Rogo distrugge il capannone dell’azienda
«Siamo in ginocchio,
abbiamo bisogno d’aiuto»
MATELICA - L'appello di Luca Serpicelli, che con la famiglia porta avanti un calzaturificio, dopo l'incendio che domenica ha devastato il deposito: «Anche se il futuro è molto incerto, non vogliamo arrenderci e confidiamo nella solidarietà di chi vorrà darci una mano»

Il deposito distrutto dal rogo
Un appello da una famiglia di Matelica, che ha perso l’unica fonte di sostentamento, in un incendio divampato in una tranquilla giornata di festa in cui l’edificio che ospitava il calzaturificio è andato distrutto, per avere la speranza di ripartire e ricominciare a lavorare per cercare un futuro. A lanciarlo è Luca Serpicelli, 22enne, il più grande di quattro fratelli, che il giorno di Pasquetta ha visto distruggere in località Vocabolo Collicchio, il capannone del calzaturificio avviato dal padre, prematuramente scomparso e portato avanti con tanti sacrifici dalla famiglia, con tre operai a dare una mano.
Spiega il giovane: «Abbiamo perso tutto, l’attività ce l’ha lasciata mio padre, almeno non pagavamo l’affitto, l’ultimo anno con la pandemia è stato difficile, ma siamo riusciti comunque ad andare avanti e a pagare i nostri tre operai, contributi e tutte le tasse. Le fiamme hanno distrutto tutto, ma noi non ci arrendiamo, vogliamo tornare al più presto a lavorare. La signora che ci dà lavoro è ancora disposta a darcelo, guardiamo avanti e vogliamo ripartire. Per questo chiunque abbia voglia di darci una mano, per rifare il capannone e permetterci di tornare al lavoro al più presto, è il benvenuto. Che sappia costruire o con attrezzature, accettiamo un aiuto, tutto pur di non fermarci». L’attività è portata avanti dallo stesso Luca, dalla sorella Mara di nove mesi meno di lui, da un altro fratello 17enne che lavora in azienda, inoltre la famiglia conta anche la sorella più piccola di 15 anni e la madre Raffaella Scarpa. «Non sono neanche andato a scuola, ho puntato tutto su questa attività – racconta il giovane – quello che ci serve è un piccolo aiuto per ripartire, non vogliamo elemosine o pesare sulle spalle di qualcuno, ma non sappiamo dove metterci le mani. Vogliamo ricostruire prima possibile il capannone, non potremmo permetterci di pagare un affitto. Chi ci può dare una mano a ricostruire è il benvenuto. Siamo in ginocchio, vorremmo solo rialzarci, anche se il futuro è molto incerto, non vogliamo arrenderci e confidiamo nella solidarietà di chi vorrà darci un aiuto per rimetterci in carreggiata».

