ho visto a luglio l’ultima volta, proprio qui, sotto casa e abbiamo chiacchierato. Quando doveva riscuotere la pensione veniva a Civitanova e dormiva in quella casa che però non era agibile. Spesso altrimenti andava da alcuni amici a Pescara o stava dalla sorella. Avevo visto la posta che si accumulava fuori dalla cassetta e mi sono preoccupato quando è arrivata anche la lettera dell’Atac che staccava l’utenza dell’acqua».
Uno degli ultimi a vederlo è stato Peppe Paolini delle onoranze funebri Apof di cui era amico d’infanzia: «l’ho incontrato ad agosto – racconta – una persona splendida, un amico d’infanzia e quando ci incontravamo scambiavamo spesso due parole affettuose. Era un genio, una persona dall’intelligenza vivace». Mai avrebbe pensato che sarebbe toccato proprio a lui il rinvenimento del corpo dell’amico. La salma dopo i primi rilievi è stata trasportata all’obitorio di Civitanova in attesa della ricognizione da parte del medico legale.

in questa società tecnologica, dove ormai la comunicazione a due sensi è scomparsa, affidandoci alle comunicazioni ipad, questo è il rischio di chi vive da solo. In rioni privi di tradizioni di convivenza.