Recupero delle materie prime rare:
«In Italia ne importiamo il 99%,
Orim in prima linea per l’innovazione»

MACERATA - Il titolare dell'azienda di Piediripa, Alfredo Mancini, spiega l'importanza di rendere il territorio nazionale meno dipendente dalle importazioni di sostanze fondamentali allo sviluppo economico: «Qui ci sono teste che riescono a fare questo tipo di operazioni. Parteciperemo a un bando del Pnrr con l'obiettivo di fare nuove impiantistiche»

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Alfredo Mancini

 

di Leonardo Giorgi

«Il recupero delle materie prime dai rifiuti è il cuore pulsante della Orim». In questo momento storico, le tecniche degli ingegneri dell’azienda di Piediripa si fanno protagoniste del mondo accademico e non solo. «Ci mancano l’energia, le materie prime e adesso se ne rendono conto tutti – sottolinea Alfredo Mancini, fondatore e titolare dell’azienda -. In Italia ci hanno sempre raccontato che dobbiamo solo fare prodotti di lusso, dai costi esagerati. Lo abbiamo visto all’inizio della pandemia. Tutte le mascherine venivano dalla Cina. Perché non si potevano fare anche qua? Stesso discorso per l’energia e i materiali fondamentali. L’Europa nel 2020 ha tirato fuori una lista di 30 materie prime rare critiche per lo sviluppo dell’economia (le Critical raw materials ndr). In Italia 99% di queste sostanze è importato. In Belgio e in Germania ci sono due aziende che prendono materiali di scarto che sono stati recuperati in Italia e riescono a ricavarne materie prime fondamentali come il rame. Mandiamo 2 milioni e 400mila tonnellate di queste sostanze all’estero ogni anno. A Orim – conclude Mancini, che in questi giorni sta raccontando le tecniche della sua azienda in diversi convegni italiani sul tema – ci sono teste che riescono a fare questo tipo di operazioni e infatti parteciperemo a un bando del Pnrr con l’obiettivo di fare impiantistiche innovative».

A questo proposito la Orim, insieme alla Rimel srl, partecipa al progetto “Recupero di materiali critici da rifiuti elettronici”, che vede come capofila Unicam con il gruppo di ricerca coordinato dal professor Gabriele Giuli della sezione di Geologia in collaborazione con il gruppo del professor Mario Berrettoni della sezione di Chimica della Scuola di Scienze e Tecnologie, che ha ottenuto dal Ministero della Transizione ecologica un cofinanziamento di 250mila euro, pari all’importo richiesto, posizionandosi al terzo posto nella graduatoria generale con un punteggio pari a 82,06/100. Obiettivo del progetto è quello di recuperare i materiali critici da rifiuti elettronici con lo scopo di sviluppare materie prime seconde, frutto cioè della circolarità nella gestione dei rifiuti, da immettere nei cicli produttivi in sostituzione delle materie prime vergini. Unicam non è l’unico Ateneo con cui la Orim sta collaborando. Proprio ieri lo stesso Mancini è intervenuto all’Università di Palermo per dare il proprio contributo al dibattito “Gestione rifiuti Sicilia: come uscire dalla crisi?”.


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