Granelli incontra le imprese,
Confartigianato lancia l’allarme:
«L’acqua si è increspata»

MACERATA - Un centinaio di artigiani del territorio sono accorsi per avanzare proposte e richieste al presidente nazionale di Confartigianato. Tra i motivi del momento difficile, ha elencato: «La stretta monetaria, col rialzo importante dei tassi d’interesse, una guerra che avanza e che logora soprattutto sul fronte delle esportazioni, una manovra di bilancio che sembra molto risicata e con un doloroso richiamo europeo al Patto di Stabilità». Sul tema lavoro: «Siamo contro il reddito di cittadinanza e il salario minimo, ma a favore di una contrattazione collettiva»

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L’incontro di oggi pomeriggio con il presidente nazionale di Confartigianato Marco Granelli (al centro)

di Marco Pagliariccio

Un confronto a 360 gradi su temi che tengono col fiato sospeso le imprese artigiane quello che si è svolto oggi pomeriggio all’auditorium del quartier generale di Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo. Protagonista è stato il presidente nazionale della confederazione Marco Granelli.

IMG_0366-325x244Il leader nazionale (che tornava nella città dove aveva svolto il militare, in quella che fu la Saram) ha raccolto gli stimoli provenienti dal centinaio di imprenditori presenti, spaziando nel suo discorso sulle varie sfaccettature di un periodo economico sicuramente meno florido di quanto non fosse un anno fa di questi tempi.

«La forza di una confederazione come la nostra è quella di dare voce ai territori, altrimenti il lavoro che facciamo a Roma non avrebbe senso – ha spiegato Granelli – io sono arrivato alla guida nel pieno del covid ed è stato un periodo nel quale è emersa la grande capacità di resistenza e resilienza da parte dei nostri consociati. Il mondo della politica ha potuto capire quanto il mondo dell’impresa sia vitale in molti settori nei quali si rischiava la tragedia. Se siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa dietro la Germania un motivo c’è. Gli artigiani sono anche attori sociali, sono parte della comunità, persone che guardano a un’innovazione e che sono attente all’ambiente».

Il periodo è delicato, non ci si nasconde. «Rispetto a un inizio di 2023 in cui c’era grande euforia, oggi l’acqua si è increspata, per motivi che conosciamo – ha sottolineato l’imprenditore emiliano – in primis la stretta monetaria, col rialzo importante dei tassi d’interesse, ha messo famiglie e impresa nelle condizioni di dover rallentare gli investimenti. Poi le questioni geopolitiche, con una guerra che avanza e che logora soprattutto sul fronte delle esportazioni. Quindi, una manovra di bilancio che sembra molto risicata e con un doloroso richiamo europeo al Patto di Stabilità. È che per un lungo periodo c’è stata una prospettiva molto assistenzialista che oggi sta mancando del tutto. Anni fa parlavamo di manovre da 30 miliardi, oggi ne avremo una da un terzo. Ci sono riforme a costo zero alle quali teniamo molto, specie sul fronte della sburocratizzazione».

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Un momento del discorso di Granelli

Ma il grande problema di questa fase storica è certamente quello legato al lavoro. «E’ paradossale – ha rimarcato Granelli – noi siamo contro il reddito di cittadinanza e il salario minimo, ma a favore di una contrattazione collettiva. I famosi 9 euro all’ora, se li scolleghiamo dai servizi legati al welfare che sono in busta paga, potrebbero addirittura finire per creare un danno in alcuni casi. Ma il paradosso è che mancano 1,4 milioni di lavoratori, 263mila figure solo nel comparto artigiano, quando ci sono 1,7 milioni di under 30 che non studiano e non lavorano. I motivi? Uno è sicuramente demografico. Sono mancati 500mila giovani negli ultimi 10 anni perché le famiglie non fanno più figli. Spendiamo solo l’1% del Pil per il quoziente famiglia, in Francia il 2%, per fare un esempio. E abbiamo il più grande numero di over 65 in Europa, solo il Giappone nel mondo ne ha più di noi, e questo impone un’attenzione al sociale notevole. Ma c’è un senso di precarietà continua che affrontano i giovani d’oggi, non si riesce più a mettere al mondo dei figli avendo la certezza che staranno meglio di me. Mancano tutte le figure, specializzate e non, e la colpa è in parte anche della scuola, che non crea più una cultura del lavoro. Oggi c’è una sorte di contrapposizione tra accademica e lavoro. In Italia il 60% alla fine delle medie sceglie il liceo, ma abbiamo il minor numero di laureati in Europa. Qualcosa non funziona. Ed è una questione anche culturale: i genitori ridono e sono contenti di mandare i propri figli al liceo e all’università, ma lo fanno meno quando fanno l’istituto tecnico o il professionale. E questa mentalità ha fatto danni ed è un problema che ci siamo posti».

menichelli-granelli-mengoni-pepaTra gli altri temi caldi ci sono ovviamente inflazione e fondi Pnrr. «Venerdì abbiamo sottoscritto col ministro Urso un “Patto antinflazione” – ha annunciato il presidente di Confartigianato – da qui a fine anno abbiamo dato disponibilità a dare indicazione ai nostri associati per calmierare i prezzi, ma al ministro abbiamo in campio chiesto di concretizzare un tavolo interministeriale serio sulla questione. Sul Pnrr abbiamo già avuto incontri con Meloni e Fitto, con questo governo quantomeno il confronto è estremamente positivo, almeno a livello di metodo. Abbiamo chiesto che se non si è in grado di spendere tutti i fondi ciò che rimane lo si sposti al 2029 cambiando indirizzo oppure per rifinanziare interventi come la Sabatini e forme di autoconsumo di energia come le comunità energetiche e forme analoghe. Infine è auspicabile una stabilizzazione dei bonus edilizia. Dal 2008 al 2018 sono scomparse 120mila imprese e 600mila lavoratori sono rimasti a casa. Per il Superbonus evidentemente non ha funzionato qualcosa, ma bisogna dare una risposta a chi ha abitazioni fatte negli anni Sessanta. Il 110 avrebbe dovuto durare un tempo limitato, noi abbiamo proposto un plafond di 20 miliardi con un credito al 70%, ma sappiamo che è difficile andare avanti con questo sistema».

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Il presidente regionale di Confartigianato Emanuele Pepa

Al fianco di Granelli, insieme al presidente di Confartigianato imprese Macerata-Ascoli-Fermo Enzo Mengoni e al segretario generale Giorgio Menichelli, il presidente regionale Emanuele Pepa. «Avevamo lasciato un 2022 che ci dava segni positivi, poi abbiamo trovato un primo semestre 2023 con rallentamenti in tanti settori: le preoccupazioni ci sono – ha evidenziato Pepa – io credo che a settembre i numeri non saranno positivi, l’estate è passata con tanta fiducia nel turismo e io credo non sia andata benissimo. Il covid ci ha fatto male a livello di salute ma soprattutto a livello economico: siamo stati sotto un’ampolla di assistenzialismo per diverso tempo e quando questa si è rotta siamo rimasti spiazzati. Nel 2022 abbiamo avuto un 58% di costi in più cui abbiamo sopperito facendo da noi e ci siamo riusciti chiudendo con utili medi del 14%. Ma nel 2023 siamo partiti col 9,3%, penso che resteranno briciole a fine anno. I tassi di interesse e l’inflazione ci stanno facendo male. Non sarà facile ma i buoni artigiani come i nostri si sono sempre rimboccati le maniche. Oggi ci aspettiamo di più dal governo, che per proteggersi dalla sinistra fa quasi attività di sinistra, tenendoci fuori da tante iniziative. C’è un problema terremoto, c’è un problema alluvione e di soldi ne sono stati annunciati tanti, ma visti pochi. Il filo che da noi porta a Roma c’è, abbiamo dei grandi dirigenti in ogni settore: noi come Confartigianato ci siamo».


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