Da Camerino al Perù
Scoperto l’animale più grande di sempre
Due docenti Unicam nel team

RICERCA - Claudio Di Celma e Pietro Paolo Pierantoni hanno realizzato lo studio geologico-stratigrafico dell’area in cui è stato scoperto il "perucetus colossus": un cetaceo vissuto 40 milioni di anni fa, lungo 20 metri e del peso di 340 tonnellate, il doppio di una balenottera azzurra

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I docenti Unicam Claudio Di Celma e Pietro Paolo Pierantoni

Ci sono anche due docenti dell’Università di Camerino, Claudio Di Celma e Pietro Paolo Pierantoni, nel team internazionale che ha scoperto i resti fossilizzati di quello che sarebbe l’animale più grande mai esistito.

Dal deserto di Ica, lungo la costa meridionale del Perù, è infatti riaffiorato uno straordinario animale risalente a quasi 40 milioni di anni fa: un antenato delle balene e dei delfini caratterizzato da ossa grandissime e pesantissime che fanno pensare a un mostro marino dalle proporzioni titaniche. Un articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature” presenta una prima analisi di questo eccezionale cetaceo, a cui è stato dato il nome di “perucetus colossus” in onore del paese sudamericano in cui è stato rinvenuto ed in riferimento alla sua taglia letteralmente colossale.

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Una ricostruzione “artistica” del perucetus colossus

Il gruppo internazionale di scienziati autori della ricerca vede in primo piano i paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa Giovanni Bianucci, primo autore e coordinatore della ricerca, Marco Merella e Alberto Collareta. Allo studio hanno partecipato anche altri geologi e paleontologi italiani, tra i quali appunti i due “camerti” Di Celma e Pierantoni e la ricercatrice Giulia Bosio e la professoressa Elisa Malinverno di Milano-Bicocca, affiancati da ricercatori peruviani e di diverse nazionalità europee.

Le ossa fossili di questo cetaceo primitivo sono state recuperate in successive campagne di scavo e sono ora conservate presso il Museo di Storia Naturale di Lima. Consistono di 13 vertebre, quattro costole e parte del bacino, quest’ultimo a indicare che il perucetus era ancora provvisto di piccole zampe posteriori, una condizione riscontrata anche negli altri basilosauridi, il gruppo di cetacei arcaici a cui è stato riferito questo nuovo mostro marino. «Sebbene lo scheletro da noi studiato non sia completo, stime rigorose basate sulla misurazione delle ossa conservate e sulla comparazione con un ampio database di organismi attuali e fossili – spiega Bianucci – indicano che la massa scheletrica del perucetus era di circa 5-8 tonnellate, un valore perlomeno doppio rispetto alla massa scheletrica del più grande animale vivente, la balenottera azzurra. Il pesantissimo scheletro di perucetus, che in vita avrebbe raggiunto i 20 metri di lunghezza, suggerisce che la massa corporea di questo antico cetaceo potesse raggiungere le 340 tonnellate, quasi il doppio della più grande balenottera azzurra e oltre quattro volte quanto stimato per l’argentinosauro, uno dei più grandi dinosauri mai rinvenuti».

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La ricostruzione dello scheletro

Perucetus rappresenta dunque un ottimo candidato al ruolo di animale più pesante di tutti i tempi, un record da cui verrebbe scalzata proprio la balenottera azzurra. Le implicazioni paleobiologiche di una simile scoperta sono di estrema importanza. «L’enorme massa corporea di perucetus – prosegue Bianucci – indica che i cetacei sono stati protagonisti di fenomeni di gigantismo in almeno due fasi: in tempi relativamente recenti, con l’evoluzione delle grandi balene e balenottere che popolano gli oceani moderni, e circa 40 milioni di anni fa, con la radiazione dei basilosauridi di cui perucetus è il rappresentante più straordinario».

Claudio Di Celma e Pietro Paolo Pierantoni, della sezione di Geologia dell’Università di Camerino hanno realizzato lo studio geologico-stratigrafico dell’area in cui è stato scoperto perucetus colossus. «Attraverso lo studio delle rocce sedimentarie che lo contenevano – spiega Di Celma – abbiamo contribuito alla ricostruzione dell’ambiente in cui questo antico mammifero marino ha vissuto. Dove oggi c’è un deserto che si estende per centinaia di chilometri lungo la costa del Perù meridionale, in passato si trovava un ampio bacino marino, il bacino di Pisco, caratterizzato da una notevole abbondanza di nutrienti e una ricca biodiversità».

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