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Elezioni 2020, Sandro e Stefano Parcaroli:
«Una squadra per Macerata e le Marche
La politica da sola non basta»

INTERVISTA DELLA DOMENICA - Il fondatore di Med Store e suo figlio, reduci dall'inaugurazione dell'avveniristica sede a Piediripa, propongono temi di riflessione alla politica. «Basta con i campicelli, apriamoci al mondo. Gli amministratori ascoltino e si circondino di esperti». Sull'aeroporto Sanzio: «E' una chicca, va potenziato»
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Stefano e Sandro Parcaroli, direttore generale e amministratore unico Gruppo Med Store

 

di Alessandra Pierini

«Chi fa il sindaco oggi è un pover’uomo, quello che può dare la politica ai cittadini in questo momento è un sogno». L’analisi è di Sandro Parcaroli, Steve Jobs maceratese, che con il fondatore della Apple ha in comune gli inizi. «Anche io, come lui – racconta – ho avuto la mia prima attività in un garage a Camerino per poi crescere fino ad arrivare qui». E mostra con orgoglio la nuova “casa” Med appena inaugurata. L’imprenditore ha deciso di investire su Macerata, nonostante le difficoltà. Qui la famiglia Parcaroli ha voluto l’avveniristica sede della sua azienda e qui punta sullo sviluppo turistico con il ristorante Vere Italie, vera chicca in centro storico.
Sandro Parcaroli ha molto da dire ai prossimi amministratori di Macerata e –  perché no? – delle Marche. «Nessuno può risolvere i problemi da solo ed è ora di capire che le decisioni non possono essere prese solo politicamente. E’ necessario circondarsi di veri esperti che sappiano dare indicazioni corrette. Serve una squadra che vuole bene a Macerata e alle Marche e che ascolti i cittadini».
Poi si rivolge ai residenti: «Il corso rinasce se noi abbiamo voglia di incontrarci, lo Sferisterio e l’opera crescono se tutti diamo una mano, non è possibile che ogni anno si fatica ad arrivare a cento mecenati, ne dovrebbero essere molti di più».

Sandro Parcaroli con Barbara Minghetti  al macerata Opera Festival

E, da neo vice presidente di Confindustria, con delega alla digitalizzazione, passa il testimone anche ai colleghi imprenditori. «Le aziende del territorio non si conoscono. Io per la nuova sede ho fatto lavorare ditte della zona e mi hanno dato il cuore. Noi tutti dobbiamo incontrarci e ascoltarci. Oltre al fatto che le aziende devono vivere il territorio e contribuire. Se ci fossero delle agevolazioni potrebbero anche investire in start up e far crescere i giovani che hanno estremo bisogno di lavorare». Poi l’appello a tutti, istituzioni, università e stake holder: «Siamo la generazione dei campicelli, non è più accettabile. Mi sembra di essere nel Medio Evo con la Signoria, apriamo i nostri confini. Qui persino gli Atenei non si parlano, devono cominciare a farlo». Un pensiero va anche ai terremotati: «Vivo a Camerino e vedo tutti i giorni persone che vivono nelle Sae, il loro problema non è dover restare lì per anni e anni, il loro problema è non conoscere il futuro. Già riaprire il centro storico potrebbe essere un segnale positivo. E’ lì che ci vorrebbe un sogno, per loro e per i loro figli». Per finire un suggerimento sul mondo degli anziani: «Agevoliamoli a vivere nella nostra bellissima regione così che non debbano andare in Portogallo o in Spagna».

Stefano Parcaroli e la gastronoma Georgia Andreozzi da Vere Italie

Sta molto a cuore invece a Stefano Parcaroli il tema del turismo: «A Macerata non riusciamo a far fermare i turisti più di un giorno, dobbiamo trovare il modo. Il territorio può ripartire con il turismo, il piccolo artigianato, l’università e l’arte. Attualmente sta partendo solo il turismo religioso grazie ai cammini francescani tra Loreto e Assisi. Chi si muove lo fa per vivere esperienze e noi dobbiamo dargliele». E in questo la tecnologia può essere decisiva: «Ormai non serve più come in passato costruire hotel da 60-70 camere, ormai si parla di albergo diffuso e anche piccole strutture possono essere connesse e controllate a distanza». Fondamentale sarà l’aeroporto: «Il Sanzio è una vetrina verso nord ed est, dobbiamo farlo funzionare». E un richiamo ai vertici regionali: «I bandi vanno fatti bene o per forza vanno deserti e bisogna incentivare anche il mattone».
La famiglia Parcaroli insomma sta lavorando e sostenendo il territorio, fa la sua parte ma non basta: «Oggi noi imprenditori non siamo preoccupati di fare investimenti ma di fattori contingenti che non possiamo pilotare. basta guardare questi giorni a cosa accade in Cina. In questo i governi, a tutti i livelli, devono essere affidati a persone che capiscano che non si può andare avanti così».

 

 

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