Ucraina e blocco dell’import,
la proposta di Confagricoltura
«Puntiamo sui nostri girasoli»

ECONOMIA - Il presidente di Macerata, Andrea Pettinari, invita a trovare un'alternativa: «Credo che ci siano perfettamente le condizioni per una promozione turistica della campagna legata alla pianta. Serve una strategia politica ben precisa. Ci aspettiamo misure finalizzate a questi scopi, effettivamente perseguibili da imprese agricole vere e non»
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Andrea Pettinari

Il mancato arrivo dell’olio di girasole dall’Ucraina per via della guerra impone di trovare un’alternativa. E per la provincia di Macerata e tutte le Marche potrebbero aprirsi importanti scenari secondo Confagricoltura. È questa, insieme al grano duro, la coltura prevalente nella regione, dove si produce un terzo della 300mila tonnellate nazionali, distribuite principalmente tra le provincie di Macerata, Ancona e Fermo. «Già si presenta oggi un’opportunità – sottolinea il presidente di Confagricoltura Macerata, Andrea Pettinari – per fare del girasole un vero fiore all’occhiello sia dell’agricoltura, che del paesaggio delle Marche». Pettinari declina così il concetto: «Se il girasole ha valenza come coltura, non possiamo correre il rischio di vederlo seccare di fronte ai terreni aridi e al caldo torrido per effetto dei cambiamenti climatici. I consorzi di bonifica devono tornare a fare il proprio lavoro per il quale sono stati costituiti e dunque favorire invasi e approvvigionamenti idrici in tutte le zone in cui possono. Secondariamente, se il girasole è oggettivamente un simbolo del paesaggio agricolo marchigiano, esso deve costituire un’attrazione turistica. Vi sono leggi che sostengono l’enoturismo, quelle che promuovono l’oleoturismo. Credo che ci siano perfettamente le condizioni per una promozione turistica della campagna legata al girasole, oltre che come prodotto alimentare, anche come espressione di un turismo esperienziale legato al paesaggio. Se pensiamo infatti alle nostre colline fiorite fin dall’inizio della primavera con le leguminose, a seguire con le crucifere ed il colza per poi arrivare ad estate inoltrata con il girasole: quale migliore attrazione turistica?».

DSC_4335-325x218«Le aziende di Confagricoltura, che sono più strutturate per dimensioni e capacità di accoglienza – aggiunge Pettinari – possono ben sostenere questa sfida multifunzionale in grado di dare valore aggiunto alla lavorazione dei terreni, senza contare l’ulteriore prospettiva di utilizzo del girasole per il mangime dei bovini, dando così risposta efficace anche a tale settore. Ma migliore gestione idrica e valorizzazione turistica non si programmano dall’oggi al domani. Serve una strategia politica ben precisa. Ci aspettiamo per questo sia dall’Europa, nel contesto della nuova Pac, sia dalla regione Marche, nella struttura del nuovo Psr, misure finalizzate a questi scopi. Ma che siano misure effettivamente perseguibili da imprese agricole vere e non, come accaduto con il vecchio Psr, tuttora in essere, estremamente burocratizzato e finalizzato ad obiettivi molto diversi da quelli che realmente devono essere perseguiti e che solo una guerra vicino casa nostra, ci ha fatto capire, anche se noi di Confagricotura è da tempo che predichiamo in questo senso».

DSC_4365-325x218Nello specifico, relativamente alla provincia di Macerata, Pettinari aggiunge. «Un ulteriore obiettivo a portata di mano per noi agricoltori maceratesi è la possibilità di sviluppare la stessa coltura del girasole, ma non solo essa, in maniera realmente sostenibile. Questo da un lato per garantire l’economicità del conto colturale, dall’altro per implementare percorsi tecnici agronomici che portino ad un prodotto finale con assenza di residui di mezzi tecnici e sviluppando sistemi utili alla proliferazione di insetti pronubi in maniera di mantenere l’equilibrio naturale delle nostre campagne. Grazie inoltre alla professionalità delle aziende associate a Confagricoltura e alla genetica oggi a disposizione degli imprenditori agricoli più evoluti, in diversi areali agronomici maceratesi, è possibile coltivare varietà di girasoli con contenuti eccezionalmente elevati di acido oleico e con particolari caratteristiche organolettiche che potrebbero veramente caratterizzare e differenziare la produzione in maniera da dare più valore e quindi più redditività alle nostre aziende mettendo a disposizione del mercato un prodotto estremamente interessante. Chiaro che questi sono percorsi che ci richiedono investimenti per i quali necessitiamo di aiuti mirati e realmente finalizzati alle aziende che coltivano creando valore, lavoro ed economia».



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