Vaccini, Catena lancia l’allarme
«Andamento preoccupante»

COVID - Il sindaco di Montecassiano e coordinatore regionale di Base riformista punta il dito contro la giunta regionale per l'andamento della campagna: «Di persone con maggiori difficoltà, gli anziani con età compresa tra 80 e 89 anni, ne sono state coperte soltanto il 3,41%»
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Leonardo Catena

 

«E’ motivo di grande preoccupazione l’andamento della somministrazione del vaccino anti Covid-19. Dopo l’insuccesso del programma ‘Marche Sicure’, avviato dalla Regione Marche per il controllo della diffusione e il tracciamento dell’epidemia da Sars Cov-2, al quale ha aderito meno di un terzo della popolazione, ma che ha implicato l’impiego di ingenti risorse, è opportuno porre l’accento sullo stato delle vaccinazioni». Sono le parole di Leonardo Catena, sindaco di Montecassiano e coordinatore regionale della corrente dem Base riformista, che punta il dito contro la giunta regionale per l’andamento delle vaccinazione, citando anche un passaggio del discorso di Draghi al Senato di oggi.  «La Regione – continua Catena – ha adottato, seguendo le indicazioni del Ministero della Salute, il Piano per le vaccinazioni articolato in due fasi, ma i quantitativi centellinati di vaccino, 76.780 dosi pari al 5,08% della popolazione residente, il numero di postazioni per la somministrazione, 7 in un territorio con una densità demografica di 160 abitanti per kmq lasciano ancora lontana la speranza nell’immunità di gregge. Bisogna apportare correzioni perché di persone con maggiori difficoltà, gli anziani con età compresa tra 80 e 89 anni, ne sono state coperte soltanto il 3,41%. E’ necessario che anche i medici di medicina generale inizino a vaccinare nei propri ambulatori e che si creino delle equipe itineranti, in collaborazione con i Comuni per le vaccinazioni a domicilio dei soggetti fragili e utilizzare tutte le strutture disponibili, mobilitando tutte le energie su cui possiamo contare. Proprio il presidente del Consiglio Draghi ha detto nel discorso odierno al Senato: “Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private. Facendo tesoro dell’esperienza fatta con i tamponi che, dopo un ritardo iniziale, sono stati permessi anche al di fuori della ristretta cerchia di ospedali autorizzati. La velocità è essenziale non solo per proteggere gli individui e le loro comunità sociali, ma ora anche per ridurre le possibilità che sorgano altre varianti del virus. Sulla base dell’esperienza dei mesi scorsi dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base (case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria). È questa la strada per rendere realmente esigibili i “Livelli essenziali di assistenza” e affidare agli ospedali le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative. La “casa come principale luogo di cura” è oggi possibile con la telemedicina, con l’assistenza domiciliare integrata”. La drammatica situazione creata dalla pandemia – conclude Catena – ci spinge ad aprire un confronto per ridisegnare la sanità territoriale, puntando su una forte rete di servizi di base». 

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