Cittadinanza come regalo di compleanno,
Don Pasteur: «Ho visto morire i miei amici
qui ho ritrovato umanità e accoglienza»

CORRIDONIA - Il vice parroco, segnato da una storia personale molto forte, ha giurato fedeltà alla Repubblica italiana. Ha ricevuto in dono dal sindaco Cartechini la costituzione

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Il sindaco Paolo Cartechini consegna a don Pasteur

 

di Alessandra Pierini

Don Pasteur da oggi è cittadino italiano. Ha festeggiato così il suo compleanno. Don Pasteur Manirambona, burundese, oggi 41enne, vive da più di 10 anni a Corridonia dove collabora con la parrocchia dei Santi Pietro, Paolo e Donato. E’ vice parroco e segue la comunità di Colbuccaro. «Qui nelle Marche ho trovato disponibilità e accoglienza, è uno dei motivi per cui ho maturato la scelta di diventare italiano».

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Ma alla base di questa decisione c’è una esperienza drammatica che ha segnato profondamente il sacerdote. «Il 30 aprile del 1997 ero in Burundi, nel seminario minore. In quel periodo nel mio paese c’era la guerra. Un gruppo di ribelli attaccò il seminario, uccisero 40 seminaristi tra cui mio fratello». Don Pasteur racconta quell’episodio con fermezza ma in maniera pacata: «I ribelli ci hanno chiesto di separarci in due gruppi in base alla nostra appartenenza etnica ma noi non abbiamo ubbidito. Allora hanno sparato ma noi abbiamo resistito. Sono arrivati alle 5,25 del mattino e se ne sono andati penso verso le 11 anche se non saprei dire. In quei momenti si perde la cognizione del tempo. Tanti di noi hanno ripetuto più volte la frase “Padre perdona loro che non sanno quello che fanno”. Tra noi si respirava un profondo senso di conciliazione in un paese in cui si vivevano da anni odio e violenza». Dove sono stati uccisi i 40 seminaristi oggi c’è un santuario ai martiri della fratellanza e molto è rimasto nel cuore di don Pasteur. «Da lì è maturata la mia chiamata alla vita consacrata per l’esperienza del perdono, tutto ciò che ho compreso è servito ad orientare la mia vita». Poi l’Italia: «Sono arrivato nel 2005 come seminarista a Fermo dove sono stato ordinato diacono. Poi ordinato presbitero in Burundi, e infine il vescovo mi ha mandato nella diocesi di Fermo. Dal 2009 sono a Corridonia come vice parroco. In questi anni ho imparato la lingua e i modi di vivere e per tutto quello che ho scoperto sono grato a tutti».  Oggi è arrivato questo originale regalo di compleanno: «Ho ringraziato il sindaco perchè rappresenta una realtà che mi è stata vicina in tutti questi anni. La mia cittadinanza italiana è un sollievo rispetto alla storia che ho vissuto quando ho visto mio fratello i e i miei compagni morire. Un modo per rileggere la mia storia e capire che non si può perdere mai la speranza. La nostra umanità dobbiamo renderla più bella».

«E’ una persona stimata in città, ha un carattere mite ed è ben voluto» racconta il sindaco Paolo Cartechini che questa mattina ha presenziato la cerimonia per la cittadinanza. «E’ un normale iter – spiega Cartechini – i sacerdoti non hanno via preferenziale – scherza –  per il Paradiso forse sì ma non per la legge». 
Come è consuetudine il sindaco ha letto gli atti poi Don Pasteur ha giurato la sua fedeltà alla Repubblica italiana e per finire sono stati firmati i documenti necessari. A Don Pasteur, accompagnato dal parroco don Fabio Moretti e da un gruppo di amici, il sindaco ha donato simbolicamente una copia della Costituzione.

 

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Don Pasteur con il sindaco Cartechini e don Fabio Moretti

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