Lavori socialmente utili
per chi ha il reddito di cittadinanza:
il progetto parte da Camerino

IL COMUNE è l'apripista nelle Marche per il programma. La soddisfazione del sindaco Sandro Sborgia: «Completati i passaggi burocratici, ha già preso servizio una ragazza che si occuperà dell'accesso agli atti all'ufficio tecnico»
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Il sindaco di Camerino, Sandro Sborgia

 

di Monia Orazi

Partiti a Camerino i “Puc”, progetti utili alla collettività, che vedono la città ducale primo comune della regione Marche ad utilizzare coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza per lavori socialmente utili. La prima a partire è stata una giovane, che a Camerino aiuta i cittadini ad accedere agli atti dell’ufficio tecnico, e altre due persone, che sorvegliano gli ingressi scolastici per evitare assembramenti. «È con grande soddisfazione – ha commentato il sindaco Sandro Sborgia – che annuncio l’avvio della fase operativa di questo progetto, dopo aver completato i passaggi burocratici. L’ho fortemente voluto per consentire a chi percepisce il reddito di cittadinanza di rendersi utili alla comunità e di cominciare a reinserirsi nel mondo del lavoro. Ha già preso servizio una ragazza che si occuperà dell’accesso agli atti presso l’ufficio tecnico. Si tratta di un servizio molto importante considerata la prossima scadenza del 30 novembre, per la presentazione dei progetti per danni lievi. Sarà facilitato ai cittadini il reperimento di informazioni utili alla loro pratica. Nei prossimi giorni prenderanno servizio altri due percettori del reddito di cittadinanza, che si occuperanno della sorveglianza di fronte all’ingresso delle scuole. Avranno la funzione di evitare assembramenti, all’orario di entrata ed uscita degli alunni, uno degli aspetti fondamentali, per il contrasto alla diffusione del Coronavirus». I beneficiari del Puc possono essere impiegati in attività legate alla cura del verde e delle frazioni, allo svolgimento di piccole mansioni a favore degli anziani e piccoli lavori utili alla comunità. I destinatari sono coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza (rimasti senza lavoro perché lo hanno perso o perché sono in attesa di ritrovarlo), i quali possono rendersi utili ed impiegare il loro tempo a beneficio della collettività. I progetti utili alla comunità sono inseriti nel patto per il lavoro e svolgono attività complementari per l’ente, per un massimo di sedici ore settimanali.

 



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