Banda dei furti ai bancomat,
chiuso il cerchio: undici indagati

OPERAZIONE EXPLOSION - Sono 8 italiani e 3 stranieri che avevano messo a segno 9 colpi, tra furti e rapine, dal 2016 al 2018 sia nella provincia di Ancona che di Macerata. Indagate anche alcune persone trovate a riciclare le banconote non spendibili, perché macchiate di rosso dalla mazzetta "civetta", con le slot machine - VIDEO
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Una immagine di un furto

 

di Alberto Bignami

Tra il 2016 e il 2018 avevano preso d’assalto gli sportelli bancomat di alcune filiali della provincia di Ancona e Macerata, facendoli letteralmente saltare in aria con la tecnica della “marmotta”, utilizzando dunque un contenitore metallico all’interno del quale era inserita della polvere esplosiva poi fatta deflagrare con un innesco elettrico.

Iniziate immediatamente le indagini, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Ancona hanno notificato agli indagati l’avviso della conclusione delle indagini preliminari emesso dalla procura di Ancona, dal pm Rosario Lioniello, nei confronti di una banda composta da 11 persone: 8 italiani e 3 stranieri. Tutti sono indagati a vario titolo per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla consumazione di reati contro il patrimonio, furto aggravato, ricettazione, riciclaggio, rapina, violazione della normativa armi. A loro vengono attribuiti almeno 9 colpi, tra tentati e riusciti, che hanno fruttato complessivamente oltre 200mila euro.

Il primo avvenne il 28 dicembre 2016 alle 3, a Cupramontana. Il tentato furto fu ai danni del della filiale della “Veneto Banca”. Dopo meno di un mese, il 14 gennaio 2017 alle 4, la banda torna in azione questa volta a Ostra, in località Casine, facendo esplodere il bancomat della filiale della “Veneto Banca”, portando via un bottino di 59mila euro. Qualche mese di riposo, ed ecco che l’8 marzo dello stesso anno, alle 4 viene preso di mira il bancomat della “Banca di Credito Cooperativo di Filottrano” a Santa Maria Nuova. Il bottino è di 23mila euro.

Successivamente i banditi si spostano nel maceratese, a Cingoli, dove il 20 settembre 2017 alle 2, tentano il furto alla “Banca Credito Cooperativo di Filottrano” che però non riesce. Non per questo però si arrendono e dopo aver rubato una Fiat Punto a Trecastelli, intorno alle 4 arrivano a Staffolo dove, in via XX Settembre, fanno esplodere lo sportello della “Banca Intesa” portando via 22.730 euro.
Il giorno seguente, alle 3, di mira viene preso il bancomat della filiale “IntesaSanpaolo” in via Ferranti a Cupramontana. Il colpo però non riesce. Viene trovata la Fiat Punto rubata, completamente incendiata.
Trascorre poco meno di un mese e la banda cambia orario e modalità di azione. Questa volta infatti, alle 20:40 del 28 ottobre, il gruppo di malviventi entra in azione mettendo in atto una rapina a mano armata al supermercato “Famila” di Monte Roberto, in quel momento chiuso al pubblico, portando via un bottino di 23mila euro e fuggendo con una Fiat Uno rubata ad un cliente ancora nel parcheggio.
E’ il primo dicembre quando alle 9, a Piticchio di Arcevia, avviene la seconda rapina a mano armata ai danni del personale dell’Ufficio Postale. Il colpo è il più riuscito poiché la banda fugge con 40mila euro che erano stati appena recapitati dal personale di un istituto di vigilanza. L’ultimo colpo noto è infine quello del 6 febbraio 2018 a Staffolo. Nel mirino finisce il bancomat della “IntesaSanpaolo” con un bottino di circa 35mila euro. Le indagini dell’Arma hanno visto anche il coinvolgimento dei colleghi del Ris di Roma che hanno analizzato e comparato tutti gli elementi e indizi trovati sui luoghi: tracce e impronte con analoghi elementi acquisiti nel corso delle investigazioni.
Tutto ciò ha portato a scoprire che lo zoccolo duro del gruppo era costituito italiani legati tra loro da vincoli familiari, domiciliati nella provincia anconetana, e aveva costituito un’associazione con lo scopo di furti ai bancomat senza disdegnare di commettere rapine ai danni di esercizi commerciali o altro. Indagati allo stesso tempo anche alcune persone trovate in possesso di alcune banconote sicuramente provenienti dai colpi messi a segno, perché macchiate di rosso dalla mazzetta “civetta”. Non spendibili, parte del denaro veniva quindi riciclato tramite le slot machine.

 

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