Uscito “So che ci sei”,
autobiografia di Betty Tantucci
sui tre mesi in Rianimazione

IL LIBRO della 52enne di Urbisaglia racconta la sua esperienza extracorporea. Prefazione del dottor Daniele Elisei, medico della terapia intensiva dell'ospedale di Macerata, cui andrà parte del ricavato

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E’ disponibile da ieri il libro autobiografico di Betty Tantucci “So che ci sei”, con la prefazione del dottor Daniele Elisei della terapia intensiva dell’ospedale di Macerata, reparto che beneficerà di parte del ricavato della vendita dell’opera. Si può acquistare dal sito della casa editrice “Poderosa edizioni”, alla libreria Mondadori di Tolentino, del Corridomnia e di Fermo. La 52enne di Urbisaglia, madre di due figli e chef ma adattatasi a tappezziera a causa dell’emergenza lavorativa dovuta al Covid, durante il lockdown ha scritto la sua esperienza extracorporea vissuta nei tre mesi di rianimazione: il Paradiso, l’incontro con il padre morto sei anni prima e la visione dei medici mentre la operavano. Lo scorso 31 ottobre aveva raccontato la sua storia in un’intervista a Cronache Maceratesi (leggi l’articolo).

Queste le parole, nella seconda parte della prefazione, con cui il dottor Elisei rammenta i passaggi fondamentali che hanno aiutato la Tantucci ad uscire dal coma. «Ripensando a un concetto molto caro a tutti noi medici rianimatori che operiamo nelle condizioni gravi di emergenza/urgenza, quello del soccorso inteso come “catena della sopravvivenza”, secondo cui il buon esito delle cure dipende da tanti anelli concatenati e collegati fra di loro, trovo molte analogie con la tua storia. Il primo “anello” non puoi che essere tu: sei stata coraggiosa, molto forte e tenace nel voler guarire, nel sopportare il tanto dolore e l’inevitabile sofferenza non solo del fisico ma anche e forse soprattutto dello spirito quando i giorni del ricovero cominciavano a essere davvero tanti. Hai dimostrato a tutti di essere una grande donna. Il secondo “anello” è l’insieme di cure che noi del reparto di Terapia Intensiva abbiamo saputo regalarti, con tantissimo impegno, tantissima dedizione e altrettante amorevoli attenzioni che sono certo tu abbia percepito nei momenti più delicati e apprezzato ancor di più nel tuo progressivo star meglio: è un mio credo etico da medico (e credo di poter parlare a nome di tutti i miei colleghi) lavorare ogni giorno nel modo che il paziente possa percepire che il personale non è solo presente come prestatore di cure tecniche ma come persona nella sua umanità e questo ha l’effetto di aumentare la fiducia complessiva che il paziente ripone nelle cure ricevute. Il terzo “anello” lo rappresenta la tua splendida famiglia, sempre presente, rispettosa e fiduciosa nel nostro operato anche nelle fasi più delicate del tuo ricovero. Tanti sono stati i colloqui fatti con tua mamma, i tuoi figli, tua sorella, difficili ed emotivamente toccanti viste le notizie critiche da dover loro comunicare. Si è spesso trattato di ricercare un delicato equilibrio tra giusta comunicazione e supporto emotivo: il rischio di insorgenza di problematiche riguardanti la salute generale delle famiglie che vivono l’esperienza di un familiare ricoverato in condizioni critiche va sempre tenuto in debita considerazione, soprattutto tenendo conto del fatto che spesso i parenti si trovano a dover sostenere un carico molto impegnativo anche dopo il ricovero del paziente, diventando frequentemente figure di riferimento che continuano a esercitare un lavoro di cura nei confronti del proprio familiare nel lungo e faticoso periodo riabilitativo. E i tuoi cari lo sono stati per te. Quando tutti gli “anelli” rimangono solidi, agganciati l’un l’altro, la catena non si spezza durante la malattia, resiste fino alla piena guarigione e non si spezzerà più, un legame intimo che non si scioglierà mai più per tutta la nuova vita che ti aspetta, cara Betty».

(Mi. Ca.)

«I miei tre mesi in Rianimazione: sono stata in Paradiso e non volevo tornare»




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