Addio a Marc Augè, il filoso dei “non luoghi”
che portò per una sera Civitanova
nell’Olimpo della cultura

LUTTO - L'intellettuale aveva 87 anni e nel 2014 fu ospite di Futura Festival con una lectio magistralis dal titolo "In un altro mondo è possibile". Il ricordo di Giulio Silenzi

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Marc Augé con Filippo La Porta

di Laura Boccanera

Chissà in quale “non luogo” è finito Marc Augé. L’antropologo e intellettuale francese, una delle menti più brillanti del ‘900 è scomparso ieri all’età di 87 anni. Nel 2014 è stato a Civitanova, ospite di Futura Festival (e nel 2013 a Pesaro con Popsophia) in una serata memorabile nella quale lo studioso ha proposto una lectio sul futuro, sul tempo. Una dissertazione profetica nella quale diceva: «Dovremo guardare al futuro con spirito più umile e scientifico e riprenderci il tempo». Erano lontani a venire i tempi delle fake news antiscientifiche e del Covid che ha costretto tutti a riappropriarsi del proprio tempo.

Marc Augé è stato fondamentale per il suo contributo alle scienze sociali, fondando l’idea che siamo immersi in sistemi simbolici e che questi vanno studiati con gli strumenti dell’antropologia, unico modo per comprendere i processi culturali in atto. A ricordare quella serata che ha proiettato Civitanova nell’Olimpo della cultura internazionale l’allora assessore alla cultura Giulio Silenzi che in un post su Facebook scrive: «È morto Marc Augè, il filosofo dei “non luoghi” che ha dato voce alla solitudine della modernità. L’antropologo francese, fu ospite di Futura festival con una lectio magistralis “In un altro mondo è possibile”. Intervistato da Filippo La Porta fu una serata indimenticabile per chi vi partecipò e furono in tantissimi ad applaudirlo in una piazza piena a Civitanova Alta».

A ricordarlo anche Lucrezia Ercoli che con Augé a Pesaro parlò di “eroi e antieroi”. «La notizia della scomparsa di Marc Augé ci addolora – ha detto Lucrezia Ercoli direttrice artistica di Popsophia – nel 2013 quando siamo arrivati a Pesaro è stato nostro ospite e con lui abbiamo costruito il tema del festival su “Eroi e antieroi”. Conoscevamo i suoi testi, le sue idee e i libri che lo avevano reso uno dei pensatori più illuminati del ‘900, era in qualche modo un mito del pensiero, capace di offrire nuove chiavi di lettura sulla società contemporanea. I suoi “non luoghi” sono una colonna portante delle scienze sociali. Ed è stata una scoperta conoscerne anche la gentilezza, la disponibilità, la capacità di condividere il suo sapere con tutti, dimostrando in quelle giornate pesaresi di essere oltre che una mente brillante, anche un uomo di indole generosa e di grande umanità. Lascia a noi tutti operatori culturali una grande eredità e la consapevolezza di essere un po’ più soli senza il suo sguardo lucido sul presente».


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