Filelfo, lezione-protesta sul piazzale:
«Questa è una non-scuola»
«Ai ragazzi tolte tante opportunità»

TOLENTINO - Studenti e professori lamentano di non avere una struttura adeguata per fare lezione. Il dirigente scolastico, Donato Romano: «Nonostante il disagio oggettivo i docenti stanno facendo un lavoro encomiabile e i diplomati escono preparati». Due insegnanti che hanno promosso l’iniziativa: «Perdiamo una classe ogni anno e rischiamo che quando arriveremo ad avere il campus sarà una cattedrale nel deserto». Riccardo Ceselli e Leonardo Bruschi della 5C dello Scientifico: «La maturità pensavamo di farla altrove. I primi due anni erano pieni di speranza, ci assicuravano che almeno parte degli studi l’avremmo fatta in una nuova struttura»
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La lezione all’aperto

di Francesca Marsili

Alle loro spalle, sulla vetrata del laboratorio di chimica, un cartello recita: “Campa Campus che l’erba cresce”. Nasce da qui l’iniziativa di questa mattina promossa dai docenti dell’Istituto Filelfo: due ore di lezione sul piazzale di quella che è, dalle scosse del 2016, la loro sede: gli ex uffici della Quadrilatero, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo le difficoltà che la scuola affronta in una sede da loro definita non idonea in attesa che venga realizzato il campus previsto non prima del 2025.

filelfo-lezione-scuola-fuori-3-650x371Così, al suono della campanella della quarta ora, alle 11,10, 120 studenti tra Classico e Scientifico, sono usciti dalle aule portando con loro i rispettivi banchi e posizionandoli sul piazzale rigorosamente perimetrato e messo in sicurezza dalla Polizia locale per una lezione dall’alto valore simbolico.

Quella di questa mattina è la prima di due iniziative che seguono la mozione presentata dal Collegio dei docenti la scorsa settimana per chiedere una sede più idonea «a rischio c’è la sopravvivenza della scuola» avevano dichiarato nel documento elencando una lunga lista di criticità legate ad una sede originariamente prevista per ospitare uffici, bar e negozi.

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Il dirigente scolastico del Filelfo Donato Romano

Il nodo sta tutto nella tempistica della realizzazione del campus e conseguentemente nel protrarsi della permanenza in una struttura che doveva essere emergenziale. L’appoggio incondizionato all’iniziativa promossa arriva dal preside Donato Romano. «Non è stato perso un minuto – sottolinea il dirigente scolastico – le lezioni all’aperto sono previste dal piano scuola. Tutto nasce il 22 febbraio, quando in una riunione tra il nostro Consiglio d’istituto e il sindaco Giuseppe Pezzanesi, la sua vice Silva Luconi, il presidente della Provincia Sandro Parcaroli e l’ingegnere della Provincia Luca Fraticelli, veniamo a conoscenza del cronoprogramma e in quella sede abbiamo preso atto che i tempi per la costruzione del campus si stavano ulteriormente allungando: almeno altri 5 -6 anni. La mozione presentata dai docenti – ha aggiunto – da parte mia come dirigente non aveva alcun elemento ostativo; hanno semplicemente chiesto un’azione di sensibilizzazione sulle difficoltà. Nonostante il disagio oggettivo – sottolinea il preside – i docenti stanno facendo un lavoro encomiabile e i ragazzi escono preparati. Se sopravviviamo nonostante tutte le difficoltà, è proprio grazie agli insegnanti e ai genitori».

Sul piazzale questa mattina, il 5A dello Scientifico ha avuto lezione di arte, il 5B di Scienze applicate, matematica, il 5C dello Scientifico, storia e filosofia, il 4C sempre dello Scientifico latino, il 3A dello Scientifico italiano, il 4B del Classico inglese, il 4B di Scienze applicate italiano e il 3A del Classico greco. In tutto 120 studenti, molti di loro, in quella sede temporanea, hanno svolto tutto il ciclo di studi.

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Riccardo Ceselli e Leonardo Bruschi

Come Riccardo Ceselli di Tolentino e Leonardo Bruschi, di San Severino, entrambi del 5C dello Scientifico. Leonardo spiega che inizialmente voleva scegliere Camerino. Poi, l’orientamento alle superiori fatto nel 2015 nella vecchia sede dei Licei, in centro, a Tolentino, lo portò a iscriversi proprio in quella sede. Ma le scosse del 2016 la resero inagibile. Riccardo, invece, non ha mai avuto dubbi. Raccontano questi anni oggi che sono a un passo dalla maturità. «Abbiamo iniziato qui, nel 2017, era il primo anno in cui l’Istituto si era insediato qui negli ex uffici della Quadrilatero. Francamente la maturità pensavamo di farla altrove – confessano chiaramente riferendosi al campus che sorgerà in contrada Pace -. I primi due anni erano pieni di speranza, sentivamo ottimismo nelle parole riguardo i tempi, sembrava che le cose stessero andando per il verso giusto. Nel 2018 è stata fatta una riunione al Multiplex Giometti. Da lì siamo usciti felici perchè ci hanno proposto il campus come un progetto di facile realizzazione. Ma nel giro di poco la frase ricorrente era: “tenete duro, vedrete che presto…”. Ci assicuravano che almeno una parte del ciclo l’avremmo fatta nel nuovo campus». Alla domanda “cosa che vi è mancato in questi anni?”, rispondono: «Il sentire una scuola nostra, questa è una stanza bianca con una lim (lavagna interattiva multimediale, ndr) – aggiungono – i nostri professori sono stati magnifici in mezzo a un mare di difficoltà». I due studenti elencano poi alcuni dei disagi di quella che definiscono una «non scuola».

filelfo«L’auditorium è occupato da una classe del Classico, che quando serve viene spostata altrove, e dove tra l’altro il riscaldamento fa un rumore infernale e si sente il rimbombo perché troppo grande. Le classi che sono al piano di sopra sentono o troppo caldo o troppo freddo. La sensazione – concludono – è​ che​ stanno organizzando gli spazi in un’ottica di permanenza. Da tre anni il crollo delle iscrizioni si vede chiaramente. Anche dello Scientifico che solitamente non ha questi problemi».

Gli studenti, stamattina, hanno disposto i loro banchi, in cerchio sul piazzale. Al centro i docenti. Manila Meccarelli e Roberto Romagnoli insegnano entrambi allo Scientifico, rispettivamente Italiano e Latino e Storia e Filosofia. Sono tra i docenti che hanno promosso l’iniziativa e ne spiegano le motivazioni.

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Manila Meccarelli e Roberto Romagnoli

«Abbiamo preso atto ufficialmente che il campus non vedrà luce prima di minimo altri 4- 5 anni. Ci siamo allarmati perché perdiamo una classe ogni anno e rischiamo di arrivare al campus con pochissime classi e sarebbe una “cattedrale nel deserto”. Perchè i ragazzi dovrebbero scegliere Tolentino quando San Severino ha una scuola nuovissima? Qui occupiamo spazi adibiti a vendere auto. In più perdiamo 40 minuti di lezione al giorno perchè noi le lezioni le iniziamo alle 8,30 anziché alle 8 per questioni di trasporto. Inoltre, facevamo tante attività extracurriculari e non possiamo farlo più perchè il pomeriggio non c’è nessun tipo di trasporto che porti qui i ragazzi».

Meccarelli sottolinea poi una questione importante sulla motivazione che ha condotto lei e i suoi colleghi a manifestare. «Occorre sensibilizzare la cittadinanza per ricordare che il nostro Liceo è sempre stato un polo culturale, un punto di rifermento fondamentale per la formazione dei ragazzi e rischiare di perderlo significa impoverire Tolentino».

filelfo-protesta-lezioni-fuoriAppoggiata al muro , in disparte, a dare il suo sostegno, c’è Elisabetta Crocetti, mamma di Matteo che è al quinto anno dello Scientifico. E’ dispiaciuta per come sono andate le cose fino a ora. «Lo avrei comunque iscritto a Tolentino perché la nostra cittadina ha perso vitalità e volevo dare il mio contributo. Il fatto di non essere più attrattiva come scuola, in questa sede, sta indirizzando le iscrizioni verso Camerino o Macerata. L’ho mandato con l’auspicio che la ex Quadrilatero fosse momentanea, ma la delusione è stata vedere che non si è dato inizio a una nuova speranza. Ok l’emergenza post sisma – aggiunge -, era certamente importante far riprendere prima possibile la quotidianità, ma mi aspettavo una diversa velocità di azione, un tempo più breve per la messa a terra della nuova struttura. Dopo un evento come il sisma la prima cosa per riavere la normalità, dopo le case e la sanità è indubbiamente la scuola. Invece i ragazzi continuano ad entrare in questa “non scuola” che è la conseguenza di un evento brutto. Sono sempre stata dell’idea che Tolentino si meriti una nuova scuola esattamente come è avvenuto negli altri comuni. Questa sede non è adeguata a contenere le classi. Alcune aule sono fatte a elle, altre in cui per andare in bagno devi passare dentro altre aule. Cona pandemia poi, per utilizzare aule più gradi hanno abbandonato le aule piccole e stanno in quelle più grandi, senza finestre, e con le porte tagliafuoco che fanno entrare la luce che non permette loro di vedere bene la lim. Questi ragazzi – conclude la mamma – non si sono goduti la scuola e soprattutto sono stati provati di tante opportunità».

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