Diritto alla cassa integrazione
anche per i pescatori:
lo dice il Consiglio di stato

CIVITANOVA - Numerose attività avevano presentato ricorso contro l'Inps che nel 2015 aveva rigettato le domande equiparando i soci delle società armatori alla stregua di imprenditori. La soddisfazione di Confcooperative Fedagripesca: «Speriamo in un pagamento immediato delle spettanze di 5 anni fa»
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Giuseppe Micucci

 

I soci delle società armatrici che lavorano in mare come pescatori sono equiparati a dipendenti e hanno diritto alla cassa integrazione. Lo dice il Consiglio di Stato dirimendo una questione che si trascinava da anni e che rappresentava un problema per la marineria. Da un lato le società armatrici di Confcooperative e Fedagripesca delle Marche, dall’altro l’Inps che nel 2015 decide di non erogare, diversamente da quanto fatto dal 2008 al 2014, la cassa integrazione per i soci delle società armatrici in quanto paragonabili ad imprenditori e non lavoratori. Nel 2015 i soci di società armatrici, ma imbarcati all’interno delle unità da pesca si sono visti rigettare le domande dalle sedi provinciali Inps delle Marche. Le sedi marchigiane dell’Istituto Nazionale di Previdenza, cambiarono orientamento rispetto al passato e ritennero non più dovuta la misura di sostegno al reddito ai soci delle società armatrici in quanto non più ritenuti lavoratori dipendenti.

Contro tale decisione dell’Inps marchigiana una pluralità di soci di società armatrici e le società civitanovesi stesse, attraverso l’avvocato Giuseppe Micucci proposero ricorso al Tar che però nel 2018 rigettò l’istanza affermando che ciascun socio riveste la qualifica di armatore ed in quanto tale non ha diritto alla cassa integrazione in deroga destinata ai soli lavoratori dipendenti e non certo agli imprenditori. Le società armatrici civitanovesi ed i loro soci non si diedero per vinti e proposero appello al Consiglio di Stato affidandosi a Micucci e al collega di studio Mauro Morresi. Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e per l’effetto, in riforma delle appellate sentenze, il ricorso di primo grado. I giudici di Palazzo Spada, ribaltando quanto sostenuto dal Tar marchigiano, affermano che i soci di società armatrici o proprietarie di imbarcazioni da pesca sono da ritenersi, se imbarcati, lavoratori dipendenti dovendosi prescindere da distinzioni che si rivelano estranee alle finalità proprie della cassa integrazione in deroga del settore pesca. «Dopo cinque anni viene, quindi riconosciuto quanto da sempre affermato dalla Confcooperative-FedagriPesca Marche – esultano gli appellanti – ossia che nel mondo della pesca tutti coloro che sono imbarcati sono “pescatori” ovvero lavoratori subordinati, in quanto tutti posti agli ordini gerarchici del comandante e tutti con retribuzione e tassazione commisurata all’attività lavorativa svolta con un contratto di lavoro che risulta del tutto assimilabile ad un rapporto di lavoro dipendente. Ci auguriamo ora che a seguito delle citate sentenze l’Inps delle Marche provveda all’immediato pagamento della cassa 2015, visto che nel grave momento di crisi economica accentuata dall’emergenza pandemica tali importi possono sostenere e dare ristoro agli appellanti ed a tutti coloro che sono nella stessa situazione di fatto e di diritto».



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