Sclerosi multipla e invecchiamento,
a Treia il confronto fra operatori sanitari
IL SEMINARIO al via oggi pomeriggio: in discussione anche le altre patologie che possono determinare lo sviluppo di deterioramento cognitivo

Raffaele Losito
L’appuntamento è per oggi (dalle 14,30) e domani (dalle 8,30) nell’aula multimediale di via Cavour 29 a Treia: è in programma un seminario formativo sul tema “La persona con sclerosi multipla che invecchia” che ha come responsabili scientifiche le dottoresse Susanna Cipollari e Ludovica Capponi, docenti sono l’infermiera Ismaela Bonfrate, la psicologa Ludovica Capponi, la neuropsicologa Susanna Cipollari, la fisioterapista Alessia Micci, la logopedista Lara Migliorelli, l’otorinolaringoiatra Raffaele Losito e il neurologo Eugenio Pucci. Cinquanta i destinatari dell’iniziativa rivolta alle figure professionali del logopedista, psicologo, medico, assistente sanitario, fisioterapista, infermiere, educatore professionale, assistente sociale, educatore sociale e tecnico della riabilitazione psichiatrica.
Diverse le sessioni del corso: si inizia con una relazione del dottor Pucci, si continua con le responsabili scientifiche che parleranno dei disturbi cognitivi-comportamentali, poi Raffaele Losito su “valutazione ambulatoriale del paziente disfagico”. «Negli ultimi decenni – rilevano i promotori del corso treiese – l’aspettativa di vita è aumentata e questo ovviamente ha avuto le sue ricadute anche sull’epidemiologia della sclerosi multipla e ci si interroga sempre più sulle comorbilità con altre patologie che possono determinare lo sviluppo di deterioramento cognitivo, anzitutto la malattia di Alzheimer. La dimostrazione di una iniziale compromissione cognitiva deve rappresentare anche il momento di una pianificazione condivisa delle cure che tenga conto delle preferenze del malato per il suo futuro prima che la demenza renda difficile se non impossibile farlo e che quindi decisioni significative sulla propria salute e sulla propria esistenza siano demandate ad altri in caso di perdita di capacità decisionale. L’impatto della demenza sui familiari è enorme e lo sviluppo dei disturbi comportamentali è spesso connesso con le modalità di relazione che si vengono a creare tra familiari e malato oltre al contesto ambientale più generale».