Gli aperitivi aprono nel segno di Aida:
«Suez primo simbolo di globalizzazione»

MACERATA - All'appuntamento nel cortile dell'Asilo Ricci la regista Valentina Carrasco ha svelato la sua idea sull'opera di Verdi: «La considero l'emblema dell'inizio della modernità». Il direttore Lanzillotta: «Partitura straordinaria e proiettata nel futuro»
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Da sinistra: Cinzia Maroni, Francesco Lanzillotta, Carla Moreni, Valentina Carrasco, Angelo Foletto

 

di Marco Ribechi

Gli aperitivi culturali aprono nel segno di Aida e dei cento fantastici anni dell’opera a Macerata. In attesa della prima di questa notte allo Sferisterio si entra già in clima festival grazie al ritorno dei consueti appuntamenti mattutini di approfondimento che, come lo scorso anno, si inseriscono nella cornice del cortile dell’asilo Ricci. Ad accompagnare la padrona di casa Cinzia Maroni ben quattro ospiti capaci di illuminare con nuova luce un’opera che non ha bisogno di alcuna presentazione. I giornalisti Angelo Foletto e Carla Maroni hanno infatti stuzzicato la regista Valentina Carrasco e il direttore d’orchestra Francesco Lanzillotta per cercare di carpire alcune indiscrezioni sull’allestimento dell’Aida del centenario che andrà in scena questa notte. Dopo la lettura di un poema di Ungaretti da parte di Gabriela Lampa, i saluti della direttrice artistica del Festival Barbara Minghetti e l’augurio da parte dell’assessore alla cultura e all’istruzione Katiuscia Cassetta in rappresentanza del sindaco insieme all’assessore Riccardo Sacchi e alla vicesindaco Francesca D’Alessandro, non poteva mancare un breve ricordo di Graham Vick, scomparso il 17 luglio scorso. Proprio Vick con il suo Flauto Magico aveva portato sul palco i famosi 100 cittadini, utilizzati come comparse.

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La regista Valentina Carrasco

I cittadini ritorneranno anche con questa nuova Aida che pare voglia raccontare molto anche della nostra contemporaneità. «Da cosa siamo partiti per raccontare questa Aida?» chiede Foletto alla regista Carrasco. «Una delle particolarità di Verdi era quella di essere un ottimo analista del suo tempo capace di comprendere ciò che sarebbe durato nei secoli – spiega Carrasco – l’Aida fu pensata come celebrazione dell’apertura del Canale di Suez. Proprio quest’anno abbiamo visto come quello snodo sia ancora fondamentale per la nostra economia, mi piace immaginare la sua apertura come l’inizio della globalizzazione moderna». Proprio sull’apertura verso la modernità gioca quindi in parte l’allestimento dell’Aida. «In quello stesso anno fu inventata la lampadina, il telegrafo, prese il via la rivoluzione industriale che trasformò per sempre la contemporaneità di Verdi – prosegue Carrasco – sono certa che lui ne fosse altamente consapevole. Aida nasce per celebrare un Egitto occupato dove un ingegnere francese cerca finanziamenti dagli inglesi per realizzare un’opera colossale (il canale) e per festeggiare chiamano un compositore italiano. Dove è l’Egitto in tutto questo? Non esiste. Non è forse così ancora oggi, con potenze straniere che invadono altri paesi per raccogliere bottino?».

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Francesco Lanzillotta

«Ma l’Aida non è solo Egitto altrimenti Verdi non sarebbe stato interessato – riprende la giornalista Moreni – Verdi è interessato soprattutto ad alcune situazioni teatrali, alle storie individuali femminili. Voleva mettere a confronto due donne che, addirittura, all’inizio immaginava potessero essere due soprani». «La drammaturgia dell’Aida nasce sicuramente dal confronto dei singoli ma non la definirei un’opera intima – risponde il direttore Francesco Lanzillotta – la ritengo una partitura sconvolgente, non solo per la sua bellezza ma perché sembra essere proiettata nel futuro con soluzioni assolutamente inaspettate per il suo tempo. Verdi è di una complessità magistrale, talmente complesso che poi riesce a scaturire nella semplicità comprensibile a tutti. Questa operazione però può essere effettuata solo dai grandi, cioè creare composizioni accessibili a più livelli». Ne sono un esempio le microdissonanze seminate per tutta la partitura. «Sono quelle dissonanze che il nostro orecchio non percepisce immediatamente e che danno il tocco esotico all’opera – prosegue Lanzillotta – Per mantenere questo esotismo, nonostante un allestimento più moderno, mi sono concentrato proprio nel valorizzare queste cifre stilistiche che raccontano musicalmente il contesto di Aida».

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Carla Moreni

Un’ultima chiusura sul personaggio di Aida, difeso strenuamente dalla regista: «Aida vive una fortissima crisi esistenziale – spiega Carrasco – è ovvio che debba fingere altrimenti, se rivelasse la sua identità diverrebbe un ostaggio molto più prezioso. Questa donna, animata da una fortissima nostalgia, è costretta a mentire in ogni istante e nonostante questo viene maltrattata dal padre perché schiava degli egizi. La sua identità non è più etiope ma neanche egiziana». Come di consueto le piacevoli conversazioni lasciano il posto alla degustazione offerta da alcune attività maceratesi. Il primo aperitivo porta così la firma di Matteo Paparelli, alias Il Forno di Matteo, che ha presentato una frisella speciale ispirata ai grani egiziani accompagnato da una Ribona presentata da Enzo Gironella. Il prossimo aperitivo di domani riguarderà invece la danza con la giornalista Valeria Crippa a presentare la stella mondiale Zakharova che si esibirà nella notte di sabato.

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Matteo Paparelli

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Cinzia Maroni

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Barbara Minghetti

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Katiuscia Cassetta

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Gabriela Lampa

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Angelo Foletto

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Il pubblico degli aperitivi culturali

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Henning Brockhaus tra il pubblico



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