«La guerra non è mai eroica»
Musica, letteratura e recitazione
per raccontare l’illusione di Ulisse

URBISAGLIA - All'anfiteatro lo spettacolo scritto dall'ex ministro Patrizio Bianchi. Sul palco i 70 giovani musicisti della banda "John Lennon" Mirco Besutti e la voce narrante di Luca Violini

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Lo spettacolo andato in scena ad Urbisaglia

di Fabrizio Cortella

Il colpo d’occhio dell’arena è davvero maestoso: sul palcoscenico, oltre settanta sedie ospitano i giovani musicisti della banda “John Lennon” di Mirandola (Mo); nel suo lato destro, il leggio per la voce narrante, un vecchio e disilluso Ulisse; sullo sfondo, la meravigliosa quinta naturale creata dalle querce secolari che crescono indisturbate sulle antiche gradinate. Illuminate ad arte da fari colorati, volta per volta rossi, azzurri e bianchi, rendono alla perfezione l’illusione che Ulisse, seduto sugli scogli della petrosa Itaca, si rivolga al “mare, mare… maledetto mare” per rievocare amaramente le sue gesta di gioventù.

ulisse5-308x400L’anfiteatro romano di Urbisaglia accoglie stavolta un evento un po’ diverso dal solito: “Le guerre di Ulisse” è, infatti, un progetto originale che unisce letteratura, musica e recitazione per raccontare una grande storia. Il maestro Mirco Besutti, fondatore e direttore della banda giovanile dal 1998, al termine dell’esibizione lo racconta così: «Qualche anno fa, ero a spasso con Patrizio [Bianchi, l’autore del testo] sul lungomare di Malta, ci avevano invitati lì per suonare e rappresentare Verdi, quando cominciammo a fantasticare sul Mediterraneo e sulla sua antica, terribile storia. Da lì, immediata, l’idea di costruire un racconto sulle peripezie del re di Itaca».

ulisse6-325x217Nei mesi successivi, Bianchi, che tutti ricordano principalmente come ministro dell’Istruzione nel governo Draghi, costruisce un testo curato e avvincente. «Siamo abituati a vedere Ulisse come un personaggio eroico – così in un’intervista – invece al centro di quest’opera c’è un uomo che torna a casa dopo venti anni scoprendo che la guerra non è eroica, non lo è mai. Lo vediamo attraverso gli occhi della moglie che è stata tutto quel tempo ad aspettare e nello sguardo di chi ha perso padri, figli e fratelli». Ne è venuto fuori un’opera assai originale in cui l’autore, affermato e importante economista, cuce addosso a Ulisse il ruolo di regista occulto della guerra contro Troia. La “città d’oro” desta la profonda invidia di tutti i Greci per i commerci che passano attraverso lo stretto da lei controllata e che la rendono la più ricca e prospera del Mediterraneo. Ma è legata loro da un antico patto d’amicizia tra Priamo ed Agamennone, inviolabile senza un motivo più che valido. Perciò, Odisseo crea ad arte il casus belli suggerendo, in assemblea con gli altri re greci, di fare incontrare da soli gli inconsapevoli Elena e Paride e di lasciare che la natura faccia il suo corso. Solo così gli eserciti greci potranno legittimamente attaccare il nemico fedifrago in nome della difesa dei valori e delle virtù della civiltà (la propria). Se a qualcuno ciò ricorda fatti della più recente attualità, beh… non è affatto casuale.

ulisseAncora Besutti: «Abbiamo debuttato appena tre giorni dopo l’invasione dell’Ucraina: potete immaginare con quale emotività nel renderci conto di essere, come dicono i giornalisti, sul pezzo». Sul palco, Ulisse è magistralmente raccontato da Luca Violini, una delle più importanti voci nel panorama nazionale del doppiaggio cinematografico, televisivo e radiofonico che si dedica da anni all’elaborazione del “radioteatro”, cioè alla rappresentazione audio-scenica di classici della letteratura mondiale e di testi appositamente scritti per questo nuovo genere. Come ama ripetere, «la voce è l’unico e vero strumento evocatore della parola scritta e l’udito è l’unico senso capace di offrirci il privilegio, oggi sempre più raro, di liberare completamente la nostra fantasia». Per immedesimarsi nel personaggio di Ulisse, continua, «l’ho immaginato vecchio e stanco, seduto da solo in uno squallido bar di Buenos Aires o di Montevideo. Si ostina a raccontare confusamente le sue peripezie ad un uditorio distratto, che non gli presta molta attenzione e che lo considera un vecchio svitato e farneticante».

ulisse9-325x244Mood rassegnato e nostalgico sottolineato anche dalle note della “Intro 01”, opera del compositore contemporaneo Marco Somadossi, trentino di Rovereto, che è un po’ il tema portante dell’intera pièce. Al ritmo di una milonga melanconica e dal sapore jazz, sostenuta dal basso elettrico che suona note lunghe e struggenti, dà il via ad un commento musicale costante e onnipresente, ma che si adatta perfettamente alla narrazione, senza risultare mai invadente. Musiche che rimandano discretamente alle colonne sonore di certi vecchi film in bianco e nero, ora elegiache, ora epiche e, nei momenti cruciali, marziali. «Scrivere questa musica – ha chiosato il compositore di recente – è stato da un lato sublime, ma anche terrificante. Ulisse nel suo viaggio non capisce il dramma che sta vivendo. Io ho cercato di tradurre questo sentimento in musica, come un viaggio dentro noi stessi. Anche noi, come Ulisse, alle volte non capiamo».

ulisse3-325x217I ragazzi della banda giovanile hanno dimostrato carattere e preparazione tecnica, contribuendo in modo determinante al successo della rappresentazione. La loro è un’esperienza unica nella regione Emilia-Romagna, dove esiste una particolare attenzione all’educazione musicale, soprattutto per la sua valenza socio-culturale nell’abbattere le differenze e le disabilità. «Sono musicisti non professionisti, dai 13 ai 25 anni, che suonano strumenti a fiato e percussioni. Sono bravissimi e si esibiscono in tournée ogni anno con testi originali, spesso all’estero. E a fine mese suoneremo a New York», commenta infine il maestro Besutti, mentre si allontana di corsa per aiutare a caricare il pullman, «si è fatto tardi e i ragazzi devono tornare al più presto dalle loro famiglie».

(foto di Rosario Frasca e Cristina Arrà)

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