Settimana corta per due classi,
i docenti ricorrono al giudice

IL RICORSO d'urgenza contro la delibera assunta dall'istituto comprensivo, riguarda le scuole medie Ungaretti di Civitanova e Ricci di Montecosaro. Udienza in Tribunale il 23 settembre
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«No alla settimana corta per due prime classi dell’istituto comprensivo D’Agostino». Un ricorso di urgenza al giudice del lavoro (udienza fissata il 23 settembre)  è stato presentato da un gruppo di docenti contro alcune delibere dei consigli di istituto delle scuole medie Ungaretti di Civitanova e Ricci di Montecosaro che hanno deciso di avviare la settimana corta in due prime classi.

A firmare l’atto l’avvocatessa Francesca Starace della studio legale Iure Mrr, consulente dello Snals, sindacato al quale peraltro sono iscritti i docenti ricorrenti. Il motivo principale del contendere è legato al fatto che il cambio di orario, l’introduzione della settimana corta al posto di quella lunga in due prime classi, è in contrasto con quanto disposto dalle circolari ministeriali che indicano come termine di tali modifiche quello di iscrizione alle classi prime, in modo così da dare ai genitori degli alunni tutti gli strumenti per fare una scelta consapevole in base alle proprie necessità. Ne deriva, secondo la tesi esposta nel ricorso presentato d’urgenza dall’avvocatessa Francesca Starace, che il piano formativo triennale andava modificato entro lo scorso 4 gennaio e non nel cuore dell’estate come invece è stato fatto in questo caso all’istituto comprensivo D’Agostino di Civitanova.

La delibera è stata assunta nonostante il parere contrario del collegio dei docenti, parere contrario espresso all’unanimità dai docenti della scuola media di Civitanova e a larghissima maggioranza (92 contrari, 18 favorevoli e 15 astenuti) nel plesso scolastico Ricci di Montecosaro. Oltre alla tempistica non rispettata per simili decisioni, i docenti contestano anche il fatto che la settimana corta, con l’allungamento degli orari nelle giornate di lezioni, non sia utile ai fini della didattica perchè gli alunni, dopo tante ore tra i banchi, perderebbero attenzione e capacità di apprendimento.

(L. Pat.)



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