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A Monte San Martino tre classi in una,
a San Ginesio 22 alunni reindirizzati

LA MAPPA PROVINCIALE dei cambiamenti nelle scuole. Daris Belli: «Invitiamo l'Usr ad uscire dagli uffici e mostrarci quali classi sono a norma per contenere 32 alunni e i docenti necessari»

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scuola-classedi Giulia Sancricca

Classi da 24 alunni con due handicap gravi. Pluriclassi costrette a rinunciare allo sdoppiamento perchè manca un solo bambino per il raggiungimento del numero. Più di venti studenti costretti a scegliere un istituto superiore fuori zona perché alcune prime classi non saranno avviate.
La mappa provinciale del Tetris scolastico non smette, purtroppo, di sorprendere. Basta parlare con i sindaci dell’entroterra per capire quanto sia difficile, ogni anno, fare i conti con lo spopolamento e che si unisce al depauperamento dei servizi.

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Matteo Pompei

MONTE SAN MARTINO – Nel paese guidato dal sindaco Matteo Pompei i problemi sono iniziati lo scorso anno «con il taglio di due classi – racconta il sindaco – una alla primaria e una alla secondaria. Lottiamo giornalmente per garantire i migliori servizi scolastici, ma questi continui tagli creano sconforto anche tra i genitori, alcuni dei quali si convincono di dover spostare i bambini in altri plessi più popolosi, nonostante i servizi non siano ben organizzati e di qualità come nei nostri piccoli centri».
Prima del taglio dello scorso anno Monte San Martino aveva tre classi alla primaria e due alla secondaria. «L’anno scorso, invece, siamo rimasti con due pluriclassi alle elementari e una pluriclasse alle medie. Il prossimo anno avremo 18 bambini alle medie nell’unica pluriclasse e, siccome il numero minimo per lo sdoppiamento è di 19 alunni, ci è stato negato lo sdoppiamento. È ovvio che i piccoli paesi dell’entroterra non possono garantire tassi di natalità come nei grandi centri, ma con questi tagli alla scuola e l’assenza di una visione del futuro per i nostri territori, l’Ufficio scolastico regionale ci sta dimostrando di non voler affatto investire nelle nostre aree interne».

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Daris Belli

SAN GINESIO – È su tutte le furie il vicesindaco Daris Belli nello stilare il bilancio di quanto prevede l’Usr per il suo paese per il prossimo anno. «Il quadro è drammatico – ammette – . All’istituto superiore Gentili che vede due indirizzi (uno delle scienze umane e l’altro del linguistico) ci hanno dato solo una classe per le scienze umane. Per quanto riguarda il liceo scientifico, invece, non ci hanno concesso neanche la classe. Questo significa che ben 22 alunni dovranno essere reindirizzati verso altri istituti con indirizzi simili come Tolentino e Macerata». La situazione non è da meno per l’istituto comprensivo sanginesino. «Contrariamente agli altri anni – spiega Belli – , a fronte di 24 iscrizioni ci hanno dato una sola classe prima, nonostante ci siano due handicap gravi e avrebbero dovuto formare due classi».
Secondo il vicesindaco di San Ginesio non si tratta solo di un «taglio totale che ha approfittato del vuoto legislativo della deroga 189 del 2016 sul cratere, bensì di decisioni che vanno anche oltre il Dpr 81 del 2009. Le risposte dell’Usr sono preoccupanti – dice – . Li invitiamo a scendere dagli uffici e dirci, tra l’altro, quali scuole rispondono ai criteri sulla sicurezza per recepire classi di 32 alunni cui aggiungere il docente ordinario, quello di sostegno e l’insegnante tecnico pratico». Belli ha ben chiara la soluzione da proporre, tanto che per il suo Comune ha inviato le osservazioni alla Provincia e alla Regione. «Serve una deroga strutturale per far proseguire il decreto legge del 2016 fino alla fine dell’emergenza sismica – spiega – . Dall’altra parte, per le scuole di montagna, nel decreto legge approvato il 10 marzo scorso bisogna reintrodurre il nono comma che prevede una deroga definitiva al numero degli studenti nelle classi (con numero massimo che sia di dieci alunni per pluriclasse e non 18), così come l’istituzione di istituti omnicomprensivi. È necessario – conclude – che il ministero dell’Istruzione tenga conto del parametro medio di natalità ridottosi dal 2009 ad oggi, e creda nella scuola come unica agenzia culturale, ancora più nei contesti più decentrati».

PENNA SAN GIOVANNI –  Se negli altri paesi sono i tagli a fare più paura, a Penna San Giovanni il rischio è quello della chiusura della scuola media dove, ad oggi, c’è una sola pluriclasse. Il sindaco Stefano Burocchi, però, si dice rassicurato dal confronto con l’assessore regionale Giorgia Latini. «In base alle informazioni che ho avuto – dice – sembra che quest’anno possa restare tutto invariato. Comprendo le esigenze dell’amministrazione pubblica di voler risparmiare, ma non si può trascurare l’esigenza delle scuole del territorio e la distanza tra un paese e l’altro nella nostra regione. Per il prossimo anno sarebbe stata prevista la chiusura per le nostre scuole medie dove, al momento, c’è una sola pluriclasse. Ora pare che possa restare aperta e questo sarebbe un grosso successo. Se tutto dovesse andare per il verso giusto – conclude – bisogna ringraziare le istituzioni che sono subito scese in campo per difendere le nostre piccole realtà».


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