Un libro sul beato Tommaso
a 699 anni dalla morte
TOLENTINO - Il contenuto dell'opera raccontata da Paolo Cicconofri, uno dei due autori insieme a Carlo Vurachi
Oggi, a un anno dal compimento del settimo centenario del 9 aprile 1321, è pronto per le stampe il libro “Tommaso da Tolentino, storia di un francescano”, in cui gli autori, Paolo Cicconofri e Carlo Vurachi, con la partecipazione fattiva di Franco Casadidio, ripercorrono la vicenda terrena di Tommaso e ricostruiscono la storia della memoria e del culto tra Italia e India, con l’augurio che il ricordo della tenace determinazione di questo santo concittadino sia di aiuto ai tolentinati per superare le difficoltà del presente. Oggi ricorrono i 699 anni dalla morte del frate minore francescano Tommaso da Tolentino e Paolo Cicconofri, uno dei due autori dell’opera, ne presenta sinteticamente il contenuto. Il libro sarà pubblicato tra il prossimo autunno e l’inizio dell’inverno. Inoltre, in preparazione delle manifestazioni per celebrare i 700 anni nel 2021, nascerà in città un comitato che si occuperà di farsi promotore delle iniziative che porteranno alla celebrazione di questa particolare ricorrenza.
di Paolo Cicconofri

Statua di Tommaso da Tolentino. Udine, chiesa della Beata Vergine del Carmine
È l’alba del 9 aprile del 1321. A Thane, in India, si conclude con il martirio l’avventura terrena del Frate Minore Tommaso da Tolentino. Ed è davvero un’avventura la sua vita, perché il martirio pone fine a un’esistenza intensa e attiva come poche, da francescano rigoroso e coerente in anni complessi e terribili; gli anni di Filippo IV il bello, di Celestino V, di Bonifacio VIII, dello scioglimento dell’Ordine dei Templari, della fine dei regni crociati in Terra Santa, di Giovanni XXII (quello de Il nome della rosa) per citare solo alcuni dei protagonisti e degli eventi. Tommaso compare nella storia nel 1273, mentre si sta preparando il secondo Concilio di Lione, indetto dal Papa Gregorio X per il maggio 1274, quando giovane frate diciottenne si schiera in difesa della povertà assoluta nell’aspro confronto teologico e dottrinale che attraversa la chiesa di Roma e l’ordine dei Frati Minori. Confronto che poi nelle Marche diventa scontro anche
per la presenza tra i rigoristi di frati prestigiosi come, Corrado da Offida, Pietro da Treia e Pietro da Fossombrone, il futuro Angelo Clareno.

Il convento di Forano di Appignano
Terminato il Concilio egli, insieme ad alcuni confratelli, resta fermo nelle sue opinioni e, mostrando grande “zelo per l’altissima povertà” e per la Regola che proviene da Cristo, a differenza degli altri frati, applica con rigore anche ciò che San Francesco aveva prescritto nel suo Testamento. Tommaso paga questa sua coerenza: i suoi confratelli lo condannano e lo imprigionano una prima volta per alcuni mesi nel 1275, poi, nel 1280, a vita, quasi sicuramente nei sotterranei del convento di Forano di Appignano. Dieci anni dopo, il nuovo ministro generale dei frati minori, Raimondo Gauffridi, dopo una diligente inchiesta, esprime il suo biasimo per i
superiori della provincia Marchigiana e lo fa liberare insieme a tutti i condannati, dicendo: «Volesse il cielo che noi tutti e tutto l’ordine fossimo considerati colpevoli di questo delitto!».

Il regno di Cilicia
Tommaso parte missionario – siamo nel 1290 – con altri francescani per il Regno di Cilicia, munito di lettere per il re Aitone II. Questi, che ammira i francescani fino a vestirne l’abito, ne verifica il valore e la fedeltà alla Regola e nel 1292 gli affida importanti missioni diplomatiche presso il Papa e presso i re di Francia e di Inghilterra. Nel 1303 dalla Cilicia Tommaso si sposta a Tabriz, capitale della Tartaria persiana. Di lì torna in Europa nel 1307 e porta a Poitiers, sede papale di Clemente V, le lettere inviate in Europa dal vescovo francescano di Pechino Giovanni da Montecorvino.

Il martirio, parte di un affresco realizzato da Ambrogio Lorenzetti nel 1335 conservato nella chiesa di San Francesco a Siena
Svolge la sua attività di missionario in Persia fino al dicembre del 1320, quando parte alla volta della Cina, per raggiungere il suo vescovo. La morte, cui va incontro insieme ai suoi tre compagni – Jacopo da Padova, Demetrio da Tbilisi e Pietro da Siena – interrompe tragicamente quest’ultimo viaggio. Qualche anno dopo Odorico da Pordenone ne trasla in Cina i resti e, inserendo nella sua relatio il lungo racconto dei “Martiri di Tana” e dei miracoli da loro compiuti di cui è testimone, ne assicura una fama che durerà nei secoli.
Probabilmente nel 1350, il mercante pisano Giovannino di Ugolino da Pisa entra in possesso di una reliquia di Tommaso e la porta con sè in Italia. Tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60 del trecento, la reliquia viene poi fatta arrivare a Tolentino, dove verrà conservata nella chiesa del convento di San Francesco, quello in cui il giovane Tommaso si era formato ed era diventato frate. Nella chiesa gli viene dedicata una cappella, dove verrà conservato, prima in un reliquiario dorato in legno, poi dal 1725 in un reliquiario d’argento, il capo del Beato Tommaso. Dal 1816 la reliquia verrà conservata nella Basilica Cattedrale di San Catervo.

Cappella di San Catervo
La gloria del martirio e la reliquia favoriscono la nascita di una precoce tradizione iconografica, di una memoria ininterrotta e di un culto spontaneo, che viene sancito nel 1894 dalla beatificazione di Tommaso con decreto di Papa Leone XIII. Vent’anni dopo, nel 1914, il culto del beato Tommaso viene inserito alla data del 9 di aprile nel calendario liturgico della diocesi di Tolentino e nei calendari liturgici dell’arcidiocesi di Goa e della diocesi di Damão in India, dove la memoria dei quattro frati minori era sopravvissuta per secoli e dove una chiesa era stata fondata nel luogo dove i martiri erano stati processati e dove l’11 aprile era stato ucciso il giovane frate Pietro da Siena. Tra Tolentino e la lontana città di Thane si stabilisce così un legame, che, reso più forte dalla comune presenza di reliquie del beato, si manifesta con la visita, nel 1964, del vescovo di Macerata e Tolentino a Thane nei luoghi del martirio, e, nel novembre del 1965, con il pellegrinaggio dei vescovi indiani guidati dall’arcivescovo di Bombay Cardinale Gracias, a Tolentino.


Giovanni da Montecorvino

Il martirio. Di un anonimo, è conservato a Udine, nei Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte

Odorico da Pordenone porta le reliquie dei martiri in Cina. Da “Le livre de merveilles”, Biblioteca nazionale di Francia

Il reliquiario d’argento, che sostituisce quello quattrocentesco in legno dorato, che venne realizzato a Macerata nella bottega dell’argentiere tedesco Dionisio Boemer

Saint John the Baptist, Thane, Mumbai

Cerimonia in onore del beato Tommaso

Visita dei vescovi indiani a Tolentino