I nodi di Borgo Rancia:
«Passivo di oltre 9.500 euro
e amministratore senza accordo col Comune»

TOLENTINO - Il sindaco Mauro Sclavi e l'assessore Flavia Giombetti sulla questione dell’immobile recuperato dalla precedente amministrazione per realizzare 46 appartamenti in sostituzione alle Sae. Sul passivo: «Le rate condominiali sono troppo alte, molti fanno fatica. Abbiamo individuato un nuovo amministratore». Area container: «Sistemate altre 10 famiglie»
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Flavia Giombetti e Mauro Sclavi

 

di Francesca Marsili

«C’è un passivo di bilancio di oltre 9.500 euro a causa di quote condominiali troppo alte non pagate e un amministratore di condominio che, sebbene dimissionario, era stato nominato dagli assegnatari degli alloggi e non come dice la legge dal Comune, proprietario dell’immobile».

Con queste parole il sindaco Mauro Sclavi cristallizza la situazione a Borgo Rancia, l’immobile recuperato dalla precedente amministrazione per realizzare 46 appartamenti in sostituzione alle Sae, alla luce di una ricognizione economica e amministrativa del pregresso, prima del suo insediamento. Dopo un’assemblea condominiale di sabato scorso, a cui il Comune, in quanto proprietario dell’immobile, ha preso parte, il sindaco e l’assessore alla Ricostruzione Flavia Giombetti hanno fatto il punto sulla situazione.

«Ogni volta escono fuori tasselli che erano sostanzialmente ignoti – ha detto Sclavi – e che non avremmo voluto portare alla ribalta, ma vogliamo affrontare la questione amministrativa nella maniera più trasparente possibile attenendoci alla legge – ha spiegato -. Stiamo cercando di chiarire: le modalità di assegnazione, di gestione e delle nomine».

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Ad entrare nell’aspetto tecnico è l’assessore Giombetti che all’epoca della realizzazione di appartamenti a Borgo Rancia voluta dall’ex sindaco Pezzanesi ne aveva contestato la scelta come presidente del comitato “30 ottobre”. Su quello che è emerso dall’incontro di sabato, spiega: «Innanzitutto il geometra Bonanni, dimissionario da amministratore di condominio, non aveva un accordo scritto in cui il Comune gli conferiva l’incarico, è stato eletto dagli assegnatari in maniera non legale. Per questo – spiega – abbiamo individuato un nuovo amministratore, un’avvocato donna che ha già amministrato l’Hotel House di Porto Recanati, aspetto che ci ha rassicurati e che ha chiesto un compenso più basso. Con grande stupore abbiamo anche scoperto che il bilancio era stato approvato sempre dai residenti e non dalla proprietà, il Comune, e questo ci ha destabilizzato; ogni volta che mettiamo le mani scopriamo che non è stato fatto secondo le regola».

L’assessore spiega che nel corso dell’assemblea ha voluto che fossero messe a verbale tutte le criticità degli alloggi «che fino ad oggi, nelle due precedenti assemblee, non era mai stato fatto». Giombetti ha evidenziato la problematica che ha generato il passivo di bilancio per 9.500 euro. «Le rate condominiali sono troppo alte, molti fanno fatica. Se qualcuno non paga, come avviene, si stacca il gas e pagano tutti, il riscaldamento è centralizzato. Stiamo cercando di capire se riusciamo a chiudere i rubinetti solo ai morosi e di abbassare le rate. Andava capito prima che quell’immobile avrebbe generato spese troppo care e li ci sono terremotati, ma anche casi sociali». Altro aspetto importante che genera timori nella nuova amministrazione è la possibilità che il complesso possa diventare a rischio sociale. «Siamo a stretto contatto con le forze dell’ordine e cercando di prevenire con una sorveglianza perchè non vogliamo che quella zona diventi a rischio. Ci sono anche i bambini, questa estate c’erano state fatte segnalazioni di persone che hanno subaffittato gli appartamenti. Se iniziamo subito preveniamo».

Affrontata anche la questione del trasporto pubblico che in quella zona copre solo gli orari scolastici. «Di concerto con Assm stiamo cercando di trovare una soluzione con quella parte di città che resta scollegata con una linea che faccia da cordone ombelicale con il centro. Lì ci vivono persone anziane e senza patente». A margine l’assessore alla Ricostruzione ha fatto il punto anche sullo stato della chiusura dell’area container. «Abbiamo chiuso l’area container numero 2, resta solo la numero 1. Abbiamo sistemato altre dieci famiglie, due terremotate e otto con difficoltà sociali. Ora dobbiamo cercare di capire cosa fare dei container, quali poter vendere e quali lasciare ad uso della Protezione civile». Per quanto riguarda i restanti abitanti dei moduli abitativi, coloro che non sono terremotati dovranno pagare i buoni pasto. «L’attività di mensa si è notevolmente ridotta al punto che la società che ha in gestione la mensa ha detto che non ha più convenienza a tenere una persona fissa nella cucina, probabilmente ci sarà un subentro fino alla totale dismissione».



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