Da Sefro a Montelago,
musica e atmosfere
pronte a girare il mondo
SOUND - Matteo Paggi, trombonista di Castelraimondo, e Matteo Stella, di Fiuminata. hanno realizzato un album, in uscita domani, che sarà promosso con un live a Berlino e distribuito in Giappone e Stati Uniti. C'è anche la ""voce" dell'antico organo restaurato dal maestro Michel Formentelli

Matteo Stella
Le immagini dell’altopiano di Montelago e la voce dell’organo di Sefro faranno il giro del mondo, grazie al progetto musicale del giovane tecnico del suono di Fiuminata Matteo Stella, che ha tratto ispirazione dalla sua terra per il suo nuovo album “Anello del Monte d’Aria”, in uscita domani nella doppia forma, il classico vinile ed il formato digitale sulla piattaforma Bandcamp. Accanto a lui il trombonista di Castelraimondo Matteo Paggi. In sette tracce sonore si mescolano le melodie ed i suoni dei luoghi, la voce dell’organo restaurato dal maestro Michel Formentelli trova spazio accanto al trombone di Matteo Paggi. Le golene in cui le donne lavavano a mano i panni decenni fa sono raccontate da Maria, mentre Romeo Isidori parla delle chiacchierate a Pontile, ed in un’altra traccia racconta degli stornelli, Matteo Stella ha scelto di riportare il vivace suono dell’organetto, omaggio alla musica folklorica marchigiana.

Matteo Paggi
L’album, accompagnato da un inserto forografico per far conoscere i luoghi da cui nasce, è un prodotto musicale strumentale, con musica d’ambiente e sonorità particolari, che sarà oggetto di un live a Berlino, con la distribuzione che toccherà anche il Giappone e gli Stati Uniti.
Matteo Stella spiega la scelta di far sentire la voce di un vecchio organo dimenticato: «L’organo è stato realizzato da Venanzo Fedeli che proveniva da una prestigiosa famiglia di organari. Questo particolare strumento è accordato all’antica a 430 Hz con temperamento inequabile tendente al mesotonico. Poiché l’organo è uno strumento modellato secondo i principi della natura, l’intonazione delle canne è stata eseguita con un sistema inequabile secondo rapporti matematici naturali. Questo produce un suono più puro per le terze ma leggermente più duro e ostico all’ascolto. Le registrazioni dell’organo sono state fatte a marzo, e la temperatura esterna si aggirava attorno ai 5 gradi. La durezza degli intervalli è metafora del clima ostile che c’è nell’alta valle del Potenza durante l’inverno e l’autunno. Il registro del flauto restituisce una sonorità particolarmente dolce e penetrante, ma allo stesso tempo una timbrica molto complessa con un tessuto armonico molto intricato date le numerose fluttuazioni e battimenti. I toni caldi e la scelta del flauto come registro, rispecchiano l’animo buono e accogliente della popolazione».
Conclude Matteo Stella: «Mi sono sentito in dovere di fare qualcosa per far ascoltare questo organo restaurato dopo il 2019, che al massimo viene suonato poche volte l’anno. La mission dell’album è far rivivere questi suoni, le Marche in fondo sono una terra d’organi antichi, esplorando la timbrica, il suono e i battimenti, nell’album c’è anche una traccia con un sassofonista. Con l’etichetta il disco avrà spazio a livello internazionale, Giappone, Stati Uniti, questo genere di musica all’estero suscita molto interesse, c’è fermento per questo settore di nicchia soprattutto a Londra ed in Olanda. Quella dell’album è una melodia che può far rilassare, accompagnando il riposo». L’album contiene sette tracce dal titolo Jente de altri tempi con le voci registrate in dialetto; Anello del monte D’Aria, La fossa dei mostri (ispirato al sentiero dei Vurgacci di Pioraco), Santa Maria Assunta, Valle Scurosa, la fossa dei mostri (Like Someone And Giulio De Asmundis Edit); Cantato era più bellu, con gli stornelli marchigiani.