Lettera per chiudere il carcere
«Inaccettabile, va ricostruito
Sarebbe l’ennesima batosta»

CAMERINO - L'amministrazione penitenziaria ha scritto al sindaco, al procuratore e al presidente dell'Ordine degli avvocati chiedendo di esprimersi sull'ipotesi di avviare le procedure per dismettere la struttura (chiusa dal sisma del 2016). Il primo cittadino non ci sta: «Finora abbiamo ottenuto pareri favorevoli, l'ipotesi è costruire una casa circondariale da 100 posti. Mi incontrerò col procuratore domani. Il Governo decida se vuole che le aree interne vivano o restino deserte»
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Auto distrutta davanti al carcere di Camerino a causa del sisma

 

di Gianluca Ginella

Prima la battaglia per il tribunale (era il 2013), poi quella per l’ospedale, e ora a Camerino potrebbe essere la volta di una terza: quella per il carcere. Tutto nasce da una lettera da parte dell’amministrazione penitenziaria con destinatari il Comune, il procuratore di Macerata, il presidente dell’Ordine degli avvocati che è arrivata oggi in cui vengono informati dell’intenzione di chiudere il carcere. «E’ stata una doccia fredda, dopo che solo due settimane fa avevo avuto un incontro al ministero. Ma non accetteremo l’ennesima batosta per questo territorio» scandisce il sindaco di Camerino, Sandro Sborgia, per nulla intenzionato ad accettare la chiusura. Specie perché in passato i pareri per la ricostruzione del carcere sono sempre stati positivi. La casa circondariale di Camerino era ospitata in un convento del ‘400. A causa dei danni del terremoto era stato necessario chiuderla (era di 40 posti) e i detenuti erano stati trasferiti in altre carceri, così come il personale.

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Il sindaco di Camerino Sandro Sborgia

Il progetto per ricostruire il carcere (l’unico in provincia) prevede una nuova struttura da 100 posti, a bassa intensità di vigilanza. La mia amministrazione già ad inizio mandato ha interloquito con il sottosegretario del ministero della Giustizia durante il governo Conte e ora con il capo di gabinetto del ministro nel nuovo governo Draghi proprio per realizzare la delocalizzazione del carcere, riprendendo un progetto di costruzione di un carcere da 100 posti a bassa intensità di vigilanza, ossia strutture che ospitano detenuti non sottoposti a particolare regime di sorveglianza». La realizzazione della nuova struttura aveva sempre incontrato pareri favorevoli, a cui si è aggiunto anche quello del commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini. In passato lo stesso dipartimento dell’amministrazione penitenziaria aveva dato parere favorevole (ma poi non ci fu un seguito per questioni di risorse finanziare perché occorreva un impegno di spesa di 30 milioni di euro). Questa mattina però ecco una lettera inattesa, che il sindaco Sborgia definisce «una doccia fredda».

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Il carcere di Camerino

Nella missiva si dice che si pensa alla chiusura «atteso che è un carcere di 40 posti, una di quelle piccole realtà penitenziarie che sono in dismissione, perché la struttura dove c’era il carcere, un convento del ‘400 che non garantiva qualità di convivenza e spazi necessari del personale e del detenuto. Queste le motivazioni secondo cui vorrebbero avviare questo procedimento. E chiedono a Comune, procuratore, e consiglio ordine di esprimersi. Ho preso contatti diretti sia con il presidente dell’Ordine degli avvocati, Maria Cristina Ottavianoni, che mi ha già dichiarato tutta la sua contrarietà ad una chiusura e la disponibilità a combattere questa ennesima battaglia e domani ho appuntamento con il procuratore facente funzioni, Claudio Rastrelli, per affrontare la questione. Rinnoveremo la nostra volontà di mantenere questo presidio. Il problema è che il governo ci deve dire cosa vuole fare delle aree interne. Se vuole che rimangano deserte e allora può andare avanti con la chiusura di ogni servizio esistente, o se vuole invece, come dice, che queste aree tornino a vivere e ad essere vissute. E allora questa non è la direzione verso una volontà di far sopravvivere queste zone». Il sindaco sottolinea che il carcere di Camerino: «poteva contare sulla possibilità di una forma di riabilitazione dei detenuti grazie alle scuole del territorio e all’università. Era veramente occasione di ricostruirsi un futuro e iniziare una nuova vita e un nuovo percorso. La chiusura del carcere non sarebbe un danno solo alla macchina della giustizia in un’area già colpita e ma anche la popolazione carceraria che avrà meno possibilità di seguire un percorso di riabilitazione che dovrebbe essere la finalità del carcere». Insomma, conclude Sborgia: «Questo servizio non può venire meno, il carcere deve trovare una ricollocazione».



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