«La Croce Bianca lasci i locali del Comune,
non ha chiesto l’autorizzazione ad usarli»

PORTO RECANATI - L'amministrazione chiede alla neonata associazione di volontariato di restituire l'immobile di via Argentina: «Si è appropriata di beni pubblici»
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Andrea Michelini

 

«La Croce Bianca si è di fatto impossessata dei locali dell’ex Edificio Zanella senza neppure avanzare domanda di comodato d’uso all’Amministrazione comunale. Diffidiamo dal continuare ad utilizzare quei locali». Così il Comune di Porto Recanati in una nota in cui sottolinea che la neonata organizzazione di volontariato, che prende il posto della Croce azzurra, sta usando dei locali di proprietà del Comune «avrebbero dovuto per lo meno avanzare richiesta» continua l’ente.

Più nello specifico, l’amministrazione dice di ritenere «doveroso operare nel pieno rispetto della legge e, pertanto, preso atto che la Croce Azzurra ha di fatto cessato la sua attività di pubblica assistenza, non svolgendo più né servizio 118 né servizio di trasporto di disabili, è alquanto palese che siano venute meno le condizioni giuridiche minime per poter godere dei predetti locali in comodato d’uso gratuito con spese per acqua ed energia elettrica a carico dei cittadini di Porto Recanati. Il Comune, infatti, può sì concedere in uso locali ad associazioni o enti del Terzo settore, ma a condizione che questi svolgano attività di pubblico interesse e per finalità che il Comune intende perseguire. Proprio per questo motivo, nel mese di maggio 2021, la precedente amministrazione aveva intimato alla Croce Azzurra di restituire all’ente i locali di via Argentina, detenuti in base ad una delibera consiliare del 1999, anche in vista del fatto che la Croce Azzurra aveva trasferito la propria sede nei locali privati in via Bocci/Gramsci. Il 20 luglio 2021, la Croce Azzurra comunicava però di esser tornata ad occupare i locali di proprietà comunale in via Argentina in via temporanea, rappresentando l’intenzione di costruire un nuovo stabile e, soprattutto, annunciando di voler a breve procedere alla chiusura definitiva della Croce Azzurra. Il 30 luglio 2021, l’amministrazione comunale era tornata a chiedere la restituzione dei locali e, a seguito di un incontro in municipio, si era concordato che in data 4 agosto 2021 sarebbe avvenuta la riconsegna dei locali alla presenza di Michele Tetta e di un tecnico comunale;  senonché, il giorno prima della prevista riconsegna, la Croce Azzurra ci ripensava e scriveva una nota al Comune affermando di non voler lasciare i locali di via Argentina, rinviando ogni decisione al mese di settembre».

Poi il Comune prosegue con la cronistoria della vicenda e si arriva a settembre. Il 9 «invece di inviare comunicazioni circa la data di riconsegna dei locali da parte della Croce Azzurra, Tetta inviava una nota al Comune in cui trasmetteva l’atto costitutivo della nuova Croce Bianca di Porto Recanati che, incredibilmente, aveva fissato la propria sede nell’atto notarile nei locali di via Argentina, senza alcuna preventiva autorizzazione o nullaosta da parte dell’ente proprietario, ossia il comune di Porto Recanati. Tale modus operandi contrasta con ogni tipologia di equo comportamento che una pubblica amministrazione è chiamata a mettere in campo per garantire pari dignità a tutte le organizzazioni di volontariato operanti nel territorio. Di fatto, l’automatico passaggio e conseguente godimento della sede dalla Croce Azzurra alla Croce Bianca doveva preventivamente essere autorizzato dall’autorità comunale, procedura che, come sappiamo, non è mai avvenuta. Sottolineiamo, quindi, che l’Amministrazione comunale, in perfetta continuità con la precedente, al fine di poter ripristinare una situazione di legittimità, ha diffidato Tetta a proseguire nell’utilizzo di detta sede o comunque a considerare o utilizzare i locali di proprietà comunale di via Argentina quale sede della Croce Bianca». Il Comune ritiene infine i componenti del nuovo direttivo della Croce Bianca abbiano manifestato «l’intenzione di non voler restituire al Comune i locali di proprietà, pur essendo evidente che la neo organizzazione di volontariato si sia appropriata di beni pubblici senza le necessarie autorizzazioni. Prassi che non solo condanniamo ma che non consentiremo in nessun modo di poter essere tramutata in condizionamento del pubblico agire, che deve solo sottostare alle normative e all’equità che uno Stato di diritto deve garantire».



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