Bollette da 650mila euro a oltre 3 milioni,
alla Svila scatta la cassa integrazione
«Non siamo in crisi ma bisogna risparmiare»

CARO ENERGIA - Tre mesi di ammortizzatori sociali nell'azienda di Visso per far fronte ai rincari. L'ad Maurizio Crea: «Spese in aumento di 7 volte, il nostro obiettivo è la salvaguardia dei posti di lavoro, vogliamo abbattere i costi, spalmare il surplus per le spese energetiche per permettere all'azienda di andare avanti. E' un periodo durissimo se non si fa qualcosa in Italia salta tutta l'economia»
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Lo stabilimento della Svila

 

di Monia Orazi

Costi energetici di luce e gas lievitati in un anno in modo esorbitante: da 650mila euro del 2021 ad oltre tre milioni di euro: la Svila di Visso, azienda leader nella produzione di pizze surgelate corre ai ripari e a salvaguardia dei posti di lavoro sceglie la cassa integrazione per dodici settimane, dal 3 ottobre sino al 31 dicembre.

L’azienda non si era mai fermata neanche sotto il terremoto, i dipendenti nell’autunno 2016 avevano lavorato a pieno ritmo e l’attività produttiva era ripresa a sole tre settimane di distanza dalle scosse più forti. Sarà l’azienda a decidere durata e personale coinvolto nel fermo produttivo, a seconda degli ordini di pizza da produrre che arriveranno.

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L’ad Maurizio Crea

A spiegare la scelta è l’amministratore delegato Maurizio Crea: «Noi continuiamo a lavorare nonostante tutto, se ci sarà necessità chiederemo anche ore di lavoro straordinario, oppure a seconda delle esigenze si lavorerà mezza giornata e non faremo un turno completo. Il massimo della cassa integrazione per ciascun dipendente sarà di un giorno a settimana, dunque in tre mesi un massimo di 12 giorni. Abbiamo raggiunto un accordo sindacale per la cassa integrazione modulare di 12 settimane, sino a fine anno, a causa dei costi energetici impazziti per poter salvaguardare i posti di lavoro, l’azienda è sana e non è assolutamente in crisi. È tutto aumentato anche le materie prime e si registra una contrazione degli ordini, ci sarà una discesa in questo senso, stimiamo anche per le famiglie alle prese con un costo della vita in deciso rialzo».

Già da tempo Svila ha messo in atto misure di risparmio energetico, afferma Crea: «Il nostro obiettivo è la salvaguardia dei posti di lavoro, se ci riusciamo vogliamo abbattere i costi, spalmare il surplus per le spese energetiche per permettere all’azienda di andare avanti. Per questo stiamo attuando una serie di iniziative, ad esempio spegniamo l’illuminazione non necessaria, monitoriamo attentamente l’utilizzo dei compressori nei vari turni. Da tempo abbiamo attuato accorgimenti per il risparmio energetico come il dotare l’azienda di tutte le luci a led. Basti pensare che a fronte di una bolletta energetica e per gas e luce di 650mila euro sostenuti per il 2021, i costi stimati per il periodo ottobre 2022-ottobre 2023 con il rinnovo dei contratti energetici sono sette volte più alti. In un anno ci attendiamo di spendere tra i 3 milioni e 300mila euro e i tre milioni e 500mila euro. Per questo abbiamo deciso per la cassa integrazione modulare, speriamo migliorino i costi energetici con una diminuzione delle bollette».

svila-9-e1665060073790-650x583Il caro energia si ripercuote anche sui costi delle materie prime spiega l’ad Svila: «Di conseguenza anche i costi delle materie prime sono triplicati o raddoppiati. Un’azienda qualsiasi che voglia mantenere i posti di lavoro deve iniziare a risparmiare, noi abbiamo la responsabilità di dare lo stipendio a circa 200 persone. Da anni chiudiamo in utile, grazie al controllo di gestione cerchiamo di ammortizzare le maggiori spese. Non siamo assolutamente in uno stato di crisi aziendale, è un periodo durissimo se non si fa qualcosa in Italia salta tutta l’economia. Le società di luce e gas chiedono fideiussioni bancarie e pagamenti anticipati di almeno due mesi, oppure un deposito cauzionale. Se continuano questi super pezzi ci sarà una strozzatura per le imprese, non tutti potranno avere la fideiussione bancaria per sostenere i costi energetici, mi auguro che le forze politiche vadano a fondo per poter trovare una soluzione, altrimenti tante attività, specie le più piccole chiuderanno».

Maurizio Crea si preoccupa della tenuta complessiva del sistema economico dell’entroterra montano: «Basti pensare ad una zona come la nostra, già duramente provata da terremoto e pandemia, quante attività riusciranno a resistere? Io sono tenace e caparbio, faremo di tutto per rimanere sul mercato e ci riusciremo. Stiamo battendo di più sull’estero, per recuperare la caduta di quote di mercato in Italia. Abbiamo messo in campo un mix di azioni che mi portano a pensare positivamente. Attualmente lavoriamo per il 51 per cento del fatturato con l’estero. Cercheremo di aumentare di circa due, tre punti percentuali il fatturato estero entro qualche mese in modo da stabilizzare la tenuta economica dell’azienda e continuare a lavorare dando gli stipendi ai padri di famiglia. Quando un’azienda inizia ad avere il segno meno nella redditività, si aprono una serie di problematiche non facilmente controllabili. Le banche non concedono credito, specie per i piccoli imprenditori è difficile far fronte ai debiti. I costi energetici attuali sono una enormità, che sta strozzando l’economia, non si può pensare di andare avanti così».



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