Villa Letizia e urbanistica,
la “virata ecologista” di Troiani
«Non siamo cementificatori»

CIVITANOVA - L'assessore rassicura che nessun ospite della struttura sarà sfrattato prima della vendita. Sullo sviluppo urbano: «Gli uffici lavorano da anni per una svolta ambientalista della nostra città, rispetto alla volumetria prevista dall’attuale Prg»
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Strappato-Troiani-Fiorelli

Da sinistra il dirigente Paolo Strappato, Fausto Troiani e Alessandro Fiorelli

«Svolta ecologista dell’urbanistica, non siamo cementificatori». Lo dice l’assessore di Civitanova Fausto Troiani rispondendo anche sull’alienazione di Villa Letizia, la casa di riposo che la giunta ha deciso di vendere con un partenariato pubblico privato per realizzare una casa di riposo con più posti. Troiani accusa la minoranza di creare scompiglio e disinformazione per mettere in cattiva luce l’amministrazione e spiega invece la sua “svolta ecologista”. Su Villa Letizia dice: «il primo aspetto riguarda la presunta vendita della casa di riposo comunale “Villa Letizia”, notizia travisata che sta creando allarmismo e la seconda riguarda l’accusa di essere cementificatori, mentre l’obiettivo è dare uno sviluppo urbano moderno e rispondente alle esigenze dei cittadini. Ci tengo a precisare che questa Giunta vuole realizzare una nuova casa di riposo, più moderna e con maggiore disponibilità di letti, ma non si procederà a nessuna alienazione dell’attuale fino a quando il nuovo progetto non sarà diventato realtà, nessuno sfratto dunque». In realtà nessuno ha mai parlato di sfratto degli ospiti di Villa Letizia e l’alienazione della struttura pubblica è scritta nero su bianco nella delibera: «la casa di riposo Villa Letizia di proprietà comunale potrebbe essere alienata o data in pagamento al soggetto attuatore» si legge nell’atto. Per quanto riguarda i parcheggi Troiani torna a parlare del multipiano ma stavolta la zona non è più il Varco: «L’intenzione dell’amministrazione è di realizzarne uno multipiano in zona centrale, ma ciò non vuol dire scavare la piazza o il varco. Troveremo la zona più adatta per non ostacolare futuri sviluppi urbanistici». Infine la difesa dall’accusa di essere cementificatori: «questa è completamente falsa perché gli uffici stanno lavorando da anni, e lo dico con orgoglio, per una svolta ecologista ed ambientalista della nostra città, rispetto alla volumetria prevista dall’attuale Prg. Ho dato mandato al dirigente Paolo Strappato e al tecnico Alessandro Fiorelli, di realizzare uno studio del territorio, per individuare le zone commerciali, residenziali e le aree Peep. Questa analisi è fondamentale per chiarire cosa abbiamo e quello che possiamo e vogliamo ad andare a realizzare. In base ai primi dati elaborati, possiamo contare su una diminuzione della superficie utile di commerciale di circa 15/16 mila metri quadri; una diminuzione di circa 30 mila metri quadri di residenziale (risparmio di 6/7 ettari di territorio) e una rimodulazione delle aree Peep in base alle necessità riscontrate dagli incontri con i proprietari. Rispetto alle 14 aree Peep validate ad inizio 2000, solo una è effettivamente partita perché non ci sono più manifestazioni di interesse verso questa tipologia di edilizia, ormai superata. L’attenzione di questa Amministrazione per i lotti di proprietà e disponibilità di volumetria residua, è quella di utilizzarne in parte per scopi sociali, vale a dire aiuti per case alle giovani coppie, anziani, categorie fragili, genitori single». In realtà non si può non ricordare come molta di questa “virata ecologista” sia dovuta proprio allo stop del consiglio comunale comprese parti di maggioranza che ha bloccato l’aumento di cubatura commerciale e servizi del lotto Amadori e la speculazione dell’area Santini e come nel riammagliamento siano stati inseriti 90mila metri quadrati di superficie commerciale. E come dimenticare poi il “progetto Dubai per il porto” promosso dal sindaco. Di questa svolta verde annunciata da Troiani ancora invece non esiste alcun atto pubblico deliberato o discusso in consiglio, pertanto si tratta di enunciazioni che attendono la prova degli atti.

(l.b.)

 

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