Disco ancora chiuse, la rabbia:
«Repubblica fondata sul calcio
Festa per l’Europeo sì, i balli in pista no»

CIVITANOVA - La delusione di Edoardo Ascani per il decreto firmato dal governo. Per il Brahma sarà la terza stagione di chiusura: «Un investimento di 1 milione di euro e siamo stati aperti solo 2 mesi. Sono favorevolissimo al Green pass, sarebbe stato un modo per incentivare i ragazzi e i frequentatori delle serate a tema a vaccinarsi»
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Edoardo Ascani

 

di Laura Boccanera

«Il green pass e la vaccinazione sono le uniche vie per tornare alla normalità, la chiusura delle discoteche non aiuta i giovani a scegliere di vaccinarsi, tanto ballano altrove, così si favorisce solo l’abusivismo». Il no alla riapertura delle discoteche non è andata giù ai gestori dei locali e delle sale da ballo. Edoardo Ascani è il gestore del Brahma, nuovissima discoteca inaugurata due mesi prima l’arrivo del Covid e rimasta aperta solo per 60 giorni dal 21 dicembre 2019 al 25 febbraio 2020. «Quello è stato un investimento di un milione di euro fermo e bloccato lì – spiega – purtroppo siamo una Repubblica fondata sul calcio, gli assembramenti dopo gli Europei andavano bene, le serate in pista no». Secondo Edoardo Ascani è tutto sbagliato: «Bisognava incentivare i giovani a vaccinarsi, sono favorevolissimo al green pass per l’ingresso in discoteca, sarebbe stato un modo anche per incentivare i ragazzi e anche i frequentatori delle serate a tema a vaccinarsi, è l’unico modo per tornare alla normalità. Devo dire che i più indisciplinati nel rispetto delle regole sono proprio quelli più avanti con l’età, spesso non vaccinati». Un provvedimento che secondo il rampollo della famiglia Ascani favorisce solo l’abusivismo: «Basta farsi un giro per vedere che ovunque si balla, solo noi non possiamo, si favorisce così solo l’abusivismo, oltretutto i controlli non vengono effettuati e i ragazzi che frequentano questi locali pensano che non ci siano più pericoli e non è così. Io il Covid l’ho avuto, e non è una passeggiata, intanto stai fermo un mese e mezzo a casa, l’unica via per il ritorno alla normalità è il green pass e la vaccinazione, ma il Governo ha preferito lasciare chiusi noi». Intanto l’associazione Giustitalia ha deciso di impugnare davanti ai Tar regionali il decreto. «Che sembra aver dimenticato completamente questo settore completamente fermo da marzo 2020. I gestori sono consapevoli che questo momento storico è alquanto particolare – scrivono dall’associazione –  ma prima o poi la vita riprenderà. E allora la gente si renderà conto che un terzo dei locali ha chiuso, forse per sempre, perché non ci sono aiuti dallo Stato. Chi esercita professionalmente attività imprenditoriale da ballo sono mesi e mesi che non ha entrate, a parte una piccolissima parentesi di luglio scorso, e deve pagare gli affitti, i dipendenti, e ci sono famiglie che vivono su queste attività. E poi ci sono anche decine di migliaia di lavoratori stagionali che vivono di stipendi mensili ora azzerati. Tramite più ricorsi ai tribunali amministrativi  gli esercenti del settore chiedono l’annullamento del nuovo Dpcm nella parte in cui impone il mantenimento della chiusura delle discoteche e dei locali da ballo all’aperto. Nulla da dire invece, ovviamente con tutte le dovute precauzioni sanitarie, per l’obbligo di indossare la mascherina anche mentre si balla».

 

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