Zingaretti a Macerata gioca tre partite
A Mangialardi e Ricotta: «Combattete!
Difendete le Marche e la democrazia»

ELEZIONI, ULTIMO APPELLO - Il segretario del Pd stasera in piazza Vittorio Veneto (circa 400 presenti) ha chiuso le campagne elettorali dei candidati in Regione e in Comune. In ballo anche la questione nazionale. Ricotta: «Nel programma dei nostri avversari ci sono le stesse cose che abbiamo fatto noi. Con Parcaroli la città rischia di perdere tre anni e l’occasione dei fondi europei». Mangialardi: «Salvini e Meloni non parlino di sanità pubblica, hanno privatizzato tutto dove governano»
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Narciso Ricotta, Maurizio Mangialardi e Nicola Zingaretti

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«Maurizio Mangialardi è stato scelto dai marchigiani ed è un uomo libero. Ai partiti di Roma che hanno fatto la spartizione, delle Marche non gliene frega niente. E lui non risponderà a me ma ai marchigiani e batterà i pugni sul tavolo per difendere la sua terra. Non bisogna avere padrini e padroni come hanno i candidati di centrodestra. Questa è la verità e quindi combattete». Nicola Zingaretti si gioca il tutto per tutto dal palco di piazza Vittorio Veneto a Macerata, in una chiusura di campagna elettorale con circa 400 persone tra il pubblico. In gioco non solo Regione e Comune ma, per lui, soprattutto la questione nazionale. Perché se la destra vince nelle regioni al voto, questo potrebbe essere uno dei suoi ultimi discorsi da segretario del Pd. Anche se ovviamente quella di domenica e lunedì è anche e soprattutto la partita di Narciso Ricotta e Maurizio Mangialardi, candidati sindaco e governatore, presenti anche loro sul palco (Mangialardi in ritardo perché trattenuto a Muccia) insieme ai vertici locali e regionali del Pd.

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-14-325x217Un discorso accorato e lungo, quello di Zingaretti, “figlio adottivo” delle Marche: «I miei nonni sono delle Marche e questa regione la conosco bene – dice -. Vi scongiuro: non vi rendete neanche conto che avete costruito un modello di sviluppo meraviglioso che è un esempio in tutta Italia e in tutta Europa. Difendete le Marche. Le piccole e medie imprese, la natura, i profumi, quello che il mondo cerca dall’Italia voi ce lo avete. Se l’odio è una cultura infame è anche sbagliata perché non crea lavoro. Non crea benessere. Non crea prosperità. Non conosco una città dove vince l’odio e si vive meglio». Zingaretti parla di Europa, diritti e futuro: «Bisogna redistribuire la ricchezza all’insegna della giustizia sociale e dell’uguaglianza. Abbiamo avuto 25 anni fatti di tagli. Ma l’Italia non è più quella perché nel frattempo abbiamo vinto. Arrivano 250 miliardi di euro di investimenti per rifare questo Paese. Dobbiamo promettere che non vogliamo restaurare quello che c’era. C’erano troppe disuguaglianze, soprattutto contro le donne e contro i giovani. Vogliamo vincere e governare facendo un patto con le nuove generazioni. Vi giuriamo che la nostra missione sarà lasciare un’Italia migliore di quella che abbiamo trovato noi. Da qui a lunedì, lo dico a chi non è in questa piazza, riflettete. Si riunisca il popolo del centrosinistra intorno alle figure che sono le uniche che possono fermare le destre italiane».

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-9-325x217Zingaretti parla anche del rischio dei neofascismi: «Scopro in giro per l’Italia candidati con la camicia nera, mascherine con scritto “boia chi molla”. Non pensavo di doverlo dire nel 2020 ma vi chiedo di combattere perché siamo in una democrazia. A Pisa ho fatto un comizio e a 500 metri di distanza dal mio gazebo c’era quello della Lega. Li ho anche salutati dicendo vinca il migliore (cioè noi ovviamente). Prima di noi qui sul palco c’era un partito avversario ed è giusto che sia così. Perché questo è il sale dello scontro. Ma io non dimentico che questa democrazia non ce l’ha regalata nessuno in Italia e affonda le radici nel sangue dei ragazzi partigiani. Il presidente delle Marche non lo può fare uno che va alle cene sulla marcia su Roma perché si è superato il limite della decenza e del rigore. E i leader nazionali nemmeno hanno chiesto scusa. Noi non possiamo permettere che questo paese cada in mano a chi non ha saputo garantirgli futuro e speranza. Non possiamo permettere che chi non ha fatto i conti con la storia ancora oggi si metta a comandare in questo paese. Combattete anche per la libertà e la democrazia che sono valori sui quali non cederemo mai».

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-13-325x217Capitolo a sé le risorse europee in arrivo: «Noi abbiamo alle nostre spalle la pandemia del Covid. La più grande crisi sanitaria conosciuta negli ultimi decenni. Poteva spazzare via la nostra comunità e invece è stata una crisi affrontata meglio dal governo italiano rispetto ai sovranisti nel mondo. Perché il Covid non si nega, il Covid si combatte. Ora l’obiettivo è evitare che la crisi sanitaria si trasformi in un rischio reale, cioè che diventi anche una tragedia sociale. Del lavoro, della produzione, della formazione. L’Italia è ferma tra la possibilità di riscatto e il rischio se non si governa bene di sprofondare dentro una crisi economica drammatica. Dobbiamo mettere tutta la passione possibile in questa battaglia. La posta in gioco non è neanche il destino di un candidato o di una candidata. Combattiamo non per il destino di un partito o un’alleanza. Dobbiamo farlo perché in gioco c’è il destino delle famiglie, degli artigiani, commercianti, dei giovani e di chi vuole farsi una vita. Il futuro dell’Italia. Per questo dobbiamo vincere. Perché è possibile salvare l’Italia. Combattiamo anche in queste ore guardando negli occhi le persone. Mai più una politica elitaria che guarda dall’alto e giudica. E allora capiremo i nostri compiti e la nostra missione. In quegli occhi voi troverete che convivono dentro ogni persona sentimenti diversi e opposti». Da un lato la paura, dall’altro la voglia «di tornare a combattere. Questi due elementi sono la posta in gioco. Noi esistiamo non per astrarci negli slogan ma per guardare a quelle paure e dire la verità. La destra è la migliore a dire i problemi ma noi vogliamo risolverli i problemi che creano le paure, non sfruttarli. Noi diciamo no all’odio e sì alla speranza di potercela fare attraverso la buona politica, il rigore, l’onestà, la legalità, che da quelle parti non va più tanto di moda. E sarà anche il caso di dirlo perché io sono un garantista ma mi sono scocciato della lega che è giustizialista con gli avversari ma poi sta zitta quando è coinvolta in quelle vicende.
Non lottiamo per noi, noi lottiamo per difendere una prospettiva di vita possibile in questo paese».

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-10-325x217La destra, dice Zingaretti, «ha fallito ed è stato il Covid a mettere il timbro sul fallimento della destra europea e mondiale. Non dobbiamo avere paura di combattere. Anche quando volevamo Le Pen presidente del Parlamento europeo sembravano invincibili. E oggi è Sassoli. Abbiamo dimostrato che il nazionalismo è il medioevo, non è il futuro. Se l’Italia oggi ha una speranza e perché la destra ha perso e avevamo ragione noi. L’Europa andava rifondata e portata vicino alla persone. Se arriveranno i soldi è perché la destra ha perso e abbiamo vinto noi. Hanno votato sempre contro le politiche europee».

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-2-325x217Narciso Ricotta ha preso parola per primo, esordendo con «Finalmente si vota! E la festa della democrazia». Dopo aver ricordato il percorso delle primarie e le sei liste civiche (su otto) che lo sostengono, ha sottolineato anche che «il centrodestra comandato dalla Lega è rimasto per tanti mesi diviso. Non è stato in grado di scegliere un esponente tra i propri leader e non hanno fatto partecipare i cittadini. Perché si erano già divisi il territorio: la regione a Fratelli d’Italia e Macerata alla Lega. Questo è il rispetto che hanno. Salvini nemmeno si fida dei leghisti maceratesi. Prima ha messo un commissario di Lecco e ora dell’Umbria. Non doveva essere prima i maceratesi? Alla fine Salvini ha telefonato a Parcaroli e l’ha candidato. Un candidato che la città non conosce e che non conosce questa città. A me non ha telefonato Nicola (Zingaretti, ndr) ma saremo contenti se ci telefonerai quando avremo vinto. Siamo legittimati a candidarci perché abbiamo governato bene in questi anni». Al sindaco uscente Romano Carancini, presente in piazza, dice: «ti voglio dire grazie per il lavoro che hai fatto. Lo dicono le statistiche che abbiamo governato bene». E prosegue: «Abbiamo l’esperienza è la competenza per guidare la città verso nuovi traguardi. Al primo posto va messa la sostenibilità ambientale e sociale».

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-4-325x217Dalla “città giardino” fino alla bretella Mattei La Pieve, i servizi per l’infanzia e per gli anziani, i progetti da sviluppare per sport e scuole, la cultura e i comitati di quartiere, «il nostro programma è ricco di futuro per la nostra città. Ma il nuovo non si improvvisa, si costruisce con la competenza maturata attraverso l’esperienza. In questi giorni avete contattato tanti amici che dicono “ma tanto siete tutti uguali” o “e ora di cambiare”. Non siamo tutti uguali. Noi marchiamo la differenza da questo centrodestra a trazione leghista. Parcaroli dice sempre “Io” e la “mia azienda”. Qui si parla di “noi”, la nostra comunità. Il linguaggio ha un significato. Loro alimentano i conflitti, noi cerchiamo di risolverli. Parcaroli si è candidato a prescindere, senza programma, come Acquaroli. Poi si sono accorti che serviva. Poiché costoro ci vogliono mandare a casa perché abbiamo sbagliato tutto, ci si aspettava un programma con una visione alternativa. Invece nel loro programma ci sono le stesse cose che abbiamo fatto è che vogliamo fare noi. Tra la copia è l’originale teniamoci l’originale. Siamo noi stessi. Le poche volte che Parcaroli non si sottrae ai confronti capisci perché. Questa è una operazione di marketing elettorale. Vogliono vendere ai maceratesi il prodotto Salvini-Parcaroli. Tutto ciò è seriamente pericoloso per la città. Il centrodestra ha governato una volta è solo dopo 18 mesi i consiglieri hanno sfiduciato Anna Menghi lasciando la città in mano al commissario prefettizio. Adesso ci sono gli stessi di allora. Dove sta questa novità? Sono quelli di prima. Oggi corriamo lo stesso rischio. Un fermo di almeno tre anni: mentre Parcaroli studia quello che non sa. Però la città sarà ferma e perderà le opportunità, anche del Recovery fund. Il nuovo privo di contenuti non è il meglio – conclude Ricotta -. Massimo impegno in queste ultime ore. Macerata non si merita la Lega ma questo centrosinistra eccezionale che siamo tutti noi».

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-11-325x217La piazza è anche per Mangialardi, che in campagna elettorale si è dimostrato particolarmente “affezionato” alla provincia. Dopo l’endorsement di Bonaccini a Civitanova anche lui chiude a Macerata. Ad Ancona niente comizio per rispetto al dramma dell’incendio al porto. Mangialardi ha percorso in queste settimane «220mila chilometri per 700 iniziative. Abbiamo cercato di far passare l’idea di una regione che è in grado di rinnovare – dice – Non è semplice perché noi pensiamo a voi, marchigiane e marchigiani. Gli altri pensano a un’altra cosa. Una tragedia come quella del Covid la possiamo affrontare guardando solo le difficoltà o anche il futuro. L’Europa la pensavano come quella del rigore ma il Partito democratico l’ha guardata come l’Europa dei popoli che avrebbe prima o poi dimostrato che l’inclusione era più importante di tutti. Il Covid ha dimostrato questo. Altrimenti saremmo con il meno quindici percento di Pil e il 150 percento di debito pubblico. Perché tutto quello che abbiamo fatto per salvaguardare la nostra nazione, è tutto in debito». Risorse che le destre «non hanno voluto. I sovranisti no, la Lega no, FdI no. La Meloni ancora vota contro. Noi senza quelle risorse saremmo come l’Argentina. È stata la parte più difficile: spiegare che di fronte alle difficoltà si prova a trovare percorsi».

Zingaretti_Mangialardi_Chiusura_FF-6-325x217Due i temi principali «Sanità e terremoto. E anche la burocrazia ma è trasversale – prosegue Mangialardi -. Sulla sanità abbiamo fatto delle cose, non hanno funzionato proprio bene. Il governo regionale ha provato a plasmare il decreto Balduzzi che ci imponeva determinate scelte. Ma abbiamo anche capito dopo il Covid che dobbiamo ripensarlo. Non stare solo sul tema ospedale e dove farlo. Dobbiamo fare la medicina del territorio che fino a ora non interessava a nessuno. Noi abbiamo questo progetto ma forse dobbiamo cambiare il Balduzzi. Anche Bonaccini ha le stesse necessità. Lo chiedo a Zingaretti, come presidente della regione Lazio: facciamo una politica insieme per dire che il rigore è finito. In quel paradigma non andiamo da nessuna parte. Non per tornare indietro sull’appropriatezza o sulla qualità del servizio ma per rispondere alle necessità delle nostre aree interne che non possono fare a meno dei punti nascita. Riaprire San Severino e Fabriano e aprire i Punti di primo intervento, perché adesso abbiamo le risorse.
Zingaretti_Chiusura_FF-25-2-325x217Io non me lo faccio dire dai sovranisti dalla Lega, da Salvini e dalla Meloni. Non parlino di sanità pubblica perché dove governano hanno privatizzato tutto. Vogliono portare la sanità privata nelle Marche e ce la chiamano pubblica. Noi non glielo dobbiamo permettere. Abbiamo un’altra visione. Dobbiamo migliorare insieme e respingere chi vuol far cadere il governo. Il governo non cade, mettetevi l’anima in pace, perché entro il 20 di ottobre devono andare a Bruxelles le schede del Recovery fund. Entro il 2023 dobbiamo impegnare la spesa di quelle risorse. Entro il 2025 dobbiamo rendicontarle. Anche per quelle risorse abbiamo bisogno di una semplificazione. Quando chiedevamo le regole di Genova per i terremotati governava la Lega e non hanno fatto niente. Salvini era ministro.  Io non ho la faccia di ricambio. Sono sindaco. Qui il centrosinistra è unito davvero. Prendeteci da esempio», dice a Zingaretti.

Sul cambio di passo, sottolinea: «Ognuno di noi per forza è discontinuo perché è cambiato il mondo. Non possiamo più fare comizi ma la rete di comunicazione sì. Non ci facciamo condizionare dai sondaggi. Spacca era dato in vantaggio e nemmeno è entrato in Consiglio regionale. Lunedì battiamo quelli che pensano che siamo un terreno di conquista e ci descrivono inguardabili e senza servizi come se fossimo il Burkina Faso. Non va bene. Abbiamo difficoltà ma abbiamo anche le soluzioni che costruiamo insieme. È lunedì possiamo festeggiare. Ne sono convinto, impegniamoci però. Le nuove generazioni non si meritano di stare in una regione sovranista che non mette al centro i diritti. In una regione senza visione e colonizzata. Noi siamo un’altra cosa. Siamo le Marche, competitivi in Europa e nel mondo. Siamo unici. E torneremo ad abbracciarci davvero».

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