Violenza di gruppo su un ventenne,
«E’ molto scosso per l’accaduto:
tutto è nato dai soldi dell’affitto»

INDAGINE - L'avvocato Maurizio Nardozza (in foto) assiste il giovane pakistano che ha subito un abuso sessuale da due connazionali (entrambi finiti in manette) che lo hanno obbligato a salire in auto, a Macerata, dove abitava, per portarlo in un casolare a Morrovalle. «E’ molto scosso, fuggiva da una tragedia, ne ha trovata una maggiore». Oggi i due arrestati sono comparsi davanti al gip: si sono avvalsi della facoltà di non rispondere
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L’avvocato Maurizio Nardozza

 

di Gianluca Ginella

«Era venuto in Italia per sfuggire da una situazione tragica nel suo Paese e si è trovato in una situazione ancora più tragica. È molto scosso da questa vicenda, vuole che sia fatta giustizia», così l’avvocato Maurizio Nardozza che assiste il ventenne del Pakistan che ha denunciato alla polizia di aver subito una violenza sessuale da due connazionali che avrebbero anche cercato di estorcergli del denaro. La polizia ha arrestato i due uomini, oggi si è svolto l’interrogatorio di garanzia. Entrambi sono in carcera a Montacuto di Ancona. Il ventenne era in Italia come richiedente asilo ed è stato vittima di un episodio di violenza che risale al primo giugno (mentre gli arresti sono avvenuti il 10 giugno, in seguito alle indagini del commissariato di Civitanova e della Squadra mobile di Macerata). «Era ospite di alcune persone in un appartamento di Macerata – spiega a Cronache Maceratesi l’avvocato Nardozza dal suo studio, mentre con lui ci sono il 20enne e la traduttrice –. Come richiedente asilo non ha molti soldi, per pagare l’affitto aveva già dato 600 euro a queste persone, ma non bastava. Così due suoi connazionali che gli hanno messo a disposizione la casa hanno iniziato a chiedere più soldi.

polizia-archivio-arkiv-civitanova-FDM-10-650x434Per ottenerli, minacciandolo di rompergli la testa con un grosso sasso, i suoi due connazionali lo hanno obbligato a salire su di un’auto. Da Macerata si sono diretti a Morrovalle, in un casolare». Il ventenne spiega che in quella casa di campagna c’erano due persone, imparentate con gli arrestati. I due uomini che lo avevano sequestrato a Macerata una volta arrivati nel casolare hanno costretto il connazionale a subire una violenza sessuale (le altre due persone che erano in casa non hanno partecipato alla violenza). Il tutto riprendendo con un cellulare per poter ricattare il ventenne. «Gli hanno detto che se non avesse pagato avrebbero mandato in giro il video dappertutto» spiega l’avvocato Nardozza. Il prezzo per evitare la diffusione del video era di 3mila euro. Dopo aver subito la violenza sessuale il ventenne ha atteso che i suoi aguzzini si addormentassero «sono scappato da una finestra dal primo piano» dice il giovane. «Dal casolare, intorno alle 2 di notte ha poi raggiunto a piedi Civitanova – riprende l’avvocato Nardozza –. Poi ha denunciato quello che gli era accaduto, con qualche difficoltà perché non parla l’italiano». Il giovane «è molto scosso per quanto accaduto. È molto provato e sta in una abitazione protetta. Vuole che venga fuori la verità e che sia fatta giustizia. Noi siamo pronti a costituirci parte civile al processo, chiederemo i danni e una condanna esemplare» dice l’avvocato Nardozza. Quando la polizia ha individuato i presunti responsabili, è stata fatta una perquisizione e sono stati trovati il telefono cellulare del ventenne, il suo passaporto e il documento della questura consegnato al giovane quando ha fatto domanda di asilo. Oggi entrambi gli indagati, assistiti dall’avvocato Francesco Giorgio Laganà, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip in seguito all’arresto che è stato eseguito su ordine di custodia in carcere.

Ventenne sequestrato e violentato: arrestati i suoi aguzzini



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