Maxi inchiesta per riciclaggio:
146 indagati e 12 arresti,
tra cui un finanziere
«Volevano anche gli aiuti per il Covid»

OPERAZIONE "Background" della Guardia di Finanza di Ancona, Fermo e Civitanova: smantellata un'organizzazione criminale con a capo un imprenditore del Fermano e un giro di affari di 130 milioni. Coinvolte 90 società in 9 regioni, contestata anche l'associazione per delinquere. Nove le ordinanze di custodia cautelare in carcere, tre quelle ai domiciliari, tra queste quella che ha riguardato il militare delle Fiamme gialle, accusato di corruzione e violazione del segreto d'indagine. Dalle intercettazioni è emersa anche la volontà di sfruttare i finanziamenti statali destinati alle imprese per l'emergenza Coronavirus. VIDEO
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di Alberto Bignami

Associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, reati fiscali, riciclaggio e auto-riciclaggio. Sono queste le accuse che hanno mosso dalle prime luci dell’alba la maxi operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Ancona, dello Scico di Roma, del Gruppo di Fermo e della Compagnia di Civitanova. I militari hanno dato esecuzione a 80 perquisizioni e 12 ordinanze di custodia cautelare: 9 persone sono finite in carcere, 3 ai domiciliari, tra cui un finanziere. I responsabili sono indagati assieme ad altre 134 persone. Secondo gli inquirenti, la mente della presunta organizzazione criminale avrebbe più volte espresso l’intento di utilizzare le sue società per avanzare richieste per usufruire delle agevolazioni e delle misure a sostegno dell’economia stanziate a seguito dell’emergenza Covid-19.

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La presentazione dell’operazione con il procuratore capo di Ancona Monica Garulli e i vertici delle Fiamme Gialle

L’operazione, denominata ‘Background’, era partita nel 2017 sotto la regia della Dda dorica a seguito di una segnalazione di carattere finanziario da parte della Direzione nazionale antimafia e elementi poi acquisiti dalle successive verifiche effettuate dalla Guardia di finanza di Ancona, Fermo e Civitanova.  In tutto erano 90 le società, sparpagliate in 9 regioni (Lazio, Veneto, Campania, Lombardia, Toscana, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Abruzzo e Marche), costituite dall’organizzazione i cui membri sono accusati di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, reati fiscali, riciclaggio e auto-riciclaggio per oltre 130 milioni di euro. Dalle indagini è emerso che l’operatività finanziaria segnalata era caratterizzata da un ingente flusso di denaro che veniva ‘travasato’ da conti bancari e postali riferibili a società di capitali nel campo delle pelli, calzature e plastica, riconducibili a persone fisiche, titolari di ditte individuali, che poi provvedevano al prelievo in contanti delle ingenti somme. Fatture false dunque, per legittimare operazioni che erano inesistenti. Flussi di denaro la cui analisi dei finanzieri ha permesso inoltre di risalire al fatto che questa era radicata già dal 2014. Il ‘dominus’ è un imprenditore di 46 anni del Fermano, residente Montegranaro. Sarebbe stato aiutato nel 2018 anche dalla complicità di un finanziere (agli arresti domiciliari) all’epoca in servizio nel Fermano, il quale gli aveva dato, tramite un intermediario, delle notizie riguardanti l’andamento delle indagini sul suo conto. Per il militare l’accusa è di violazione del segreto d’indagine e di corruzione. E con il presunto dominus è finito in carcere anche un commercialista, già radiato dall’Ordine.

finanza-ancona-5-325x184Le 9 ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state disposte dal Gip del Tribunale di Ancona, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, mentre le 3 relative ai domiciliari, sono state emesse dal Gip di Ascoli Piceno su istanza della locale Procura. Molti avevano precedenti penali specifici e uno era stato anche più volte indiziato di appartenere ad ambienti della malavita organizzata siciliana e campana. In sostanza secondo gli inquirenti, venivano emesse fatture per operazioni inesistenti a favore di terzi che, in questo modo, usufruivano del duplice vantaggio costituito dalla possibilità di utilizzare costi fittizi per la determinazione del reddito d’impresa e del credito Iva, oltre al fatto di vedersi restituire il denaro pagato, a fronte delle fatture false ricevute, dopo che questo veniva prelevato in contanti dai titolari delle ditte individuali che si erano messi al servizio dei membri dell’associazione. Inoltre, le società di comodo che il dominus aveva creato, a seguito dell’emergenza Covid erano servite anche per avanzare richieste per usufruire delle agevolazioni e delle misure a sostegno dell’economia stanziate dal Governo, per centinaia di migliaia di euro, sfruttando i falsi volumi di affari generati in passato dalle imprese.

finanza-ancona2-325x184Dalle intercettazioni si sente uno dei membri dell’organizzazione chiedere al presunto domunus:  «Tu stai portando avanti anche i finanziamenti del decreto?». E la risposta è stata: «Sì, stiamo lavorando mattina e sera su questo. Poi dopo io volevo fare la pratica perché lo sto facendo per tutte le aziende». Non solo, il timore di essere scoperti dalla Guardia di finanza non c’era. «La Finanza con me non ce la fa – emerge da un’altra intercettazione – perché ho 50 aziende, tutte collegate, tutto un miscuglio che per trovare una fessura ci vogliono 20 anni, capito». L’indagine, tuttora in corso, ha riguardato in parte il fallimento di 7 società, una delle quali ad Ancona. Fino ad oggi sono state 80 le intercettazioni telefoniche effettuate, 12 quelle ambientali, 13 le geolocalizzazioni tramite gps, 120 gli accertamenti bancari con 300mila euro già sequestrati. «L’attività – ha spiegato il procuratore capo di Ancona Monica Garulli – ha consentito di evidenziare un’associazione per delinquere finalizzata fondamentalmente ad attività di riciclaggio. Il fenomeno intercettato è importante per estensione temporale e geografica e per il numero delle società coinvolte e ha evidenziato- ha aggiunto – anche un’ultima strumentalizzazione possibile dell’economia nell’attività legale nell’ambito dei finanziamenti garantiti dallo Stato. Nell’ambito di quelle attività di agevolazione per le attività in crisi infatti – ha concluso – anche questa associazione criminale intendeva avvalersi». L’organizzazione poteva inoltre avvalersi di una base operativa anche all’estero dove i profitti venivano fatti confluire in paesi quali Ungheria, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Lituania, Moldavia e anche nel Delaware.

(aggiornamento delle 17)

 

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