«L’Asur chiude e apre le scuole
senza comunicare nulla al Comune:
nessun rispetto delle istituzioni»

SAN GINESIO - La rabbia del sindaco Giuliano Ciabocco che non sa se domani è previsto il rientro in classe degli studenti dopo i casi Covid. «Avevo chiesto di fare i tamponi a tutti prima del rientro, non mi hanno degnato di una risposta»
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Il sindaco Giuliano Ciabocco

 

di Luca Patrassi

«Sono avvelenato»: poche parole per definire lo stato d’animo del sindaco di una cittadina terremotata dell’entroterra maceratese che anche di domenica è costretto ad inseguire una rete fatta di tanta burocrazia, un po’ (tanta?) di ignoranza istituzionale e di tanto silenzio. Giuliano Ciabocco è il sindaco di San Ginesio ed oggi, a fronte dell’ennesima prevaricazione/provocazione è sbottato: «In paese c’è un numero crescente di positivi, dovuto per larghissima parte alla scuola. I contagi sono derivati dagli assembramenti che nascono prima delle lezioni, dai bus sovraffollati. Bene, l’Asur ha disposto la chiusura della scuola, senza nemmeno sentire il bisogno di comunicarlo a me che sono l’autorità sanitaria. L’ho saputo per via indiretta quando ho protestato. Domani le scuole dovrebbero riaprire, ma l’Asur non ha comunicato nulla al Comune. Sono le 17 di domenica e io non so se domani la scuola riapre o no. Non c’è un dirigente Asur, un impiegato, una persona che si è degnata di comunicarlo o, tantomeno, di rispondere alle mie richieste. Come faccio con i bus? Che deve dire la dirigente scolastica ai genitori degli alunni? Avevo chiesto, alla riapertura delle scuole, di far eseguire i tamponi a tutti in modo di poter essere sicuri alla riapertura delle lezioni, ma non ho avuto il piacere di una risposta. Eppure sono il sindaco, ci dovrebbe essere un minimo di rispetto delle Istituzioni». Ciabocco non è uno che si perde d’animo: «Due volte al giorno diamo informazioni ai cittadini tramite i social, facciamo anche girare una macchina con la fonica. Invitiamo alla cautela e al rispetto delle norme basilari che sono l’uso della mascherina, la salificazione e il distanziamento. Mi sono sentito con il prefetto, stiamo cercando di monitorare la situazione anche promuovendo iniziative con le forze dell’ordine, stiamo intensificando i controlli. Peraltro l’Asur non ci comunica gli aggiornamenti dei positivi e delle persone in isolamento: cosa controllo se non so chi deve controllare? ». Il primo cittadino ginesino è senza freni, verrebbe da dire un fiume in piena, se già non ci fossero calamità naturali già sufficienti a destare preoccupazione: «Sono mesi che diciamo e sentiamo dire che bisogna stare attenti alla seconda ondata di contagio prevista per ottobre. Bene, cosa è stato fatto? Per tutta l’estate si è parlato di monopattini, di banchi con le rotelle e di bonus vacanze. Ora registro che il precedente lockdown e l’ondata di contagi  non sono serviti a nulla, non c’è stata alcuna programmazione, o almeno non la vedo sul campo. Ho una donna positiva, non autosufficiente che è allettata da giorni e da tre giorni non c’è verso di far intervenire qualcuno, stiamo parlando di vite umane, ora pare che forse domani qualcuno la porti in una struttura a Pesaro. Siamo in una zona terremotata: da anni ai bambini spiegano che in caso di terremoto, bisogna mettersi sotto i banchi e questi fanno i banchi con le rotelle? Ma chi partorisce queste idee, con chi si confronta? Nelle scuole ora si parla di didattica a distanza, ma qui la banda larga non è mai arrivata. Forse, invece dei monopattini, avrebbero dovuto velocizzare le opere per le infrastrutture digitali?». Ancora Ciabocco: «Giustissimo parlare di sanità e di sicurezza, ma la chiusura di oggi penalizza le attività economiche, si va incontro a nuove povertà. Bisognava fare un distinguo e tutelare il lavoro, si parla di incentivi che verranno erogati dallo Stato, attività chiuse, ma con le casse piene di incentivi dello Stato. Grande idea. Da noi iniziano a partire i cantieri della ricostruzione post sisma: gli operai delle ditte impegnate con i lavori dove vanno a cena, faranno un pasto al giorno visto che alle 18 si chiude?». Infine lo smart working: «Il municipio deve essere il luogo di tutti, aperto a tutti, specie in questo momento e con tutte le precauzioni del caso, dal distanziamento alla prenotazione degli appuntamenti. Il cittadino che ha un problema deve avere davanti l’interlocutore con cui affrontare le questioni, non a casa. La popolazione peraltro è formata in larga parte da persone anziane che non frequentano i social e non hanno mezzi informatici: non possiamo lasciarli senza la casa, distrutta dal sisma, e senza la casa Comune».

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