Mai tornate a casa 774 persone
I misteri Isidori e Caraceni
I drammi di Cameyi, Jeannette e Gabriella

IL 12 DICEMBRE è la giornata dedicata alle persone svanite nel nulla. Sono centinaia nelle Marche, a partire dal 1974. Nel Maceratese due casi aperti da 40 anni, e poi il Giallo dei Sibillini, con il ritrovamento dei corpi delle due donne scomparse che però ha aperto ad una serie di ipotesi e piste ancora più inquietanti
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Sullo sfondo la ricostruzione dei fatti salienti del giallo dei Sibillini, in alto a sinistra Sergio Isidori a 5 anni e come potrebbe essere oggi, in alto a destra Stefano Caraceni, sparito nel 1980, al centro Cameyi Mosammet, uccisa nel 2008 a Porto Recanati

 

di Gianluca Ginella

Sono 774 le persone che nelle Marche non hanno mai fatto ritorno a casa secondo il dato relativo agli ultimi 46 anni (dal 1974). Il 12 dicembre è la giornata dedicata appunto alle persone scomparse.

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Sergio Isidori, com’era e come potrebbe essere diventato oggi

Nelle Marche ad occuparsi di chi è svanito nel nulla e a dare sostegno alle famiglie è l’associazione Penelope. Negli ultimi anni il fenomeno riguarda anche tanti minorenni che fuggono dai centri di accoglienza. Per il Maceratese tra i casi di chi è sparito nel nulla ci sono quelli del piccolo Sergio Isidori, che svanì nel nulla a soli 5 anni da Villa Potenza. Era il 1979. Le ricerche sono proseguite per 40 anni, tante piste, indagini all’estero, altre vicino casa, la caccia a informazioni su quello che gli era accaduto anche in un libro pubblicato da un sacerdote, Mario Buongarzoni, nel 1989 dove c’era un racconto intitolato “Il bambino scomparso”. Ma dopo tante ricerche e tentativi, a 41 anni dalla scomparsa, di Sergio non si sa nulla. Altro caso quello di un giovane che nel 1980 è svanito senza lasciare traccia.

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Stefano Caraceni

Si tratta di Stefano Caraceni, pure lui maceratese, che scomparve il 6 gennaio di 40 anni fa. Studente brillante, una sera salutò l madre dicendo che avrebbe preso il treno per Roma. Invece partì per Padova dove studiava la sua ex fidanzata. Voleva provare a ricominciare il rapporto, ma la ragazza rifiutò. Da allora si sono perse le tracce di Caraceni. Tra gli ultimi casi di scomparsa in provincia ci sono quelli dell’anziano Saverio Simonetti aveva 83 anni quando si allontanò dalla casa di riposto di Penna San Giovanni il 22 agosto del 2010 e e Luca Palombarini, che il pomeriggio del 6 marzo 2015 si è allontanato a piedi dalla sua casa di località Cagnore, San Severino. All’epoca della scomparsa aveva 43 anni. «È importante ricordare che le ricerche devono partire subito, ci sono scomparse avvenute persino durante il lockdown (si tratta di una caso a Pesaro). Anche nel 2020, nonostante i tanti sistemi di videosorveglianza, si scompare. Cerchiamo di tenere alta l’attenzione per non dimenticare queste persone» dice Giorgia Isidori, sorella di Sergio, presidente di Penelope Marche. In provincia ci sono stati poi casi di persone scomparse che si sono trasformati in gialli al momento del ritrovamento. È il caso di Cameyi Mosammet, la 15enne bengalese, scomparsa nel 2008, i cui resti sono stati ritrovati nel 2018 vicino all’Hotel House di Porto Recanati e la scorsa settimana l’ex fidanzato Monir Kazi è stato rinviato a giudizio per omicidio volontario. Ma soprattutto è il caso di quello che è stato ribattezzato “Il giallo dei Sibillini”, quello della scomparsa il 29 novembre 1980 di Jeannette Bishop (ex moglie del barone Evelyn Rothschild, poi risposata nel 1977 con l’avvocato inglese Stephen May, dirigente di grandi magazzini a Londra) e dell’amica e assistente Gabriella Guerin, 40 anni veneta.

 

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Ricostruzione comparsa su Epoca e relativa ai fatti salienti del Giallo dei Sibillini

 

Avevano 41 e 40 anni quando scomparvero da Sarnano e i loro resti vennero ritrovati il 27 gennaio del 1982 in località Podalla, da un cacciatore, dopo tanti mesi di ricerche. Su cosa sia accaduto loro resta il mistero a distanza di 40 anni esatti. L’ex baronessa Rotschild dopo essersi risposata aveva deciso di acquistare una casa a Sarnano per la villeggiatura. Per questo soggiornava con l’amica nel piccolo centro. Tutto normale fino al pomeriggio di quel 29 novembre quando, intorno alle 17, dissero che andavano a fare un giro in montagna con l’auto. E fu quella la prima stranezza (in novembre a quell’ora è quasi buio) di una storia che si è intrecciata con alcuni dei maggiori misteri italiani, dal caso Orlandi, all’omicidio Calvi. Tra le ipotesi della sparizione anche la pista di un grosso furto avvenuto alla casa d’aste Christie’s a Roma il giorno prima della scomparsa delle due donne. Una storia fatta proprio di ipotesi, depistaggi, personaggi misteriosi, servizi segreti.

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Jeanette Bishop May, ex baronessa Rothschild

Ma fatta anche di tanti piccoli particolari che forse sono una chiave per orientarsi nel mistero. Dall’auto usata dalle due donne, una utilitaria Peugeot nera targata Siena, che era stata parcheggiata ai Piani di Ragnolo (a circa un chilometro da casa Galloppa dove secondo alcune teorie le donne si sarebbero rifugiate, secondo altre fu un depistaggio). Tornando all’auto, era stata trovata funzionante, con le ruote che erano aderenti all’asfalto (non sulla neve dunque), segno che la vettura non era stata arrestata per via della bufera di neve (secondo i giornali dell’epoca la bufera di neve si verificò il giorno successivo e la nevicata era solo all’inizio quando scomparvero). Dunque perché lasciare l’auto e non fare immediatamente ritorno a Sarnano? Forse dovevano incontrare qualcuno? Tra i tanti piccoli particolari riferiti dai giornali dell’epoca anche quello dell’orologio a carica manuale della ex baronessa trovato al polso della donna. Era fermo e indicava la data del 12 dicembre. Tra i misteri del Giallo dei Sibillini anche un telegramma arrivato, poco dopo la scomparsa delle donne, alla pensione dove Jeannette soggiornava a Sarnano. Qualcuno la invitava ad un appuntamento in un appartamento al civico 130 di via Tito Livio, a Roma. Un telegramma che si legherebbe ad un altro inviato alla casa d’aste Christie’s che sosteneva la refurtiva si trovasse lì. Le indagini, molto complesse, vennero condotte dal giudice istruttore Alessandro Iacoboni (che in seguito è stato presidente del tribunale di Macerata ed è morto il 20 marzo del 2019). Chiuse l’inchiesta dicendo che più l’indagine andava avanti e meno sembrava plausibile che si trattasse di morti bianche.



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