Diecimila lavoratori del Maceratese
da 3 mesi attendono la Cassa integrazione:
«Difficile mettere insieme pranzo e cena»

CRISI - Il problema riguarda il settore artigiano. Rossella Marinucci (Nidil Cgil): «Il Fondo di solidarietà bilaterale dell'artigianato ha ricevuto così tante richieste che è rimasto senza fondi e quelli predisposti dal governo sono ancora per strada. In queste ore dovrebbe arrivare il pagamento di aprile, ma solo quello. Vanno prorogati fino a dicembre ammortizzatori e blocco dei licenziamenti. Le situazioni peggiori nel mondo di lavoro non strutturato, moltissime le domande di reddito di cittadinanza e di emergenza»
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Rossella Marinucci

 

di Gianluca Ginella

Quasi diecimila lavoratori della provincia di Macerata sono in attesa da aprile. Aspettano che venga loro pagata la cassa integrazione e sono tutti dipendenti di aziende del settore artigiano. Il problema è la burocrazia che ha ostacolato l’arrivo dei fondi stanziati ad hoc dal governo col secondo decreto rilancio, per ridare ossigeno alle casse del Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato (Fsba). «Il problema è che si è gestita una situazione straordinaria con misure ordinarie» spiega Rossella Marinucci segretaria del Nidil (Nuove identità di lavoro) della Cgil. Il decreto «prevede un totale di 18 settimane di cassa integrazione, a tutte le categorie, usando forme di cassa integrazione già esistenti. E questo ha portato a situazioni diffirenti. In particolare la difficoltà si è registrata nel settore dell’artigianato – spiega  Marinucci -. Lì i problemi sono nati per la grande richiesta per cui le risorse presenti dei fondi di settore non erano in grado di sostenere. Così nel settore dell’artigianato i pagamenti sono fermi alla cassa integrazione di marzo, e parliamo del settore più in difficoltà in questo momento e sarebbe proprio quello che dovrebbe ricevere sostegno». Il problema si è visto dopo ma c’è stato fin da subito… «Perché le somme sono state stanziate solo nel secondo decreto rilancio, e non nel primo. Il che significa che già da subito non erano sufficienti» spiega Marinucci. Copertura che poi è finita nelle pieghe della burocrazia, «le risorse sono ancora per strada – riprende la segretaria del Nidil -. A una situazione straordinaria abbiamo risposto con strumenti ordinari, perché quattro tipi diversi di ammortizzatore? È una situazione che può gestire le crisi ordinarie, magari una crisi di settore. Ma di fronte ad un evento straordinario gli strumenti ordinari si sono rivelati non all’altezza. È vero che i soldi sono stati stanziati, ma i meccanismi sono complicati e contorti e così l’artigianato attende ancora i pagamenti. La situazione in provincia, secondo i nostri dati, riguarda 9.954 lavoratori di 2.296 aziende. Noi a livello nazionale stiamo parlando, e riteniamo che partiremo con iniziative per mettere in evidenza il problema». Il Fondo di solidarietà bilaterale «dal punto di vista burocratico ha fatto tutto quello che poteva, ma ha fermato le erogazioni perché sono finite le risorse» spiega Marinucci. E quando arriveranno? «Pare che stiano arrivando in queste ore, ma copriranno solo il mese di aprile. Questo ci dicono le stime – continua la sindacalista -. Arrivato aprile si dovrà riprendere a discutere per la cassa integrazione di maggio, giugno e poi luglio». Altro problema le scadenze: «quella del blocco dei licenziamenti è il 17 agosto – prosegue la sindacalista –. E la cassa integrazione è prevista per 18 settimane. A livello nazionale si sta ragionando su una proroga degli ammortizzatori de del blocco dei licenziamenti fino a dicembre 2020. Questa almeno è la richiesta a livello sindacale. E nel frattempo si soffre. Si fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Il disagio e la difficoltà è vastissimo. La cassa integrazione che non viene pagata è un grave problema ma purtroppo c’è di peggio. Chi ha rapporti di lavoro non strutturati, come collaborazioni, lavori stagionali, a parte qualche bonus non ha forme di sostegno – continua Marinucci -. E sono fermi, non hanno ripreso a lavorare. Il disagio che arriva nelle nostre sedi è fortissimo. Sono cresciute tantissimo le domande di reddito di cittadinanza, e di emergenza». Insomma un mondo di lavoro non strutturato -, dice la sindacalista -, che però necessiterebbe di risposte strutturate e non solo di bonus una tantum «che danno ristoro immediato ma sono di corto respiro. La situazione riguarda migliaia di persone in provincia, un numero che non è quantificabile».



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