Dipendenze patologiche e psichiatriche,
dopo 5 anni riapre “Le Querce”
«Il centro di Corridonia non bastava»
CIVITANOVA - Torna in funzione come comunità di accoglienza con centro diurno e residenziale la struttura di contrada Mornano. Gestita dalla Pars, può ospitare 36 persone. Gianni Giuli sollecita il prefetto a riaprire il tavolo a contrasto delle dipendenze. Il sindaco Ciarapica: «C'è un disagio forte nella società»

Il taglio del nastro: da sinistra Alessandra Machella assistente sociale, l’assessore Ermanno Carassai, il consigliere regionale Pierpaolo Borroni, l’assessore regionale Filippo Saltamartini, la presidente Pars Nicoletta Capriotti , il sindaco Fabrizio Ciarapica, il prefetto Isabella Fusiello e la direttrice sanitaria Irene Costantini
di Laura Boccanera (foto Federico De Marco)
Torna in funzione la comunità terapeutica Le Querce, ospiterà 16 ospiti in struttura residenziale e 20 come centro diurno. Oggi alla presenza della prefetta Isabella Fusiello, del questore Luigi Silipo, del comandante provinciale dei carabinieri Nicola Candido e dell’assessore regionale alla sanità Filippo Saltamartini, col sindaco Fabrizio Ciarapica e i rappresentanti delle forze dell’ordine locali, il dirigente del commissariato, il comandante della compagnia dei carabinieri di Civitanova e il comandante della guardia di finanza è stata inaugurato a Civitanova Alta il centro poliservizi per le Dipendenze “Le Querce”.
Nell’originaria struttura che ha ospitato per anni la comunità e che tuttora era sede della cooperativa San Michele Arcangelo, viene implementata una nuova struttura terapeutica specialistica per la cura di persone con dipendenze patologiche e disturbi psichiatrici concomitanti. Ad illustrare il percorso che ha portato la Pars ad essere accreditata anche per il nuovo servizio è la direttrice sanitaria Irene Costantini: «Dal 1999 al 2018 abbiamo gestito proprio qui una comunità per conto dell’Asur – ricorda la Costantini – Nel 2018 poi quando Asur ha deciso di chiuderla non ci siamo persi d’animo e grazie al Comune nel 2020 abbiamo partecipato alla gara indetta dall’ente e ci siamo aggiudicati la gestione di questa struttura che vive di tre realtà, il centro diurno, la comunità terapeutica e il reinserimento lavorativo e sociale grazie alla cooperativa. Oggi dopo lavori di ristrutturazione questo spazio è rinnovato e accoglierà soggetti con doppia diagnosi».
Sono 16 i posti letto a disposizione per la residenzialità, mentre 20 quelli per il centro diurno. E le chiamate arrivano da tutta Italia, evidenza di un fenomeno che è capillare e non accenna a diminuire: «Prima avevamo solo la comunità di Corridonia e le liste di attesa erano anche ad un anno – prosegue la Costantini – questo è un servizio che è molto richiesto e la domanda è tantissima. Ci arrivano richieste da tutta Italia. Per questo per noi oggi è un giorno importante perché riusciamo a dare una risposta ad una necessità e ad un bisogno profondi». Nella struttura lavoreranno 5 educatori, 3 medici psichiatri e 1 assistente sociale. Ma è soprattutto sulla forza della rete e di tutti gli attori coinvolti, dalle forze dell’ordine nell’attività repressiva, fino a quella dell’Ast con la prevenzione e degli enti pubblici quali comune e regione che i relatori si sono soffermati.
«La Pars ha avviato un processo di articolazione di rete e servizi sul territorio – ha sottolineato la presidente Pars Nicoletta Capriotti – da strutture residenziali fino a strutture più leggere. Conosciamo il malessere che affligge questi giovani ed è un problema di tale gravità e dimensioni che o si mette in campo un’azione integrata o il fenomeno sarà destinato ad aumentare».

Irene Costantini e Gianni Giuli, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Ast
E a questo scopo il direttore del dipartimento di prevenzione dell’Ast Gianni Giuli ha sollecitato il prefetto, presente all’incontro, a riaprire il tavolo che era stato istituito in prefettura a contrasto delle dipendenze patologiche che è stato soppresso negli ultimi anni: «Il nostro modello pubblico privato nelle Marche è un gioiellino – ha sottolineato Giuli – chiedo però al prefetto di riaprire il tavolo che era stato aperto in prefettura sull’ attività di prevenzione del territorio. E’ necessario metterci insieme ed entrare nelle scuole, i ragazzi mostrano un disagio elevato. Abbiamo i fondi e partiremo sul contrasto al gioco d’azzardo, abbiamo anche vinto un progetto di prevenzione con il dipartimento antidroga e siamo arrivati secondi in Italia, ma le nostre buone pratiche sono fondamentali. Una proposta interessante sarebbe anche finanziare i progetti per questo scopo con i soldi dei sequestri fatti alla mafia».
Sull’integrazione indispensabile per affrontare il problema delle dipendenze è intervenuto anche il sindaco Fabrizio Ciarapica: «Come comune abbiamo istituito un protocollo d’intesa per la creazione di un osservatorio sul disagio giovanile e ne sono stato io stesso testimone sabato. Alle 5 del mattino mi sono imbattuto in un controllo della polizia stradale. La pattuglia aveva fermato un ragazzo alla guida in stato di ebbrezza e all’arrivo dei genitori, anche questi sottoposti ad alcoltest, sono risultati entrambi positivi. E’ il segnale che c’è un disagio forte nella società».




Particolarmente importante l’invito del dott. Gianni Giuli al nuovo Prefetto affinchè venga rimesso in funzione il tavolo istituito presso la Prefettura di Macerata per coordinare l’attività di prevenzione a proposito di tutte le dipendenze, tavolo assurdamente “affondato” dal precedente Prefetto Ferdani.
Una scelta incomprensibile e dannosa sopprattutto per le giovani generazioni.
Fa un po’pena vedere il sindaco e il consigliere regionale assistere a questa inaugurazione dopo che sono stati duramente attaccati per aver contribuito a far aprire una nuova sala giuochi addirittura facendo cambiare una legge o assecondando tutto l’iter anche contro Tar, Consiglio di Stato, Questura e non so che altro. Devono aver sudato freddo pensando che qualcuno se ne potesse ricordare e rinfacciarlo loro. Oppure non è vero niente e tutte le autorità intervenute non si dovrebbero, nell’eventualità che avessero saputo, sentirsi prese pei i fondelli. Mah, che situazione. Sono d’accordo con l’avvocato Bommarito per la decisione più che assurda del vecchio questore, assolutamente inspiegabile. E lo sono ancora di più sapendo che con quella decisione è stato tolto a persone che giudico veramente capaci di lottare contro le dipendenze e che lo fanno con il cuore, la possibilità di avere più mezzi per farlo. Fiducia che non ripongo assolutamente in altri ambiti. Mi fermo qui, tanto la lebbre ha le orecchie lunghe e il toro grosse corna. (Proverbio anonimo)
Il crescente uso di sostanze stupefacenti naturali e/o sintetiche, e soprattutto il precoce utilizzo, stanno facendo crescere in modo esponenziale i nuovi “pazienti psichiatrici”. Sono spesso giovani con doppia diagnosi ( per i laici pz con diagnosi di tossicodipendenza e di contemporanea patologia psichiatica) o pazienti che l’uso di sostanze ha “slatentizzato” una patologia psichiatrica che magari senza l’uso della sostanza non si sarebbe manifestata. A questo si contrappone una Sistema Sanitario dove la Psichiatria, già svuotata di personale e strutture negli anni scorsi, non è assolutamente capace di dare risposte adeguate.
C’è un disagio forte nella società perché c’è incapacità da parte delle famiglie di educare i figli, spesso lasciati a se stessi.